Dalla rassegna stampa Cinema

Recensione del film "Gas"

…E’ solo a cinque minuti dalla fine, nello snodarsi della vicenda che la storia sembra trovare, per un brevissimo istante, la propria ragion d’essere. Troppo tardi perché anche quell’epilogo ha un sapore di déjà vu…

Caratterizzato da una totale e drammatica mancanza di originalità, il film di Melchionna fa propria la dinamicità della tecnica di riprese proposta dai nuovi telefilm americani, per trattare l’ormai consumato tema dei giovani di periferia – o di provincia – privi di passione e irrimediabilmente insoddisfatti. Mentre la storia si dibatte tra continui passaggi tra il passato e il presente dei protagonisti, la regia, pur composta con un certo vigore, sbatte con tenacia contro il muro della scontatezza e della banalità.

Si, questo racconto di vite incerte che si svolgono tra sessualità rabbiose e paure profondamente sofferte, in un tempo che “non scorre” per dirla con Luca, dove “tutto è ovattato” e in cui non si riesce a sentire più nulla e forse non si teme di provare qualcosa, annoia tragicamente.
Soffocati tutti dall’ansia, affogati nel vuoto che li circonda e che persino li riempie, i personaggi di Melchionna svelano con scarse parole il proprio dolore: sbattuti davanti alla macchina da presa, ghigni e furori sottolineati da primi piani o piani sequenza, sembrano obbedire alle regole di improvvisazione degli esercizi di arte drammatica d’Accademia e, nonostante le continue urla veementi non regalano alcuna commozione o partecipazione. Un’assordante house music poi, ritma l’irritante catatonia intellettuale di questi ragazzi che parlano poco e dicono ancora meno.

E’ solo a cinque minuti dalla fine, nello snodarsi della vicenda che la storia sembra trovare, per un brevissimo istante, la propria ragion d’essere. Troppo tardi perché anche quell’epilogo ha un sapore di déjà vu.

da FilmFilm.it

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