Dalla rassegna stampa Cinema

Basic Instinct 2 licenza di eros

Giochi proibiti. Sesso sfrenato. Amori lesbici. Omicidi seriali. Tredici anni dopo arriva il seguito del celebre film. Con la bionda interprete sempre più scatenata. In anteprima, la storia

Una spider bianca sfreccia a tutta velocità per le strade di Londra. Al volante una bellissima bionda, Sharon Stone, che mentre guida si fa masturbare dal suo fidanzato. Il momento dell’orgasmo arriva mentre l’auto sfreccia lungo il Tamigi. La donna perde il controllo, la vettura esce di strada e precipita nel fiume. Pochi secondi dopo, lei raffiora dall’acqua. Lui non riemerge più.

Inizia così ‘Basic Instinct 2: Risk Addiction’, uno dei film più attesi della prossima stagione. Tredici anni dopo l’indimenticabile sexy-thriller di Paul Verhoeven che l’ha portata al successo, Sharon Stone, a 47 anni, torna a vestire i panni di Catherine Tramell, scrittrice disinibita con un debole per il delitto. Questa volta la ‘location’ è inglese – il film è in lavorazione presso i Pinewood Studios londinesi – e inglesi sono anche il regista, Michael Caton-Jones, e il protagonista, un altro semisconosciuto, David Morrisey. Il film, prodotto da Sony e Mgm, ha avuto una gestazione travagliatissima, tra passaggi di consegne da una major all’altra, difficoltà kafkiane di casting, bizantine citazioni in giudizio, capricci e diktat della diva Stone. Unico punto fermo, in questa girandola di pre-produzione, i due sceneggiatori, Henry Bean e Leora Barish, già autori di ‘Cercasi Susan disperatamente’.

Che gli sceneggiatori non cambino durante la lavorazione di un film hollywoodiano è una vera rarità, e questo garantisce che, malgrado gli inevitabili aggiustamenti in corso d’opera, la storia che ‘L’espresso’ è riuscito a ricostruire non sarà molto diversa da quella che vedremo nei cinema, dove ‘Basic Instinct 2’ dovrebbe arrivare a marzo dell’anno prossimo. Una trama strutturalmente solida e ben costruita, nella quale situazioni alla Hitchcock si alternano ad atmosfere bollenti, e scene di sesso a dialoghi vibranti e asciutti. Molti i richiami al film precedente: anche il finale che rimane aperto, con Catherine libera e pronta per un eventuale ‘Basic Instinct 3’. Al centro della vicenda, la discesa agli inferi del criminologo Michael Glass (che in sede di riprese potrebbe anche cambiare il nome di battesimo in Andrew), che rimane intrappolato nel mortale gioco erotico e nella ragnatela di menzogne e seduzione della splendida scrittrice killer.

Dopo l’incidente d’apertura, Catherine è sottoposta a un interrogatorio da parte di Roy Washborn, detective della squadra omicidi, sotto lo sguardo del giovane e inesperto collega Fergie. Qualcosa nell’incidente non quadra: nell’auto è stata ritrovata una siringa con tracce di curaro. Catherine, ovviamente, nega tutto. Tranne il sesso prima dell’incidente. “Stava sco… facendo sesso a cento miglia all’ora?”, chiede l’agente Fergie. “Centodieci”, precisa lei senza scomporsi. E qui compare il dottor Glass, a cui Scotland Yard dà incarico di stendere una perizia psichiatrica sulla presunta omicida. Potrebbe essere l’esordio di un legal thriller, invece Catherine va a trovarlo nel suo studio e accetta di parlargli. Da sola, liberandosi del suo avvocato. Il confronto è serrato, una mefistofelica partita a scacchi carica di tensione. È l’occasione per il flash back: la scrittrice a soli 12 anni, durante la siesta pomeridiana, aveva sedotto Helen, diciannovenne compagna di college della cugina Sarah. “E dopo devo essermi addormentata, perché quando ho riaperto gli occhi… lei era morta “. Anche in questo caso – dice – un incidente stradale, mentre Sarah era al volante. Finito il racconto, Catherine scavalla le gambe e le apre leggermente: ma Michael rimane imperturbabile. E il pubblico si gode la citazione dal primo ‘Basic Instinct’.

In tribunale Glass non ha dubbi nel tracciare il profilo psicologico della Tramell. La bionda autrice di romanzi mistery è affetta da manie di onnipotenza ed è letteralmente ‘rischio-dipendente’: per soddisfare i propri impulsi avrà bisogno di correre rischi sempre maggiori. Anche Glass però ha qualche scheletro nell’armadio. All’uscita dal tribunale, lo psicologo viene avvicinato dall’attuale compagno della sua ex moglie Denise: Michael Tower, un reporter senza scrupoli che minaccia di rendere pubblico il ‘caso Cheslav’, una vicenda che potrebbe distruggere la carriera di Glass. Cheslav era un paziente che lo psichiatra aveva definito ‘leggermente depresso’, ma che poi aveva ucciso a sangue freddo la sua fidanzata. Solo Denise era a conoscenza della faccenda. E a lei Glass chiede spiegazioni, innescando un litigio feroce.

