Dalla rassegna stampa Cinema

Da oggi nelle nostre sale “Tropical Malady”, premio regia a Cannes

…c’è la storia di due giovani omosessuali legati dall’amore – Keng (Sakola Kaewbuadee), un soldato, e il contadino Tong (Banlop Lomnoi) – che vivono in allegria e discrezione la loro relazione in una Thailandia divisa tra modernità e tradizione…

Nella giungla per conoscersi meglio

ROMA. Arriva nelle sale oggi distribuito dall’Istituto Luce “Tropical Malady” a firma del regista dal nome davvero impronunciabile Apichatpong Weerasethkul. Primo film thailandese in concorso al Festival di Cannes l’anno scorso, dove si è aggiudicato a sorpresa il premio della giuria, si può considerare esattamente diviso in due parti.
Nella prima c’è la storia di due giovani omosessuali legati dall’amore – Keng (Sakola Kaewbuadee), un soldato, e il contadino Tong (Banlop Lomnoi) – che vivono in allegria e discrezione la loro relazione in una Thailandia divisa tra modernità e tradizione. Nella seconda parte, tutto cambia e diventa protagonista la sola giungla.
In un villaggio ai confini della foresta si parla infatti di una strana bestia selvaggia che inizia a sbranare le mucche.
Da qui si entra in una atmosfera mitologica con il lungo racconto di un soldato che si perde nella foresta e inizia a cercare se stesso. Qui le leggende diventano realtà.
L’uomo prima incontra un selvaggio nudo (in realtà una creatura-tigre) con cui inizia a combattere e poi inizia a inseguirlo in una giungla piena di simboli e di voci che sta lentamente per trasformarlo in una creatura non più umana.
«Per lui andare nella giungla – ha detto il regista a Cannes – non è altro che la ricerca dei suoi ricordi, della sua identità, del suo posto nel mondo. Qui il mondo degli uomini e il mondo degli spiriti finiscono inevitabilmente per incontrarsi». Con Tropical Malady, ha continuato Apichatpong, «voglio parlare della malattia d’amore, dei sentimenti e dei ricordi in cui cadono i due giovani della prima parte del film, ma è anche del viaggio alla ricerca di se stesso dell’uomo nella giungla. Qui si instaura un clima inquietante e l’azione si svolge tutta di notte in un contesto molto angosciante». In Thailandia, ha spiegato il regista, il pubblico «non ama molto i miei film così personali e sperimentali, ma preferisce quelli di Hollywood».

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