Dalla rassegna stampa Cinema

«Stage Beauty»

…un Rupert Everett che si aggira per i corridoi del suo palazzo con i suoi cagnolini, si traveste da donna per una recita e si rassegna all’intraprendenza orale della sua incolta amante…

Ancora i dintorni di William Shakespeare, ancora una Londra-verminaio di postriboli, abiti sontuosi, sporcizia, fango, miseria, belle maniere e crudeltà, ancora commedie/tragedie dell’arte e della vita. In questa variazione sui backstage dei palcoscenici di sua Maestà britannica ci sono battute raccapriccianti, scene cinematograficamente corrive, colpi di teatro da colpo di tosse o di sonno. Corre l’anno di grazia 1660 e re Carlo II, re spelacchiato e imparruccato (un Rupert Everett che si aggira per i corridoi del suo palazzo con i suoi cagnolini, si traveste da donna per una recita e si rassegna all’intraprendenza orale della sua incolta amante), riaperti i teatri dopo una quarantena moralistica di quasi due decenni, autorizza (è una rivoluzione) le attrici a calcare le scene e vieta agli uomini di interpretare ruoli femminili. L’editto reale stronca la carriera di Ned Kynaston (Crudup), il più famoso e desiderato tra le “prime attrici” della città e favorisce l’ascesa come interprete di Maria (Danes), sarta e “serva di scena” di Kynaston. La ricostruzione è accurata e il regista (come direttore del Royal National Theatre ha prodotto e messo in scena più di cento spettacoli) tenta di dare dinamismo con nervosi basculamenti della macchina da presa ad un copione non esaltante. L’interesse è tutto extrafilmico: pagine di storia del teatro e della società del XVII secolo. Per valutare gli attori bisognerebbe vedere il film in originale….

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