Dalla rassegna stampa Cinema

Giochi proibiti secondo Araki

Primecinema. In «Mysterious skin» il regista riflette su omosessualità, pedofilia e crisi della famiglia

“Mysterious skin”, l’ultimo film di Gregg Araki, già regista maudit e di culto, parla di pelle, di ragazzi “senza pelle”, dalla sensibilità offesa e ferita, naturalmente predisposta alla cognizione del dolore.
Ma l’autore in questo lavoro racconta anche se stesso; come il cinema di Gregg Araki stia cambiando pelle: la spudoratezza esibizionistica ed estetizzante, la voglia di scandalizzare vengono affiancate da una nuova maturità, dalla voglia di analizzare, riflettere, risalire alle origini.
Il cinema di Gregg Araki è da sempre sinonimo di cinema che rappresenta l’omosessualità maschile in una rappresentazione violenta, choccante, anti-istituzionale (nel senso che non cavalca “battaglie civili”) e incupita da un fosco esistenzialismo.
Il lato oscuro dell’omosessualità è ben presente anche nell’ultimo film di Araki, ma per la prima volta non è mostrato come un dato di fatto, quanto piuttosto come il risultato di un processo, l’inevitabile conseguenza di infantili “giochi proibiti”, accettati ed esibiti da un lato, oppure rimossi e nascosti da una patina di inconsapevole ingenuità, dall’altro.
Questi due atteggiamenti, questi due diversi percorsi esistenziali verso la “linea d’ombra” della maturità si incarnano, si materializzano nei due protagonisti del film: Neil Mc Cormick, il ragazzo di vita bello e dannato e Brian Lacky, biondo, occhialuto timidone, convinto di essere stato rapito dagli Ufo quando era bambino. Ci sono anche due personaggi intermedi: la ragazza, confidente ed amica d’infanzia di Neil, ed il giovane aspirante gay, segretamente innamorato di Neil.
La rappresentazione della profonda provincia americana, la cui unica legge sembra essere il conformismo, è al vetriolo. I padri fuggono o sono fuggiti e le madri passano da un fidanzato all’altro, proprio come fa come la mamma di Neil (interpretata da Elisabeth Shue), oppure si rifugiano in un immaginario “per bene”, quello delle torte, nell’etichetta e nel bon ton, proprio come fa la mamma di Brian.
Neil e Brian hanno otto anni, giocano nella stessa squadra di baseball e sono oggetto delle attenzioni molto particolari del loro coach. Reagiscono però diversamente e raccontano con la loro voce di bambini, in prima persona, quanto è successo loro e come sono diventati grandi. Araki parla con la loro voce e vede con i loro occhi: non giudica, da adulto, a posteriori. E’ una scelta stilistica ma anche morale. Il film di Araki, talora di tremendo impatto drammatico, è interessante e utile proprio per questo. Vedere per credere.
Fausto Bona

“Mysterious skin”, di Gregg Araki, con Joseph Gordon Levitt, Brady Corbet ed Elisabeth Shue. Usa 2004. Al Sociale. Voto: 8.

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