Dalla rassegna stampa Cinema

Alessandro, l'eroe dai mille volti nato per i racconti

…Il lavoro di Stone, accompagnato da tiepide accoglienze anche in Italia, ha subito, è noto, critiche assai pesanti negli States…

Non sappiamo quanto l’ultima trasposizione cinematografica delle gesta di Alessandro possa inscriversi nel prepotente ritorno di interesse per il mondo classico, le sue storie, i suoi protagonisti, i suoi miti, la sua letteratura. Negli ultimi anni le librerie allestiscono sempre più affollati scaffali in cui troneggiano romanzi e ponderose biografie (talora frutto dell’impegno saggistico degli specialisti), ambientati soprattutto nell’antichità greco-romana, che fungono da rinnovata cornice alle collane dei testi greci e latini con la versione a fronte. Così accanto agli scritti di Lane Fox e Radet, di Faure e Citati, di Bosworth e Casati, di Mossé e Caratini, di Valerio Manfredi (la sua trilogia Aléxandros è stata tradotta in 29 lingue e diffusa in oltre quaranta paesi), di Haefs e Green, fanno bella mostra di sé le Storie di Alessandro Magno di Curzio Rufo e l’Anabasi di Alessandro di Arriano, la Vita di Alessandro curata da Plutarco e la più tarda composizione nota come Romanzo di Alessandro.
Tuttavia il regista americano Oliver Stone asserisce che il suo progetto data in là nel tempo: un desiderio trentennale, poi da ultimo ripreso per rievocare l’epopea del mito attraverso la descrizione di «uno straordinario viaggio epico, umano, filosofico, morale, politico». Forse anche per questo non sembrano leciti paralleli né con Il Gladiatore né tanto meno col «computer kitsch» (la definizione è di M. Porro) di Troy.
Ad altri certo spetterà il compito di istituire confronti, anche con la versione del 1956 in cui R. Rossen diresse Richard Burton. Il lavoro di Stone, accompagnato da tiepide accoglienze anche in Italia, ha subito, è noto, critiche assai pesanti negli States. Giudicato spesso inferiore alle aspettative, criticato nell’impianto narrativo, nei dialoghi reputati banali o noiosi, il film ha registrato censure anche per lo spazio dedicato ai risvolti di vita privata, le implicazioni freudiane, alla rappresentazione della pansessualità e soprattutto dell’omosessualità del protagonista. Certo, desta meraviglia che si imputi a Stone ora di aver rappresentato Alessandro con toni smaccatamente shakespeariani, sì da renderlo copia sbiadita di Amleto o Enrico V più che eroe antico, e ora si affermi che lo raffigura come un crybaby; che gli si rinfacci di aver posto troppo sullo sfondo il tema della conquista del mondo e al tempo stesso lo si accusi di enfatizzare pulsioni imperialiste che nell’idea dell’ellenizzazione del Medio Oriente troverebbero inquietanti analogie con le operazioni care a Bush.
Sono, queste, solo alcune delle riserve espresse e a molte di esse il regista (sovente in passato accusato di aver fornito visioni distorte nei suoi film sull’America) ha già replicato con chiarezza e facendo emergere nettamente il connubio fra il sogno di grandezza e riunificazione del vincitore e il suo profondo illuminato rispetto per il patrimonio di usi, costumi, credenze dei vari popoli incontrati.
Naturalmente si potrà discutere su molte delle scelte operate da Stone: a cominciare dall’individuazione degli attori protagonisti, criticare un’eccessiva caratterizzazione di alcuni di essi, la verbosità che può appesantire l’azione, ovvero lodare la fotografia e i costumi. Resta in realtà il dato incontrovertibile che il soggetto stesso del film era da considerarsi assai insidioso. Era inevitabile infatti che un’operazione che si ponesse come tentativo di rappresentare il profilo biografico di Alessandro dovesse condurre a selezioni, alcune anche «dolorose» e prestare così il fianco ad accuse di omissioni o partigianerie ovvero, al contrario, di ostilità preconcetta.
