Dalla rassegna stampa Cinema

«Liberaci dal sesso e dal film su Kinsey»

L’America puritana si mobilita contro l’opera di Bill Condon sulla vita del famoso sessuologo

Nell’America del secondo mandato di Bush c’è sempre un motivo per una crociata. L’ultima, in ordine di tempo è contro un piccolo film indipendente che racconta la vita di Alfred Kinsey, il sessuologo americano autore del famoso Rapporto Kinsey che negli anni quaranta fece luce sull’argomento più scabroso d’America: il sesso.
I due saggi di Kinsey, Il comportamento sessuale dell’uomo e Il comportamenteo sessuale della donna, aprirono la strada alla rivoluzione sessuale degli anni Sessanta e Settanta e, quanto ad impatto sociale, furono paragonati dalla stampa di allora alla bomba atomica.
Sarà forse per questo che ancora oggi, l’America conservativa e destrorsa, quella dei redneck e dei pellegrini, preferisce le bombe al sesso. Sarà per questo che mentre l’artefice di una guerra sbagliata e perdente viene rieletto alla Casa Bianca, un film che racconta la storia di uno scienziato, viene ostacolato in ogni modo possibile.
Poche sale
Prodotto da Francis Ford Coppola, diretto dal regista omosessuale Bill Condon, e interpretato da Liam Neeson e Laura Linney (che hanno ottenuto una candidatura ai Golden Globes come migliore attore protagonista e migliore attrice non protagonista), Kinsey è uscito tre settimane fa in pochissime sale cinematografiche statunitensi (da noi arriverà a marzo), combattendo con quanti, fra associazioni della destra, congregazioni religiose e gruppi per la difesa dei valori della famiglia, si oppongono con tutte le armi possibili alla sua proiezione.
Che cosa racconta di tanto scabroso Kinsey? Racconta di uno zoologo che una volta sposato, non riuscì a consumare il matrimonio se non quando decise di imparare qualcosa sul sesso. Racconta delle sue ricerche, non sempre ortodosse (per i suoi esperimenti utilizzò se stesso, i suoi collaboratori e la moglie, sullo schermo interpretata da Laura Linney) e delle sue interviste a diciottomila volontari. Scoprì che nell’America puritana di allora che il 92% degli uomini e il 62% delle donne si masturbava e che una percentuale tra il 67 e il 98% degli uomini e il 50% delle donne avevano avuto rapporti sessuali prima del matrimonio.
Fece scalpore allora, lo fa ancora oggi.
«L’America ha una personalità schizofrenica – commenta Liam Neeson – da un lato è il paese dove si produce la maggior parte della pornografia mondiale e dall’altro è il posto dove un film che racconta l’esperienza di uno scienziato viene contestato. Da un lato c’è il successo di trasmissioni come Sex and the City e Queer Eye for the Straight Guy, in cui quattro gay tentano di “raddrizzare” il gusto a un eterosessuale, e dall’altro fa scandalo la tetta di Janet Jackson o una coppia omosessuale che si sposa a San Francisco».
La schizofrenia americana in fatto di sesso si sta manifestando in tutta la sua virulenza. Un’emittente pubblica di New York , la Wnet, ha rifiutato di mettere in onda il filmato promozionale del film definendolo «troppo provocatorio».
Schizofrenia per schizofrenia, i portavoci della Fox Searchlight che distribuisce la pellicola (e che è un ramo della casa di produzione di Rupert Murdoch, da sempre vicina agli ambienti della destra americana), si sono detti «scandalizzati della decisione dell’emittente in una città sofisticata come New York».
Insomma, quando si parla di sesso l’America impazzisce. Metà nazione considera Kinsey il «padre della rivoluzione sessuale». L’altra metà lo giudica un pedofilo e un pervertito. La sessoterapista Laura Schlessinger, conduttrice di un programma radiofonico, ha chiesto ai suoi ascoltatori di non andare a vedere il film «se hanno a cuore il bene dei bambini». «Come ha fatto Kinsey a sostenere che bambini di due mesi hanno avuto un orgasmo? – calca la mano Judith Reisman, biografa di Kinsey autrice di volumi intitolati Kinsey: Delitti e Conseguenze e Kinsey: Sesso e Frode – Kinsey chiama scienza quel che dovrebbe esser chiamato stupro».
Inserzioni militanti
La Reisman aveva tentato, mentre ancora il film era in lavorazione, di acquistare una pagina pubblicitaria sul quotidiano di spettacolo Variety. La pagina mostrava un bambino che piange e la didascalia: «Avete paura che i pedofili adeschino i vostri figli?». Variety aveva respinto l’inserzione, giudicandola di cattivo gusto.
Questa è l’America del ventunesimo secolo, nella quale nulla pare cambiato da quei lontani anni Quaranta quando Kinsey, dopo l’uscita del suo celebre rapporto, si vide tagliato fuori da tutti i finanziamenti per le ricerche e giudicato da una speciale commissione congressuale che lo accusò di far parte di un complotto comunista per indebolire i valori americani. Un sondaggio di pochi giorni fa del New York Times dimostra come sia tuttora difficile per i ricercatori trovare fondi per studi sul sesso. «La nazione che ha inventato il Viagra è ancora a disagio ad esplorare argomenti come il desiderio e gli stimoli dell’eccitazione sessuale anche quando le ricerche in questi campi sono indispensabili ai fini della salute pubblica», ha scritto il quotidiano. Nemmeno un anno fa il governo federale ha rifiutato fondi a tre importanti università che volevano creare corsi di perfezionamento per studenti interessati a studiare la sessualità. «Sono nel campo da 30 anni e il livello di intimidazione e di paura è più alto oggi di quando ho cominciato», ha detto al quotidiano Gilbert Herdt, ricercatore del National Sexuality Research Center della San Francisco State University che si dice praticamente certo del fatto che i recenti risultati elettorali «provocheranno un’intrusione ancora maggiore dell’ideologia nella scienza».
Nessuna polemica
In questo vortice di reazioni, clamori, tentativi di boicottaggio e passioni, Kinsey non è riuscito ad ottenere quello che hanno avevano ottenuto in un recente passato due film opposti ma accomunati dalla stessa fonte di pubblicità: la polemica. La Passione di Mel Gibson prima e Fahrenheit 9/11 di Michael Moore poi, avevano fatto prima parlare di sè e poi trovato le sale cinematografiche dove incontrare il pubblico. Kinsey si è dovuto accontentare di cinque piccole sale e di un incasso di tre milioni di dollari. L’America sessuofoba di Bush trionfa.

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