Dalla rassegna stampa Cinema

La Samaritana

…Kim Ki-duk affronta un problema sociale di penosa attualità, come la prostituzione minorile, nel suo tipico modo provocatorio, simbolico e misticheggiante, e fa centro ancora una volta…

Da quando la Mostra di Venezia lanciò «L’isola» (2000) il coreano Kim Ki-duk è diventato un beniamino dei festival. Dei suoi film, snobbati in patria, in occidente apprezziamo i temi bizzarri espressi con una misura classica, un taglio moderno e una misteriosa intensità. Per non parlare di un coinvolgente sentimento del paesaggio che l’autore ha maturato studiando arte a Parigi prima di passare dietro alla macchina da presa. Piovosa e autunnale appare Seoul in «La samaritana» (Orso d’oro per la regìa l’anno scorso alla Berlinale), dove Jae-young si prostituisce affidando la gestione del traffico all’amichetta Yeo-jin. Lo scopo delle due giovani studentesse sarebbe di accumulare quattrini per una fuga in Europa; ma in realtà si tratta di un gioco tra il cinico e l’ingenuo. Jae-young si ispira alla mitica Vasumitra, una prostituta indiana che grazie alle sue arti amatorie trasformava gli uomini in fedeli buddisti; mentre Yeo-jin insiste perché si limiti alla prestazione fisica senza approfondire i rapporti. Quando la polizia fa irruzione nell’alberghetto malfamato, la «samaritana» dilettante si butta dalla finestra e muore all’ospedale. Scartata l’idea di bruciare i soldi, la sopravvissuta pensa che è meglio restituirli. E in un singolare percorso di espiazione si concede ai clienti, l’uno dopo l’altro, pagandoli alla fine. Il tutto potrebbe svolgersi in perfetta paradossale armonia, ma il padre vedovo di Yeo-jin scopre l’incredibile retroscena e mettendo a frutto la propria abilità di poliziotto rintraccia gli uomini coinvolti: li affronta, li prende a sassate e fa di peggio. Come una nemesi si presenta a un padre di famiglia e lo smaschera di fronte a moglie e figli inducendolo al suicidio; poi aggredisce un altro in un orinatoio e lo massacra. La storia si conclude con un lungo episodio che racconta il pellegrinaggio in cui il padre accompagna la figlia sulla tomba della madre, tra sogni e accadimenti reali del pari angosciosi. Kim Ki-duk affronta un problema sociale di penosa attualità, come la prostituzione minorile, nel suo tipico modo provocatorio, simbolico e misticheggiante, e fa centro ancora una volta.

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