Dalla rassegna stampa Cinema

Venezia, meritato Leone d'oro ai cow-gay innamorati di Ang Lee

L’amore trionfa a Venezia. A vincere il Leone d’oro della 62ma Mostra del cinema è il regista taiwanese naturalizzato americano Ang Lee con il suo Brokeback Mountain (gli anglofili apprezzeranno la non casualità del titolo).

Venezia (nostra inviata)
L’amore trionfa a Venezia. A vincere il Leone d’oro della 62ma Mostra del cinema è il regista taiwanese naturalizzato americano Ang Lee con il suo Brokeback Mountain (gli anglofili apprezzeranno la non casualità del titolo).

Negli ultimi giorni il film era al quarto-quinto posto nella lista dei papabili, sino a risalire in terza posizione nelle ultime ore, preceduto dai titoli firmati da George Clooney e Philippe Garrel. All’ultimo minuto, invece, la giuria presieduta da Dante Ferretti (con lui lo scrittore cinese Acheng, la regista francese Claire Denis, l’israeliano Amos Gitai, lo scrittore e cineasta tedesco Edgar Reitz, la musicista italo-islandese Emiliana Torrini e la produttrice americana Christine Vachon) all’estetismo radicale del francese e all’impegno antimaccartista dell’americano, ha preferito l’appassionante storia d’amore tra i due cowboy Ennis e Jack. Per chi non ricordasse la storia, siamo in un piccolo paese del Wyoming all’inizio dei Sessanta. Due ragazzi, per sfuggire alle pressioni famigliari, cercano lavoro estivo dal rancher locale, Joe Aguirre. Che gli affida, per due lire, un immenso gregge di pecore da portare a pascolare sulla Brokback mountain. I due giovani (interpretati da Heath Ledger e Jake Gyllenhaal), dopo qualche giorno di timidezza e silenzi, rompono il ghiaccio, sino ad abbracciarsi una notte sotto la tenda un po’ per il freddo ma soprattutto per amore. Amore contrastato, come si può ben immaginare, e che lo spettattore segue nell’arco di venti anni, di due matrimoni e diversi figli, tutti elementi che non riusciranno però a distruggere il sentimento profondo che lega i due uomini. Una storiona romantica dunque, a cui l’elemento dell’omosessualità non fa che aggiungere linfa vitale. Una vicenda classica, giocata attorno allo stile più organico al cinema americano, l’avventura nel lontano west. Ma completamente ribaltata nello schema di cui esalta le contraddizioni e le crudeli leggi tanto esaltate dai codici hollywoodiani. E’ giusto quindi che Brokeback mountain sia uscito vincitore da questo festival. Giustissimo.

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