Dalla rassegna stampa Cinema

Stone: «L'Europa capirà il mio Alessandro Magno»

…Colin Farrell: uno degli attori più determinati e coraggiosi che io conosca». Quanto al tema che avrebbe suscitato tanto scandalo (del protagonista si narra anche l’accertata bisessualità) «egli era un uomo curioso…

Dopo il flop in America il regista cerca a Roma il riscatto per il suo «Alexander» con Colin Farrell costato 155 milioni di dollari «In Usa non l’hanno capito perché non conoscono la storia»
«Stavolta sono riuscito a mettere a disagio sia la destra sia la sinistra americana. Era un uomo libero e temerario: sbaglia chi pretende di giudicarlo con gli occhi d’oggi»

Che parallelo c’è tra Alessandro Magno figlio di Filippo di Macedonia, e George W. Bush, figlio dell’omonimo genitore? Apparentemente nessuna. Ma lo spericolato paragone è solo uno dei tanti tirati in ballo alla presentazione italiana di Alexander: «Come l’Alessandro anche Bush jr è andato a fare la guerra in Iraq. E come lui l’ha fatta per concludere un’opera lasciata incompiuta dal padre – argomenta Oliver Stone -. La differenza, però, va tutta a vantaggio di Alessandro. Lui ha cercato di integrarsi con i conquistati; di rispettarli. Mentre Bush s’è portato il loro petrolio a casa».
Ora, senza andare a scomodare tanti parallelismi con la storia contemporanea, non c’è dubbio che Alexander – colossale biografia del mitico eroe macedone, realizzata da Stone dopo quindici anni d’attesa, interpretata da Colin Farrell, Angelina Jolie e Val Kilmer, e ieri presentato a Roma in attesa che l’uscita italiana del 14 rimedi un po’ all’insuccesso americano – abbia fatto e farà discutere. Ogni volta che una mega produzione hollywoodiana fallisce (questa è costata 155 milioni di dollari, e è stata impietosamente stroncata dalla critica Usa) si cerca di rifarsi in Europa, invocando la solita mancanza di cultura degli yankee. «All’uscita del film la sinistra americana m’ha accusato di dire le stesse cose di Bush. E la destra di aver glorificato con Alessandro un omosessuale. La verità è che il mio film mette a disagio molta gente». E forse mette a disagio soprattutto Stone, che ora deve salvare il salvabile. Girato tra Marocco, Thailandia e Inghilterra, infatti, con tutte le sensazionali e maniacali pignolerie d’un kolossal d’oggi (dal mese d’allenamento militare cui sono stati sottoposti gli attori, alla ricostruzione di armi e armature tratte da iconografie originali) Alexander segue l’avventura del grande conquistatore dall’adolescenza alla morte, lungo la trionfale marcia di 22.000 miglia con cui egli fondò, tra Europa e Asi a, un vero «impero viaggiante».
«Trovo la figura di Alessandro straordinaria. Da anni sognavo di occuparmene. Certo: a noi oggi egli apparirebbe solo un despota, un tiranno. Ma nella sua fame di conquista Alessandro coltivava un sogno: quello di unificare tutto il mondo, di mescolare fra loro tutte le razze». Sotto al suo tallone però, obietta qualcuno: esattamente come «sognano» di fare tutti i conquistatori, da Cesare a Napoleone. «Non possiamo giudicare Alessandro con gli occhiali del XXI secolo; egli non fu solo un conquistatore: apprezzò e sfruttò il meglio da tutti i popoli che conquistò; portò con sé scienziati, poeti, cartografi, era anche un vero esploratore». E come spiega che il personaggio del fido Tolomeo (interpretato in vecchiaia da Anthony Hopkins) lo definisca «l’uomo più libero che io conosca», quando lei ce lo racconta invece prigioniero della propria fame di conquista? «Tolomeo intende libero dalla paura. È stato liberandosi da questo sentimento che Alessandro ha potuto fare quel che ha fatto. Esattamente come il suo interprete, Colin Farrell: uno degli attori più determinati e coraggiosi che io conosca». Quanto al tema che avrebbe suscitato tanto scandalo (del protagonista si narra anche l’accertata bisessualità) «egli era un uomo curioso. Curioso di tutto. Nella guerra, nelle scoperte, nel sesso. Ed è un peccato che in America si sia guardato solo a questo aspetto, e si sia trascurata l’interezza del suo ritratto umano».

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