Dalla rassegna stampa Cinema

«Ma siamo pronti per le passioni vere?»

Immaginate l’intensità delle magiche acrobazie di La Tigre e il Dragon e interiorizzate nella gimcana di un sentimento ”proibito”: l’attrazione omosessuale. Ang Lee non si disancora dalle sue radici riuscendo allo stesso tempo a spiazzare col suo Brokeback Mountain .

VENEZIA – Immaginate l’intensità delle magiche acrobazie di La Tigre e il Dragon e interiorizzate nella gimcana di un sentimento ”proibito”: l’attrazione omosessuale. Ang Lee non si disancora dalle sue radici riuscendo allo stesso tempo a spiazzare col suo Brokeback Mountain . «Forse perché ho sempre cercato ciò che si nasconde dietro le cose lavorando con il cuore. Anche dentro le mie storie americane – spiega il regista taiwanese – c’è spesso quel Paese che gli americani non raccontano». E nella limpidezza del paesaggio roccioso del Wyoming, (ma le riprese sono state effettuate in Canada) che del western mantiene solo l’atmosfera, la passione omosessuale dei due machi cowboy Ennis e Jack non è attrazione voyeuristica della carne ma vuole essere amore vero, struggente love story: «Chi non ha un amore, una pulsione romantica da soddisfare? Che può essere una libertà gridata, la rivendicazione del valore assoluto della famiglia, o di una fede religiosa. Ecco, nel mio film mi chiedo se siamo pronti ad ammettere a noi stessi e agli altri un amore assoluto. Nell’epoca in cui è ambientato Brokeback Mountain , gli anni ’60, riconoscersi gay comportava inoltre una lacerazione sociale scottante». Il fatto poi che Lee affidi questa scoperta al prototipo del macho, il cowboy rude e senza scrupoli di tanto immaginario non solo cinematografico, arrichisce la forza ”rivoluzionaria” della pellicola: «La mia è una storia realistica – spiega il regista – niente a che fare con i film di Ford o Peckinpah. Ho lavorato su quelle atmosfere, certo, sullo stile di vita dei mandriani, sulle sfide dei rodei, ma soprattutto sui sentimenti».

Ed è forse anche per questo che ieri le prime reazioni dell’ Arcigay italiana sono state entusiatiche: «Finalmente si ristabilisce la verità sui cowboy e sull’epopea western che ha sempre taciuto l’omosessualità» ha sottolienato il presidente onorario dell’associazione, Grillini, auspicando «per il film di Lee la vittoria del Leone d’oro». Se chiedi poi al regista di Taiwan cosa pensa del matrimonio tra gay, risponde senza esitazione: «Chi si impegna ad amare l’altro, a qualsiasi sesso appartenga, ha diritto ad una protezione legale». Ma come la prenderanno gli irriducibili sostenitori del machismo western? «Beh, ho richiesto alla produzione – scherza Ang Lee – di presentare il mio film solo in quegli stati democratici che hanno votato per John Kerry».

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