Dalla rassegna stampa Cinema

La follia e l'ossessione amorosa dal grande schermo alla realtà

…Impossibile non scorgere nel plot l’ombra di Freud e la sua tesi, oggi condivisa ormai solo da alcuni analisti « ortodossi » , che dietro la paranoia si nasconda un’omosessualità repressa…

PSICHIATRIA SULLE TRACCE DI UN LIBRO DI MCEWAN, NEI CINEMA ITALIANI SI RACCONTA « L’AMORE FATALE » . NE PARLIAMO CON IL PROFESSOR ORLANDO TODARELLO

AMOUR FOU – L’amore fatale è l’amore che diventa malattia. Una passione che non conosce limiti. Quella, per intendersi, che ha ispirato il genio cinematografico di François Truffaut: Adele H, una storia d’amore ( 1975) e La signora della porta accanto ( 1981) sono forse i due film in cui il regista francese ha meglio descritto l’ amour fou , ossessivo, totale, estremo. Ma L’amore fatale è anche il titolo italiano scelto per il film di Roger Michell, in arrivo anche sugli schermi pugliesi, tratto dall’omonimo romanzo di Ian McEwan: un thriller atipico, imperniato sul delirio erotico del giovane « freak » Jed Parry.
Un pallone aerostatico che precipita imprevedibilmente su un prato nella campagna inglese un incidente anch’esso fatale, un ricercato espediente narrativo che segna l’attacco davvero memorabile della storia narrata da McEwan scatena nel giovane una patologia che è stata compiutamente descritta solo nel 1942 dallo psichiatra francese Gaetan de Clérambault e che da questi ha poi preso il nome. Jed si convince di dover amare un perfetto estraneo, lo scrittore scientifico Joe Rose, e di esserne ricambiato: ma Joe che ha una compagna che ama e dalla quale è riamato respinge il fervore omosessuale di Jed, con ciò innescando la spirale di una persecuzione che porterà inevitabilmente ( nel romanzo) ad una fine violenta. Impossibile non scorgere nel plot l’ombra di Freud e la sua tesi, oggi condivisa ormai solo da alcuni analisti « ortodossi » , che dietro la paranoia si nasconda un’omosessualità repressa.
Nella sua forma pura, riferiscono gli esperti, la sindrome di de Clérambault non ha sicuramente una frequenza elevata: « Dal punto di vista epidemiologico precisa Orlando Todarello, docente di Psichiatria all’università di Bari si manifesta nello 0,025 0,03% della popolazione ( la schizofrenia raggiunge l’ 1%, i disturbi dell’umore il 5%). Ha un esordio tardivo, in genere intorno ai 40 anni » . Il paziente, solitamente di sesso femminile, manifesta la convinzione delirante che gli anglosassoni chiamano « delusion » , termine che è stato erroneamente tradotto in alcune recensioni come « ossessione delusione » , mentre si tratta di delirio che un uomo, spesso di livello sociale più elevato, sia innamorato di lei.
Uno dei casi storici riportati da de Clérambault è quello di una donna francese di 53 anni convinta che il re Giorgio V d’Inghilterra l’amasse: e che il sovrano comunicasse con lei attraverso spostamenti delle tende dietro le finestre di Buckingham Palace, interpretati come criptici messaggi d’amore. « Presunti scambi di comunicazioni mai avvenute » , sottolinea McEwan. « In questa concezione paranoica conferma Todarello i segni di diniego dell’altro vengono interpretati come prove nascoste dell’amore. La prove che l’altro ricambi il sentimento, ma che non possa rivelarlo, stanno proprio in questi piccoli segnali segreti in realtà privi d’importanza. Gli atteggiamenti e le strategie che il paziente mette in atto possono invece creare seri problemi alle vittime » . Tanto che la consapevolezza della minaccia rappresentata dai pazienti afflitti dalla sindrome di de Clérambault ha indotto in alcuni paesi il proliferare di leggi tese a proteggere le loro vittime. La tragedia di coloro sui quali si concentrano le attenzioni non desiderate si riduce, nella migliore delle ipotesi, a continue molestie ed imbarazzi: ma in alcuni casi, sia pur rari, alla rovina dei rapporti personali più stretti. Come nel film e nel romanzo di McEwan: « Mi interessava, ha confessato l’autore, far innamorare il fanatico Jed di un uomo come Joe, particolarmente razionale e controllato; un uomo ” felice”, anche se fragile, con un rapporto sentimentale che funziona » .
Se l’esordio della sindrome è netto ed inatteso, quasi esplosivo ( « improvvisamente chiarisce lo psichiatra barese si slatentizza una struttura fino a quel punto abbastanza compensata » ) , imprevedibile può dunque rivelarsi l’epilogo.
Lo scrittore McEwan e il regista Michell lo immaginano cruento e tempestoso: Jed segue infatti fino in fondo il delirante sillogismo « io amo te, tu non ami me, io odio te » . Ma nella realtà il delirio erotico può andare avanti per molti anni: come nel caso della donna barese affetta dalla sindrome di de Clérambault quarantenne, casalinga, due figli, problemi relazionali che nutriva un violento trasporto affettivo nei confronti di un medico, suo coetaneo: insieme con la convinzione delirante di essere ricambiata. Lo tempestava di lettere e telefonate; poi passò all’intrusività, caratterizzata da improvvise irruzioni nell’ambulatorio di lui. Ora è in trattamento: « La terapia deve essere integrata spiega Todarello e puntare sui farmaci neurolettici associati alla psicoterapia » .
« Nella malattia si capisce meglio anche il comportamento sano » , afferma McEwan.
Se dunque questa sindrome è solo uno specchio deformante, un desiderio malato, un disturbo delirante, che cos’è l’amore « sano » ? E si può essere innamorati in modo ragionevole? Todarello ci crede: « In una relazione amorosa matura si tiene conto dei bisogni e dei desideri dell’altro. E si è disposti ad accettare la realtà. L’infatuazione amorosa è invece irrazionale e regressiva perché si considera l’altro come fosse una parte di sé: lo si vuole conforme alle proprie fantasie e non lo si accetta per quello che è. Di fatto, la classica infatuazione è tipica dell’adolescente e della sua immaturità » .
Ma l’innamoramento, secondo McEwan ( e non solo lui) è sempre un’esperienza estrema, un atto irragionevole: « Quando ci si innamora sostiene lo scrittore scozzese, l’altro diventa un’ossessione: non si dorme, non si mangia, non si pensa ad altro » .

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