Sia concesso qui all’antichista di invocare il ricorso alle fonti, troppo spesso dimenticate. Si scoprirebbe allora che lo stesso imbarazzo di fronte al vario, articolato, complesso iter che condusse alla nascita e alla diffusione delle storie su Alessandro (e che avrebbe poi portato a quel coacervo di elementi narrativi che è il Romanzo, alle sue numerose versioni e infinite traduzioni, poi riferimenti per le culture d’Oriente e di Occidente) investì anche gli antichi. Arriano sentiva perciò il bisogno di dedicare un’articolata precisazione, nell’esordio della sua Anabasi, da cui scaturissero i criteri che l’avevano guidato nella selezione fra le numerosissime fonti, quali racconti e perché ritenesse fededegni e come avesse proceduto a giudicare della credibilità dei vari episodi. Nella Vita dedicata al grande Macedone, Plutarco confesserà esplicitamente la sua innocenza di fronte alla possibile accusa di non aver riferito ogni fatto o di non aver descritto esaustivamente gli eventi più celebrati; in realtà talora «una parola, un motto di spirito forniscono del carattere un’idea molto più adeguata della descrizione di scontri con morti a migliaia, grandi eserciti schierati e assedi di città». Così Diodoro Siculo, nella sua trattazione che sembra mantenersi fra toni né apologetici né ostili, indulgerà nella descrizione della generosità mostrata da Alessandro nei confronti della famiglia di Dario, una volta che il gran Re era stato sconfitto: «io reputo che sebbene numerosi e nobili gesti siano stati compiuti da Alessandro nessuno fu più grande, né più degno di essere narrato e ricordato nella storia».
Non spiace allora notare che, accanto all’assenza di episodi ben noti e celebrati dalla vulgata su Alessandro (basti pensare al nodo di Gordio) se ne registrano altri nella pellicola che trovano ampio riscontro nelle fonti più accreditate: l’esperienza che Olimpiade, la madre, vanta nei riti misterici, nella magia, nel padroneggiare i serpenti; l’abitudine di Alessandro di mantenere con la madre uno stretto rapporto epistolare; la sua inclinazione al bere e al contempo la ricerca della moderazione nei piaceri; l’essere d’esempio per i propri soldati; le capacità e l’intelligenza nella tattica come nella strategia; la volontà di creare concordia e fusione tra i popoli (con l’iniziativa di insegnare la lingua greca e l’uso della armi macedoni a trentamila giovani «barbari»); le congiure e le uccisioni di Filota, Parmenione, e poi l’assassinio di Clito. Persino l’insegnamento di Aristotele da cui dovette aver preso l’idea che il mondo conosciuto avesse ad Oriente un confine non ben definito che sarebbe stato meraviglioso «toccare».
L’abitudine di dormire con l’Iliade e il pugnale sotto il cuscino (segnalataci da Plutarco e puntualmente citata da Stone) mostra come sovente Alessandro si ispirasse ai principali eroi omerici: è Achille nelle manifestazioni di furore agonale come nelle passioni per animali (il cavallo Bucefalo) e gli amici più cari (indiscutibili le analogie tra Efestione, l’amico del cuore e Patroclo, persino nella commozione alla morte dell’amico e dei riti funebri allestiti), ma è al tempo stesso Odisseo nella voglia di conoscenza, di viaggio, nella capacità di vincere con l’inganno o di trovare l’astuzia insuperabile.
Forse tutto ciò aiuta anche a comprendere le ragioni del significativo sottotitolo dell’edizione originale (spesso ignorato): The greatest legend of all was real. Si tratta di fronte all’impresa di Alessandro, di dar conto delle ragioni e del modo con cui quella fulminante conquista si avverò e divenne, appunto, leggenda. Di fronte a un tale esempio è del tutto comprensibile che si possa essere rapiti da un desiderio quasi irrefrenabile di cimentarsi con l’impresa di ripensare e far rivivere quegli uomini e quelle azioni e al tempo stesso avvertire l’inadeguatezza di chi deve operare delle scelte e riprodurre ritratti, copie, per quanto credibili. Fu così anche per gli antichi. E forse, le testimonianze più vere e che più contribuirono a che la realtà divenisse leggenda, furono quelle di quanti tornarono e portarono con loro i segni visibili di quella incredibile avventura (gli oggetti, i tesori e forse mogli, figli, schiavi di altre terre lontane) e soprattutto su di loro, con le cicatrici, negli occhi, nel cuore la memoria di un unico, lungo, complesso, irripetibile racconto.

16/01/2005

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