Dalla rassegna stampa Cinema

A Venezia Kitano gioca a imitare Fellini

C’è un po’ di «8 ½» nel film del regista giapponese – Ang Lee invece racconta una storia di cowboy gay Personaggi si affacciano al Lido: la cantante Bjork e Calista Flockhart con il marito Harrison Ford. L’attrice americana Calista Flockhart con il marito Harrison Ford, in posa sulla passerella …

Dopo i grandi applausi per George Clooney, il divo accolto con maggior calore, la sorpresa Kitano Takeshi e un western omosessuale che ricorda le grandi storie d’amore della Hollywood anni ’40. Siamo nell’estate 1963. Brokeback Mountain, nel Wyoming, nasce la storia tra Ennis Del Mar e Jack Twist raccontata dal cino-americano Ang Lee (Tempesta di ghiaccio, La tigre e il dragone) partendo dal racconto di Annie Proulx. Due giovanissimi senza un soldo in tasca, uno di famiglia di cowboy l’altro con il padre che pratica il rodeo, si trovano a dover badare a un gregge di 5.000 pecore. Un’estate da soli sulla montagna impervia, tra le rigide regole del padrone, le tempeste e le aggressioni degli orsi. La diffidenza iniziale lascia il posto presto al cameratismo e poi a un qualcosa diverso. «Non sono gay» dice Jack (Jake Gyllenhaal) al risveglio dalla prima note insieme in tenda. «Neppure io» risponde Ennis (Heath Ledger) che deve sposare Alma al ritorno a casa. L’autunno precoce interrompe il loro isolamento, decidono di troncare sul nascere la storia e affidare al caso, se verranno richiamati l’anno seguente, la possibilità di nuovi incontri. Uno riprende la vita da dove l’aveva lasciata, sposa la ragazza, ha due figli, cerca di mantenerli, conduce una vita come tanti senza guizzi. Jack torna in Texas, prova con il rodeo ma non ha fortuna. La dea bendata si materializza con una bellissima e passionale figlia di un grande venditore di macchine agricole. Quattro anni dopo Jack va a trovare l’amico. La passione riparte, questa volta è amore. Non potendo mostrare in pubblico la loro relazione (in Texas i cowboy evirano gli omosessuali), i due scelgono di limitare i loro incontri a due, quattro week end l’anno a pescare in montagna. Ma i loro matrimoni non possono andare avanti a lungo in quel modo. Ang Lee mostra la maestosità della natura, lo svilupparsi del rapporto tra i due un po’ come Howard Hawks ne Il grande cielo (1952). Tra epica e western, il regista cinese trasferito negli Usa racconta la storia d’amore come se fosse tra uomo e donna, senza nessun tratto del cinema omosessuale. Brokeback Mountain ha raccolto molti applausi al termine delle due ore e quindici di proiezione grazie anche alle intese interpretazioni dei protagonisti. Kitano Takeshi si è presentato con una “sorpresa” molto felliniana. «Non so perché il mio sia un film a sorpresa – ha spiegato l’attore e regista nipponico che vinse il Leone d’Oro ’97 con Hana-bi – forse perché l’abbiamo inviato ancora incompleto ed è stato pronto solo all’ultimo minuto». Takeshis’ fin dal titolo mostra d’essere molto personale (una sorta di 8 ½): una riflessione, ma alla maniera di questo originale uomo di spettacolo che ha trovato un modo di fare film di yakuza in modo “umanista”, sul lavoro dell’attore. Kitano recita in due ruoli, tra cui Beat Takeshi (che è lo pseudonimo che usa quando fa l’attore, «per questa ragione non si può dire che interpreti me stesso» ha rimarcato) che vive nel mondo surreale dello show business con donne che vogliono essere sue mogli, mentre il suo sosia Mr. Kitano fa il cassiere in un negozio. Un giorno le loro storie si incrociano e il cineasta mostra il tutto con un racconto particolare ed estremo ma come se fosse più un gioco rispetto ai lavori precedenti. Nella sezione «Orizzonti», quella più esplorativa e aperta a linguaggi meno convenzionali (domani ospita Musikanten di Franco Battiato), è stato il giorno della cantante Bjork e del suo compagno, l’artista Matthew Barney. Barney (che due anni fa portò i suoi Cremaster a Locarno) ha scritto e diretto Drawing Restraint 9, girato tra una città industriale e portuale nel nord del Giappone e l’oceano. Bjork, che si è presentata al pubblico vestita di rosso e molto più serena e sorridente che in altre occasioni, ha scritto le musiche e interpretato una parte. In realtà il film non ha dialoghi: “i dialoghi sono le musiche” ha sottolineato il regista. Un’opera visivamente suggestiva sul rapporto tra la tecnologia, l’amore, la vita e la morte, che lavora molto sulle emozioni: «le emozioni sono la cosa più importante della mia vita, faccio tutto per le emozioni» ha detto Bjork. Nelle «Giornate degli autori» è invece passato il palestinese Attente di Rashid Masharawi. Attente è una fiction, ambientata in tre differenti campi profughi, dove l’elemento dominante è l’attesa. I rifugiati aspettano, non gli viene lasciato altro da fare. Gran lavoro per i fotografi, infine, per l’arrivo al lido di Calista Flockhart (la televisiva Ally McBeal) accompagnata dal celebre marito Harrison Ford. La Flockhart ha portato a Venezia, fuori concorso, il film Fragile dello spagnolo Jaume Balaguero.

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