Il giorno dopo Michael Glass è a colloquio con la direttrice della clinica in cui lavora: lei, Milena Gardosh, è interpretata da Charlotte Rampling. Argomento di conversazione è la brillante deposizione resa in tribunale, la personalità di Catherine Tramell (“Credimi: parli con quella donna e non puoi dire niente di lei”), ma anche gli effetti negativi del caso Cheslav. A lasciare in sospeso la conversazione provvede una telefonata del detective Washburn: la Tramell è stata rilasciata per insufficienza di prove. “Ok: tanto lo farà ancora. E la prossima volta la prenderò”, conclude Washburn con decisione.

Due settimane dopo, a sorpresa, Michael riceve una visita di Catherine: vuole diventare una sua paziente, chiede di cominciare una terapia. L’uomo esita: sa quali sono i pericoli di un conflitto di interessi così evidente. Ma poi il fascino della scrittrice ha il sopravvento: accetta di riceverla. La rete comincia a chiudersi. Michael, anche per tutelarsi, fa seguire a distanza la terapia dalla direttrice Milena. Cerca di comportarsi da professionista: si confronta con Catherine e ne osserva parole e atteggiamenti, prende informazioni sulla famiglia d’origine (genitori morti prematuramente in un incidente nautico, padre impenitente donnaiolo), approfondisce la sua attrazione fatale per il rapporto tra eros & thanatos (“Nei miei romanzi le persone muoiono. Devo escogitare nuovi modi interessanti per ucciderle. Altrimenti i miei lettori si annoierebbero”). Un giorno – è un giorno di pioggia, i vestiti di Catherine sono tutti bagnati e aderiscono al suo corpo – la Tramell annuncia di aver iniziato la stesura di un nuovo romanzo. Protagonista: un arrogante psichiatra forense apparentemente generoso e altruista, ma in realtà avido e spietato, che diventa ossessionato da una paziente fino a perdere ogni freno inibitorio…

La scena passa a un party, gli invitati sono quasi tutti psicologi ma la scrittrice riesce a farsi invitare. È sempre più provocante, Glass sta perdendo la testa. Ma per resisterle, preferisce accettare le avance di una collega. I due stanno facendo l’amore quando li interrompe una telefonata dalla ex moglie: il suo fidanzato, Tower (quello che minacciava di rivelare il caso Cheslav) è stato ucciso nel suo letto. Glass si precipita da lei. Accanto al cadavere c’è un coltello da cucina e un accendino blu. Lo psichiatra lo riconosce: è quello di Catherine. Cerca di farlo sparire, ma il detective Washburn è già arrivato e lo nota subito. La scrittrice viene convocata dalla polizia per cinque ore: Tower era suo amante. Anche Glass è sospettato, ma ha l’alibi della notte infuocata con la collega.

All’indomani del delitto la seduta nello studio dello psichiatra è particolarmente tesa. La Tramell trova insopportabile l’ipocrita distacco analitico di Glass, e cerca di provocarlo: “Tu menti su qualsiasi cosa, sulle tue erezioni, sulla tua voglia matta di scoparmi. Quando pensi a fottermi, come lo immagini? Lo so che non puoi rispondermi, ma pensaci. Come vorresti scoparmi?”. Pausa. Dopo un lungo silenzio, la donna annuncia di volere chiudere con quelle sedute.

Chi non molla, invece, è l’investigatore. Washburn va a trovare Glass: vuole mandare in cella la Tramell. La donna non ha un alibi per la morte di Tower. Inoltre tutti gli appunti, files e floppy disk archiviati dal reporter ucciso sul caso Cheslav sono scomparsi nel nulla. Michael è sorpreso, cerca ripetutamente Catherine sul cellulare. Invano. Infine, preso dai dubbi, chiede a un amico di controllare cosa c’è nel passato della donna. Sempre più ossessionato, Glass inizia a pedinarla. Si confida con Milena che lo mette in guardia: “Quella donna potrebbe essere una pluriomicida, e tu la tratti come se fosse una principessa da salvare”. Poi un giorno se la trova davanti nel suo studio, e perde ogni controllo. La afferra per le spalle, la bacia, la spoglia, fino a possederla sulla sua scrivania.

