Dalla rassegna stampa Cinema

Almodovar torna alle sue donne

… «Forse mi capite più in Italia che in Spagna, questi vostri premi, l’affetto e le critiche attente, sono per me come un secondo focolare. Vi ringrazio di cuore. Ma la politica va meglio da noi, questo devo dirlo…

NASTRI D’ARGENTO Il regista spagnolo conquista il premio per il miglior film straniero con “La mala educaciòn”

«Si chiamerà “Volver” e racconterà tre generazioni al femminile, nonna-figlia-nipote»

Roma
Impareggiabile Pedro. «Forse mi capite più in Italia che in Spagna, questi vostri premi, l’affetto e le critiche attente, sono per me come un secondo focolare. Vi ringrazio di cuore. Ma la politica va meglio da noi, questo devo dirlo».Almodovar, votato ai Nastri d’argento quale regista del miglior film straniero del 2004 (‘battendo’ nella cinquina dei candidati “Shrek 2”, “21 grammi”, “Ferro 3 la casa vuota” e “La sposa turca”) per il suo “La mala educaciòn” – terzo Nastro in carriera per lui – parla di tutto con fraterna maturità, dosata ironia, senza fronzoli: importanza dei premi, le controversie su “La mala educaciòn”, il suo prossimo film, gli imminenti Oscar, la Spagna con Chiesa e Stato in divergenza etico-sociale.Almodovar, cosa prepara?

«Torno a un film quasi tutto di “mujeres”, femminile! Non so se mi verrà proprio una commedia ma sarà di sicuro più leggero dell’ultimo».La storia?

«Tre generazioni di donne, nonna-figlia-nipote (sicure al momento Penelope Cruz e Chuz Lampade) in un andirivieni fra Madrid e la Mancha del mio paese di origine, luogo ove la gente ha una relazione quasi ‘sociale’, non tenebrosa, con la morte, con i cari estinti che tornano a parlarci. Il titolo sarà “Volver”, tornare, l’ho preso da un famoso tango, musica che scandirà il film”.

Torniamo ai premi. E’ tempo di Oscar, 5 anni fa lei vinse quello straniero col capolavoro “Tutto su mia madre”, e da allora è uno dei votanti dell’Academy Awards. Chi vede favoriti e quali sono i suoi preferiti dell’anno?

«Per la regia e la produzione lotta fra “Million dollar baby” di Eastwood e “The Aviator” di Scorsese sul quale aleggia un assurdo risarcimento per non averlo mai premiato prima per suoi film migliori. Io ho molto amato il film di Clint Eastwood, complesso, non accattivante, in cui lui a 74 anni ha rischiato tanto e che in Usa all’inizio non è stato adeguatamente distribuito. A me è piaciuto anche “Sideways” col suo tocco di bella umanità.Gli attori?

«Quest’anno sono tutti bravi, vedo un testa a testa fra l’incredibile Foxx-‘Ray’ e il migliorato DiCaprio. Ma anche l’ex ribelle Johnny Depp e il commovente Don Cheadle di “Hotel Rwanda” hanno possibilità. Fra le attrici per me favorite Annette Bening e la incredibile Staunton-Vera Drake. Io poi adoro Kate Winslet protagonista con Jim Carrey del più bel film americano dell’anno, molto trascurato nelle nomination, “Eternal sunshine of spotless mind”, che orribile il titolo italiano “Se mi lasci ti cancello”! E per il mio amico-rivale “Mare dentro” di Amenabar, spero vinca anche se la categoria del film straniero è misteriosa, non sai mai chi la vota».Restiamo fra i premi. Per lei sono ancora importanti, o no?

«Dopo 25 anni di lavoro è difficile sorprendere in positivo le persone, ho più bisogno di stima che di riconoscimenti. Perché ultimamente, da “Parla con lei”, ho cambiato stile e tono e i premi significano ‘Pedro, continua così’. Seguendo il mio interesse per il lato oscuro del cuore umano, “La mala educaciòn” parla di scelte pericolose di personaggi tutti negativi coi quali era complesso identificarsi, in un mercato cinematografico che sempre più tende a compiacere e intrattenere un pubblico mondiale per la maggior parte giovanissimo. Ma ‘La mala educaciòn’ non é un film contro la Chiesa (anche se io lo sono), racconta un mio legame col passato in cui sacerdoti e compagni che ho conosciuto seguivano i propri desideri e destini senza remissioni né freni».E come vede i rapporti attuali fra la Chiesa spagnola, la società civile e il Governo?«Il popolo sta in mezzo sbandato, fra il clero (appoggiato dal Vaticano) che fa politica attiva da altari, pulpiti, confessionali, perché i fedeli non accettino decisioni dello Stato come i matrimoni omosessuali, la legge sull’aborto, la ricerca sulle cellule staminali. E’ evidente che la Chiesa sente di perdere potere in una società spagnola sempre più laica, democratica e aconfessionale. Dopo 8 anni di governo del partito polare, il governo di Zapatero segue altre strade. Ma non impedisce certo l’insegnamento della religione nelle scuole, piuttosto permette di scegliere fra una ‘educaciòn’ e un’altra. Il conflitto c’è: cresce una Spagna multietnica e multiculturale, la vita deve corrispondere alla realtà di certe diversità da rispettare».

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