Dalla rassegna stampa Cinema

Arriva Ang Lee con i cowboy gay che fanno gli indiani

Brokeback Mountain ha vinto il Leone d’oro a Venezia ma è scomparso da qualsiasi pubblicità americana. Una struggente storia d’amore fra due uomini che si scoprono più uomini, meno uomini, sicuramente molto umani, in un posto dove o si è maschi o si è morti

CAPOLAVORI. ECCO LA RISPOSTA AL CACIOTTA WESTERN DI TERENCE HILL

Per fortuna che Terence Hill e Diego Abatantuono, il pastore Ventura e il giudice Mastrangelo, vivono su reti separate. Sennò chissà cosa sarebbe potuto succedere fra di loro. Nel senso che magari scoprivano un’altra identità sessuale e s’innamoravano, come fanno i due cowboys di Brokeback Mountain. Brokeback Mountain è il film del regista Taiwanese Ang Lee , vincitore di un Leone d’oro all’ultimo festival del cinema di Venezia, improvvisamente scomparso da qualsiasi pubblicità americana, che invece fa la lista di tutti gli altri premi, vinti o da vincere, per questa struggente storia d’amore fra due uomini che si scoprono più uomini, meno uomini, sicuramente molto umani, in un posto dove o si è maschi o si è morti.
Leone d’Oro scomparso, come per dire “ce po’ frega’ de meno del festival del cinema”, segno di un declino, in particolare con l’arrivo del Veltroni Festival, che potrebbe essere irreversibile per la rassegna veneziana. Attenzione prima scompare il leone dalla laguna, poi, a seguire, seppie e moeche. Soprattutto se il cinema e la televisione italiani non si danno una smossa da un letargo che si avvicina sempre più a una dichiarazione di morte presunta.
Brokeback Mountain è una storia di una semplicità unica, che parla della complessità dell’identità umana, lucidando, più che rispolverando, il mito senza tempo del cowboy, facendolo brillare in modo tutto contemporaneo. Ora sentire che il bravissimo Terence Hill, per rispolverare lo stesso mito deve mettersi a difendere una caciotta, per quanto antica, e sicuramente saporita, fa venire, come si dice dalle nostre parti, «il latte alle ginocchia», con il quale forse si potrebbe fare un pecorino stagionato al menisco da far difendere con i denti a Gigi Riva, che essendo stato in Sardegna di luoghi aspri ne capisce. Un regista taiwanese fa un capolavoro, parla di sessualità, usa il mito del Marlboro Man rivoltandolo come un calzino, descrive la frontiera dell’economia desolata di un west molto diverso dalla Monument Valley dei film di John Ford, riuscendo a emozionarci, a farci piangere.
Ang Lee mette insieme un film classico e un mezzo capolavoro che, probabilmente, si beccherà qualche Oscar, avendo aperto, al momento giusto, le porte dell’armadio di un America retriva, bacchettona e ipocrita. I gay sono i nuovi indiani, visto che, quelli veri rimasti, adesso fanno milioni di dollari aprendo casino negli Stati Uniti senza dover pagare tasse né rendere conto di cosa ne facciano di tutti questi soldi, dato che, ancora, l’indiano medio rimane sotto il livello di povertà. Dopo averli sterminati in passato, il governo americano, per espiare le sue colpe, ha creato una popolazione di ubriaconi e giocatori d’azzardo al di fuori della legge. Così gli indiani non hanno più bisogno del western e il western degli Indiani.
Ma in molte zone rurali del midwest, come quella dove si svolge la storia di Brokeback Mountain, se potessero, i gay li sterminerebbero come hanno fatto con i comanci e con gli apaches. Ogni tanto accade, come nel 1998, quando un povero ragazzo fu massacrato e lasciato morire su una staccionata, a Laramie, in Wyoming. I colpevoli furono presi e condannati all’ergastolo, ma non è servito a cambiare troppo la mentalità. Esprimere le proprie tendenze sessuali è ancora un rischio nelle praterie di John Wayne o nel Texas di George Bush.
Il western oggi riesce a raccontare anche questo, o la piaga dell’immigrazione clandestina al confine con il Messico, come nel film di Tommy Lee Jones, The Three Burials of Melquiades Estrada, affrontata brutalmente dalla polizia di confine, e che, il congresso americano, pensa di poter soffocare costruendo un bel muro, tipo quello fra Israele e i palestinesi, e pensare che si diceva, non molto tempo fa, «giù i muri di tutto il mondo».
Noi, a parte qualche muretto abusivo in attesa del condono, non abbiamo di questi problemi, dell’immigrazione clandestina se ne fa carico direttamente il Mediterraneo. Mentre il Western lo usiamo per difendere i prodotti locali. Stanno per cominciare a girare Brigidino Selvaggio, dopo aver ricostruito, in studio, tutta Lamporecchio. Vedendo Rocco Ventura battersi per salvare la caciottina secolare, i più giovani potrebbero pensare che gli Spaghetti Western fossero dei film nei quali il buon pistolero arrivava in città per difendere, dai cattivi, un piccolo pastificio, a gestione familiare, nel casertano. Oggi invece di Per un Pugno di Dollari è probabile che in prima serata ci facciano vedere la prima puntata di “Per un Pugno di Mosche”, la storia di un correntista che scopre, come le casseforti degli uffici postali del Far West, che il suo conto in banca è improvvisamente vuoto. Intanto non stiamo nella pelle di vedere “Monte Caciotta 2”, dove Rocco Ventura , dopo aver scoperto che una delle sue pecore lo tradisce con un montone, giura di non fare più una caciottina nemmeno morto, per poi cambiare idea quando s’innamora di una donna, alla quale erano morte tutte le pecore per l’aviaria, e si era ammalata di osteoporosi. I Cowboy sono tornati, per parlare, da qualche parte, delle frontiere dell’anima, o delle leggi Ue, contro i formaggi cagliati, dalle parti nostre.

7/1/06

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.