Dalla rassegna stampa Cinema

CI HA LASCIATO GIUSEPPE PATRONI GRIFFI GRANDE NARRATORE, DRAMMATURGO E REGISTA

Il pubblico lo conosceva per lo più come regista di cinema e di teatro. Ma lui, Giuseppe Patroni Griffi, Peppino per gli amici, si considerava soprattutto uno scrittore, perchè – diceva – “voglio sentirmi superiore ai registi, loro non sanno scrivere”. E scrivere è il vero atto creativo. . .

ROMA, 15 dic – Il pubblico lo conosceva per lo più come regista di cinema e di teatro. Ma lui, Giuseppe Patroni Griffi, Peppino per gli amici, si considerava soprattutto uno scrittore, perchè – diceva – “voglio sentirmi superiore ai registi, loro non sanno scrivere”. E scrivere è il vero atto creativo.

Così più che per una celebre “Tosca” in diretta tv, o per le regie di Pirandello (in teatro) e di ‘Addio fratello crudelè (sullo schermo) Patroni Griffi va ricordato per i romanzi e i racconti aspri e appassionati, come “Scendeva giù per Toledo” o “La morte della bellezza”; e naturalmente per quel pugno di commedie nate per la Compagnia dei Giovani, ‘D’amore si muorè, ‘Anima nerà, ‘Metti una sera a cenà, dove brillavano l’intelligenza del tempo e la dolcezza degli affetti, che legavano l’autore ai suoi interpreti.

Era nato il 27 febbraio 1921 a Napoli, figlio di un barone pugliese e una signora napoletana. Già fra il liceo e l’università strinse le amicizie di una vita: con i coetanei Francesco Rosi, Raffaele La Capria, Tommaso Giglio, Maurizio Barendson, Antonio Ghirelli; giovani che subito dopo la Liberazione sarebbero saliti con lui a Roma, diventando presto cineasti, scrittori e giornalisti di grido.

A Roma, mentre entra a lavorare alla radio (si chiamava ancora Eiar), Peppino fa altre amicizie: da una parte i nuovi maestri, Luchino Visconti ed Ettore Giannini; dall’altra un gruppo di giovani dotati che frequentava l’Accademia d’Arte Drammatica: Rossella Falk, Mario Ferrero e soprattutto Giorgio De Lullo, che poi gli presentò Romolo Valli. Insieme a loro nella scuola fondata dieci anni prima da Silvio d’Amico studiavano tanti altri talenti pronti a sbocciare sui palcoscenici del dopoguerra: Manfredi, Buazzelli, Panelli, Bice Valori, Sbragia. Soprattutto con Valli e De Lullo la sua fame di letteratura si intrecciò e si arricchì dell’amore per il teatro: non che pensasse di diventare attore, e nemmeno regista. No, era allora un appassionato puro, capace di passare tutte le sere a seguire le prove degli amici o a vedere e rivedere le rivoluzionarie regie di Visconti.

Intanto pubblica i primi racconti (‘Ragazzo di Trasteverè, 1955) e comincia la stesura di una commedia pensata su misura per i suoi amici che hanno formato la Compagnia dei Giovani Valli-Falk-De Lullo-Albani. Nasce così ‘D’ amore si muorè (1958), seguita da ‘Anima nerà (1960): commedie che come nessun’altra rappresentano gli umori dell’Italia del boom economico.

Patroni Griffi, che nel frattempo ha lasciato la Rai, è ora già il drammaturgo più importante d’Italia (con Eduardo e Diago Fabbri, forse). Ed è pronto alla sua prima avventura cinematografica, scrivendo e dirigendo il suo primo film, ‘Il marè (1962) con Umberto Orsini. L’anno successivo va in scena ‘In memoria di una signora amicà, scritto per Lilla Brignione e Pupella Maggio, con la regia di Francesco Rosi. Poi lui stesso (1965) si lancia nella regia teatrale su invito di Anna Proclemer e Giorgio Albertazzi, che gli affidano la novità postuma di Vitaliano Brancati, ‘La governantè.

Dalla metà degli anni Sessanta alterna teatro e cinema, la letteratura e la scrittura di commedie e sceneggiature. E’ del 1967 ‘Metti una sera a cenà, che per due anni riempie i teatri (con la Compagnia dei Giovani) e diventa poi (1969) anche un film. La pellicola successiva è una produzione internazionale, con Elizabeth Taylor, ‘Identikit’ (1974). Ma intanto manda in scena con Pupella Maggio ‘Persone naturali e strafottentì, opera scandalosa sul sottobosco omosessuale napoletano, lo stesso ambiente del primo romanzo che esce nel 1975, dopo una gestazione di 15 anni, con il titolo ‘Scende giù per Toledò

Negli anni successivi consolida la sua fama di regista elegante, sia che diriga Laura Antonelli sul set di ‘Divina creaturà (1975), sia che firmi un ‘Così fan tuttè alla Scala (1976), sia che curi alcuni fastosi spettacoli al Teatro Eliseo diretto dai suoi eterni amici Valli e De Lullo. Lo stesso Peppino del resto firma come direttore artistico le più belle stagioni del Piccolo Eliseo (1978-81). Ma tutto precipita nella vita e negli affetti, quando nella notte del 31 gennaio 1980 Valli muore in un incidente d’auto, poco dopo aver recitato all’Eliseo ‘Prima del silenziò un nuovo dono dell’amico drammaturgo, diretto dall’inseparabile De Lulllo.

Con quella morte una parabola si chiude. De Lullo si lascerà quasi morire un paio d’anni dopo. Patroni Griffi continuerà con successo nelle sue regie, ma non riuscirà più a ritrovare l’ispirazione drammaturgica che gli veniva dall’amicizia. Tuttavia metterà in scena molti Pirandello per lo Stabile di Trieste; rilancerà alcune commedie di Eduardo, conquisterà vari premi internazionali con ‘La Toscà e ‘La Bohemè in diretta televisiva. Si proverà anche nel musical con Valeria Marini (‘Nata ierì, 1996) e Massimo Ranieri (‘Hollywood, ritratto di un divò 1998). L’ultima regia, incompiuta per via della malattia, è per l’amica Rossella Falk, ‘Improvvisamente l’estate scorsà di Tennesse Williams. (ANSA).

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