Dalla rassegna stampa Cinema

La battaglia contro il cinema del peccato - Teo-con, la crociata per conquistare l’empia Hollywood

. . . si segnalano, in occasione delle feste, sparute manifestazioni contro il film scandaloso di Ang Lee, Brokeback Mountain, la storia dei due cowboy gay del Wyoming che ha conquistato premi e nomination. Il film distribuito in pochissime copie, a New York, Los Angeles, San Francisco, sta …

HOLLYWOOD È LA NUOVA FRONTIERA DELL’EVANGELIZZAZIONE: NELLE FESTE VINCE IL TEOLOGICAMENTE CORRETTO

Le cronache fantastiche e teologicamente corrette stanno sbancando in tutto il mondo i botteghini di Natale. Tarantino deve rinviare a dopo le feste la sua storia di sesso, violenza e sadismo. Ma i cowboy gay di Lee sconfiggono il fronte «teo-con».

PROVATE a chiedere ai vostri figlioletti che si sono goduti la lettura o il film delle Cronache di Narnia se hanno intravisto allegorie cristiane? Provateci. Probabilmente loro, ignari di propagande teologiche, risponderanno di no. Si sono divertiti e basta. Proprio come il personaggio delle Correzioni di Franzen che leggeva Lewis per il puro piacere di leggerlo e se ne infischiava che fosse un «reazionario». Eppure i teocon americani gongolano dell’immenso successo planetario del «loro» film. Finalmente, in quest’epoca di scontro di civiltà, leggono un segno divino nel buon esito di un film teologicamente corretto, con la battaglia strenua del Cristo-Leone Aslan che muore e risorge per il trionfo del bene cosmico. La Buena Vista, più interessata al botteghino che ai Vangeli, ha sempre puntato sulla spettacolarità neutra della pellicola fantasy. Ma molti hanno cercato di piegare il prevedibile successo alla santa causa. Primo fra tutti Philip Anschutz, miliardario di Denver, uno dei finanziatori dell’operazione Narnia. Magnate del petrolio, delle ferrovie, delle telecomunicazioni, e di tutto ciò che fa germogliare denari, generoso sponsor del partito repubblicano, è uno che si schiera apertamente per il cristianesimo conservatore. E che altrettanto apertamente s’è detto felice di aiutare un film che «attraverso il divertimento mostri la retta via, e spacci messaggi morali positivi».
La diatriba su Narnia, che ha allarmato i liberal americani ed europei, scesi in campo con numerosi interventi atei e progressiti in questi giorni, dal Guardian a Liberation al New York Times, è solo una delle tante piccole crociatine che i teocon combattono in America per la salvezza dell’Occidente. In ogni campo della quotidianità. Per esempio, hanno bacchettato persino il loro più insospettabile cowboy, il presidente Bush, perché aveva augurato semplici «buone feste» e non un chiaro «Buon Natale». Per la stessa ragione l’American Family Association ha raccolto 500mila firme per boicottare le grandi catene come Wal-Mart, Sears e Target. Ovvio che Hollywood, da sempre molto liberal, molto ebrea, molto cosmopolita, e molto interessata allo spettacolo, sia da qualche tempo obiettivo di una riconquista evangelica. Per la celebre Passione di Cristo di Mel Gibson si erano mobilitate centinaia di comunità religiose e chiese della provincia più profonda. Stessa cosa hanno fatto per il kolossal tratto da Lewis. Tra le tante chicche promozionali, basti citare che il governatore della Florida, Jeb Bush, fratello del Presidente, ha spinto perché Lewis venisse letto nelle scuole (visto che l’insegnamento scientifico di Darwin è stato reintegrato per legge, tanto vale tentare con il fantasy evangelico per plasmare le menti dei giovani americani). O il sito SermonCentral.com, specializzato in servizi pastorali, che ha offerto un viaggio premio in Inghilterra, «nella terra di Lewis», per il migliore sermone in stile Narniano.
Con Narnia le cose sono andate bene ai conservatori. Ma bisogna stare sempre vigili. Mai abbassare la guardia. E così si segnalano, in occasione delle feste, sparute manifestazioni contro il film scandaloso di Ang Lee, Brokeback Mountain, la storia dei due cowboy gay del Wyoming che ha conquistato premi e nomination. Il film distribuito in pochissime copie, a New York, Los Angeles, San Francisco, sta ottenendo un ottimo successo. Non ha nessun effetto speciale, ma alcune scene molto esplicite di accoppiamento omosessuale. Gli attivisti religiosi protestano con cartelli davanti ai cinema. Inutilmente. Gli spettatori se ne infischiano e affollano le sale, facendo cantare invece vittoria alle associazioni per i diritti di gay e lesbiche: se un film del genere è uscito durante le feste vuol dire che l’emancipazione omosessuale ha davvero fatto passi avanti.
Anche sulla nuova saga prodotta da Tarantino, Hostel, diretta da Eli Roth, si sono scatenate polemiche. Sangue, violenza, sadismo, pornografia, trionfano in ogni fotogramma, nello stile iperbolico del regista di Pulp Fiction. All’anteprima di Los Angeles per la stampa ci sono state scene di isteria. Tarantino s’è presentato con la camicia lorda di sangue, tuonando: «Non sapete che nelle cantine di Los Angeles e in tante prigioni legali o illegali sparse per il mondo, le torture sono realtà e procurano piacere ai carnefici? Viviamo in un’epoca del genere, il mio film può essere una lezione, una preghiera esorcistica contro l’orrore vero». Il film doveva uscire per Natale, per le forti pressioni della lobby teocon è stato invece rimandato ai primi di gennaio. Alcuni hanno espresso soddisfazione. Sotto l’albero è meglio vedere gli animali fantastici di Narnia piuttosto che esseri umani bestiali che torturano, uccidono con seghe elettriche, fanno sesso estremo. Ma l’appuntamento è solo rimandato. Mentre l’Italia, sempre serenamente scettica sulle dispute teologiche, festeggia con il Natale di Boldi e De Sica.

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