Dalla rassegna stampa Cinema

Ang Lee cambia il West con l’amore fra due cowboy

“In the Mood for Love” fra i monti selvaggi del Wyoming. Stessa epoca, anni ’60 e oltre (con omaggio esplicito, la canzone Quizàs ); amore altrettanto infelice; regista cinese, anche se non è l’hongkonghese Wong Kar-wai ma il taiwanese americanizzato Ang Lee, autore di film diversissimi …

VENEZIA – “In the Mood for Love” fra i monti selvaggi del Wyoming. Stessa epoca, anni ’60 e oltre (con omaggio esplicito, la canzone Quizàs ); amore altrettanto infelice; regista cinese, anche se non è l’hongkonghese Wong Kar-wai ma il taiwanese americanizzato Ang Lee, autore di film diversissimi come Banchetto di nozze, Tempesta di ghiaccio, Ragione e sentimento . I protagonisti invece sono americani – e sono tutti e due maschi. O almeno ci provano, sposandosi e facendo figli per condurre una vita “normale”.
Ma la passione è la passione, così dopo quattro interminabili anni di separazione i due cowboys finiscono per ritrovarsi una, due, molte altre volte a Brokeback Mountain , come recita il titolo di questa storia d’amore sommessa e struggente come una ballata western, ma anche definitivamente lontana dai cliché del cinema gay. Perché Ang Lee, da bravo “falsario” (nel suo caso è un complimento), sa rifare tutti gli stili, tutte le culture. Così gioca l’intero film sul filo del mito (il West) seguendone uno ad uno tutti i luoghi comuni, non per metterli in facile parodia ma per ridargli vita e verità.
Ed ecco i due cowboys a cavallo con lo Stetson d’ordinanza, anche se pascolano greggi e non mandrie. Ecco riff avvolgenti alla Ry Cooder, cieli sconfinati, la Natura incantevole e insidiosa, scarne confidenze intorno al falò. Anche se Jack (Jake Gyllenhaal) non centra un coyote a pochi passi; Ennis (Heath Ledger) cade addirittura da cavallo; e se la notte ha freddo finisce per rifugiarsi nella tenda di Jack. Dove la (loro) natura fa finalmente il suo corso.
Naturalmente Ang Lee ha troppo spirito per non intuire i risvolti umoristici del ribaltone. Così se ne libera in una sola scena, quando il padrone del bestiame vede col binocolo i due bravi cowboy rotolarsi seminudi sul prato. Il resto non è commedia, semmai è solido melodramma, strutturato intorno a due esistenze mancate come tante (dietro il film c’è un racconto di Annie Proulx, scrittrice da Pulitzer).
I due amanti a intermittenza sono infatti molto diversi, come qualsiasi coppia. Jack è aperto e intraprendente; Ennis, terrorizzato a suo tempo da un padre macho, chiuso e represso (ma sarà lui, amara ironia, l’unico a divorziare, mentre Jack tiene abilmente il piede in due staffe). Jack campa cavalcando nei rodeo e sposa la figlia sexy di un greve ma ricco commerciante in trattori; Ennis, due figlie, non tiene un lavoro e si fa pure beccare dalla moglie, che per lunghi anni sa ma tace.
Fino all’epilogo, da non raccontare, che chiude vent’anni e più di incontri clandestini travestiti da “partite di pesca”. Perché Jack vive in Texas, Ennis nel Wyoming, ed è lui a non avere il coraggio di fare scelte definitive, condannando entrambi a diverse forme di infelicità. Straziante per Jack, quieta e malinconica per Ennis, la cui figlia maggiore ha capito tutto ma saggiamente non parla. In tono con questo film volutamente “normale”, dunque medio, sensibile, levigato, che magari non cambierà la storia del cinema. Ma certo non lascia il West come prima.

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