Ma la passione non ferma il gioco dei ricatti. La sera Glass è furtivamente avvicinato da Alan Rickman, collega archivista di Tower: è in possesso di una copia del materiale raccolto su Cheslav ed è deciso a scrivere un articolo, visto che Denise è pronta a confermare ogni dettaglio. Glass è una maschera di furore, cerca di parlare con l’ex moglie, ma lei fugge. Ne perde le tracce in un labirintico ristorante. Poi, come colto da un presentimento, corre verso la toilette. Ma è troppo tardi: dall’uscio della porta scorre un rivolo di sangue, Denise è agonizzante, con la gola tagliata.

Al distretto di polizia Glass è trattenuto da Fergie, il giovane collega di Washburn: è un interrogatorio incrociato. In un’altra stanza il detective capo sta cercando di torchiare la Tramell, l’accusa di avere fornito un alibi allo psichiatra. “Tutto quello che dice è una menzogna. Questa è la sua arte, l’arte di mandarti a puttane il cervello”, sbotta il detective parlando della donna.

Non ci sono indizi per fermare nessuno dei due. Li rilasciano e quella notte Glass e Catherine si ritrovano nel letto di lei. Quando si alza per cercare qualcosa da bere, l’uomo apre frigorifero e scopre una confezione di siringhe e un flacone di liquido misterioso. Il giorno dopo Glass consegna a Washburn il flacone. Ma poi scopre che il detective non è affatto così impeccabile: è sospettato di violenza, estorsioni, intimidazione di testimoni, false testimonianze, prove prefabbricate, omicidi su commissione…

Glass si pente di quel gesto, corre da Catherine per chiederle scusa. La trova in dolce compagnia di Laney Ward, amica d’infanzia, amante e sua occasionale ospite. Qualche scambio di battute, qualche bicchiere di champagne, poi i tre iniziano a fare sesso. Il flacone misterioso? È di Laney, assicura Catherine: Laney è diabetica, e quella non è altro che insulina. Ma il giorno dopo Glass riceve in casa un fax che conferma la presenza di curaro nel campione analizzato. E l’amico che ha chiamato gli rivela che Catherine è sospettata anche dell’assassinio dei genitori e del fratello minore. “Sì, li ho uccisi io”, ammette Catherine, immersa nella sua Jacuzzi. I genitori, il fratello, Denise, Tower… E aggiunge: “Questo è peggio del caso Cheslav, vero? Perché tu sapevi tutto dall’inizio, quindi è come se li avessi uccisi tu”. Michael perde la testa, picchia Catherine e scappa. “Non saprai mai quanto ti amo”, sussurra lei quando lui non può più sentire.

Glass va da Milena, che lo accoglie freddamente: gli comunica di averlo sospeso dalla clinica e gli consiglia di farsi ricoverare. Ma lui fugge di nuovo. Prende la sua pistola e segue Catherine.Che va proprio a casa di Milena. Anche Glass riesce a entrare nell’appartamento, da qui telefona a Washburn pregandolo di raggiungerlo. Catherine si allontana verso la cucina, dice di voler preparare un drink, Michael la sorprede invece nel bagno armata di un paio di forbici. Teme che voglia uccidere anche la direttrice e spara, facendo fuoco ripetutamente. Ma le pallottole centrano Washburn che ha appena fatto irruzione. Glass viene ammanettato e finisce in cella.

Passano sei mesi. Michael Glass è in un centro psichiatrico, ma non più come dottore: è un detenuto, immobilizzato da un collare. Dondola avanti e dietro, col volto assente, la bava alla bocca. Nella stanza entra Catherine, è raggiante. Michael non batte ciglio. La donna gli parla di Denise: è sopravvissuta. Glass recupera tutta la sua presenza di spirito, la guarda sarcastico e le dice: “Adesso ho capito tutto”. Helen, la diciannovenne sedotta in giovanissima età e primo amore della scrittrice, non è mai stata uccisa in un incidente stradale. Aveva avuto una relazione con il padre della Tramell: e lui pagò con la morte la gelosia di Catherine. Helen è ancora viva. Oggi si chiama Laney Ward: è la donna con cui avevano avuto un rapporto a tre. Ed è una chimica, quella che ha procurato a Catherine il curaro per i suoi delitti. “L’unico modo per stare al sicuro per te sarebbe uccidere Laney. Ma… uccidere il tuo primo amore? Come tuo ex psichiatra, te lo sconsiglio”, conclude Glass. Catherine è scossa, scappa: per un attimo teme di potere essere smascherata. Poi si riprende. E prima di lasciare l’ospedale accusa Glass di averla aggredita: mentre gli infermieri gli iniettano un sedativo, lei se ne va. Libera come un uccello. Fino al prossimo ‘Basic Instinct’.

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