Dalla rassegna stampa Cinema

In America ci sono gli Angeli

Grandiosa miniserie con Al Pacino e la Streep Trasmette La7 in occasione della giornata contro l’Aids

IL New York Times l’ha definito così: «Una divina commedia per un’età laica e tormentata; un terremoto nel teatro, sconvolgente, terribile e magnifico». I toni sono enfatici, ma davvero «Angels in America», prima spettacolo di prosa, poi miniserie tv superpremiata, in onda per tre sere su La7 (dopo essere passata su Sky) in occasione della giornata mondiale contro l’Aids, è un prodotto eccezionale. Intanto per il cast: Meryl Streep e Al Pacino, che per la prima volta lavorano insieme, Emma Thompson, Jeffrey Wright, Marie Louise Parker (tutti premiati con il Golden Globe); poi per la regia (Mike Nichols, «Il laureato»); poi ancora per il soggetto e la sceneggiatura, e la realizzazione tecnica, e gli effetti speciali. Un lavoro sofisticato, affatto differente dagli sceneggiati che normalmente si vedono in tv, ma più affine alla nuova generazione di telefilm. Una delle caratteristiche comune a questi ultimi è la materializzazione dell’inconscio: qui, in maniera immaginifica, si materializzano pure i sogni e le allucinazioni, creando suggestivi incroci tra le menti dei protagonisti. Siamo in America, a metà degli Anni Ottanta, in piena era reaganiana, in piena esplosione dell’Aids. La malattia, come anche il disagio psicologico, hanno una parte importante nel racconto, sostenuti dai dialoghi e dalle immagini. Oltre che dalla interpretazione dei protagonisti. Impegnati, almeno molti di loro, in più ruoli. Meryl Streep, a esempio, è la madre di un giovane mormone sposato con una infelicissima ragazza dal passato tenebroso (alcolismo in famiglia, nonostante i mormoni vietino il comsumo dell’alcol, abusi) che abusa a sua volta di Valium; ma è anche, la Streep, il rabbino ortodosso che seppellisce la nonna di un altro ragazzo, nuovamente omosessuale; è il fantasma di una donna fatta condannare a morte da Al Pacino (grande, dimagrito, impressionante, nel ruolo dell’avvocato pescecane ammalato di Aids). L’omosessualità, accettata o nascosta, comunque sofferta, con la forza dirompente dell’Aids all’epoca del racconto, la metà degli Ottanta, è una parte fondamentale del racconto. «Angels in America», però, non è soltanto un riconoscimento di «status»: è una analisi puntuale e onirica di quegli anni, consumata tra cinismi, libertà sessuale e frustrazioni eterne che traggono le loro origini dagli archetipi della tragedia greca. La morale, il senso di colpa, il ruolo del divino in un mondo tormentato dal male. Dialoghi espliciti: la ragazza mormone del Valium, a esempio, non ha più rapporti con il marito criptogay. Nonostante cerchi di applicare i consigli ascoltati in una trasmissione radiofonica, dove un’anziana psicologa suggerisce alle sue ascoltatrici: «Se avete paura del coito orale, pensate che state semplicemente leccando un gelato». Intanto Emma Thompson, angelo dall’io ipertrofico, fa l’amore con Justin Kirk, fiammeggiando. E dando tutta un’altra interpretazione del paradiso. In epoca di fiction sui santi, tutto da tenere il più possibile defilato. Viva le nicchie.

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