Dalla rassegna stampa Cinema

«Preti e omosessuali: parliamone»

L’opinione di don Massimo Naro sul film di Almodovar che parla di pedofilia e violenza nei collegi religiosi

Preti e omosessualità ne “La mala educaciòn”. «Non posso dire che mi sia piaciuto. Ma sento di ammettere che mi è parso interessante. E ancor più mi pare interessante discuterne». Non sorprende che a discutere di un film appena uscito nella sale cinematografiche sia un prete. Ma se il film in questione è “La mala educaciòn” – un film sull’ omosessualità guardata a partire dall’educazione impartita dai preti nei collegi – la discussione acquista un tono quantomeno insolito.
Il prete è don Massimo Naro, teologo, docente nella facoltà teologica di Sicilia e rettore del seminario di Caltanissetta. Abbiamo raccolto le sue impressioni “a caldo”, all’uscita di un cinema della città, dove il film è stato proiettato per parecchi giorni. Ne riportiamo le più significative: potrebbero interessare i lettori, soprattutto quelli che hanno già visto il film o che avranno modo di vederlo. Pare infatti che quest’ultimo lavoro del regista spagnolo Pedro Almodovar stia facendo discutere molti siciliani, reduci dall’esperienza educativa vissuta nei numerosi collegi dell’isola nel secolo scorso.
«Un film come questo – esordice don Naro – dal titolo artefattamente ambiguo, dimostra che oggi ci troviamo nel bel mezzo di una scomposta pluralità di visioni e di proposte (pseudo) culturali. Un bazar di voci discordanti, di cinguettii banali e banalizzanti, di ciarle improbabili. Si impone all’attenzione chi si mostra più audace, chi non ha pudore di azzardare lo scandalo. L’unica possibilità di sfuggire a questo bailamme è non di prenderlo sul serio, ma di rimanere seri. Si tratta di tentare un approccio pluralistico alla pluralità, senza subirla semplicemente, bensì cercando di valorizzarne ciò che di per sé forse neppure ha valore: perchè assumendo questo “quid”, confrontandosi con esso, gli si può conferire valore. E’ la fatica che il cristianesimo ha sempre compiuto e deve compiere».
«La fede cristiana – continua il sacerdote – sin dai suoi inizi ha affermato, in riferimento all’incarnazione del Figlio eterno, che ciò che non viene assunto non può essere nemmeno salvato. Ecco perché La mala educaciòn è un film da criticare, ma da non demonizzare. Criticare – spiega il teologo – significa quasi “cernere” (dal greco “krìno”), cioè discernere ciò che di buono si può evidenziare rispetto a ciò che non è buono. Nel film di Almodovar ci sono alcuni spunti buoni per una utile riflessione. Del resto la fattura del film esige che lo spettatore lo veda senza abbandonarsi alla tentazione dell’interpretazione ovvia o scontata: esso vuole avvertire, a mio parere, che l’omosessualità è una galassia torbida, con tanti diversi pianeti. Su uno di questi si rifugia lo stesso regista, per il quale la “sua” omosessualità (non quella degli altri, o quella “in genere”) è il migliore dei mondi possibili. Il peggior pianeta è invece, per Almodovar, quello impersonato dal suo peggiore personaggio: il “padre Manolo” del film, che tuttavia viene presentato come un prete inautentico: difatti uscirà fuori dalla congregazione religiosa di cui è membro. Nel film solo Ignacio, che era stato da bambino vittima della melliflua violenza pedofila di padre Manolo, si ostina a chiamarlo “padre” pur dopo che Manolo si è spretato. Ma appare chiaro che l’appellativo è sarcastico ed usato da Ignacio strumentalmente, per ricattare lo stesso ex sacerdote».
Gli chiediamo di soffermarsi sulla figura del “prete” e sulla scelta dell’omosessualità, i due spunti di riflessione rintracciati nel film dallo stesso Naro. «I preti che compaiono nel film – ricomincia – sono sempre preti che stanno recitando la parte. Sono preti che “fanno” i preti, non che “sono” tali. Sono semmai, da come si capisce alla fine del film, attori. I loro volti sono quelli degli attori che recitano nel film girato dentro il film (poiché il film di cui stiamo parlando narra appunto di un film). Certo, ci può essere alla base di questa scelta la convinzione che i preti sono sempre ipocriti, falsi, teatranti. Tuttavia si deve notare che “padre Manolo” non solo rimane omossesuale anche dopo che si spreta, anche dopo tanti anni di matrimonio, ma che anzi si spreta proprio perché è omosessuale. Quasi che Almodovar volesse dire, forse suo malgrado, che un pedofilo o un omosessuale non possono “essere” prete. Possono tentare di “fare” il prete, ma alla lunga non ci riescono. L’esser prete risulta finalmente incompatibile con l’esser pedofilo e omosessuale. Più radicalmente: l’esser-prete è incompatibile persino con il mero fare-il-prete. Tutto ciò vale anche per il prete che di solito è immaginato, dentro un collegio religioso, manesco e persino violento. Almodovar rimarca appositamente la violenza di uno dei preti che compaiono nel film, fino a farne un assassino, anzi un killer troppo raffinato per spietatezza e “professionalità” omicida (come se i preti passassero il tempo a spezzare il collo alla gente con la disinvoltura di Bruce Lee e l’abilità di Rambo): è chiaro che un vero prete non può “essere” così».
Insomma, sarebbe presente nel film una dialettica tra l’essere e il fare. Ma è possibile cogliere la stessa dialettica anche a riguardo della “scelta omosessuale”? «Per Almodovar – risponde don Massimo – è più facile ed è più conveniente fare l’omosessuale che esserlo davvero. Ma chi “fa” l’omossesuale si rivela, prima o poi, abietto, come il travestito che ruba la moto ai suoi clienti, come Ignacio che si spinge fino al ricatto per rifarsi il seno e le labbra, come Juan che si prostituisce pur di avere i soldi per gli studi, o per comprarsi la parte in un film d’autore, o che giunge ad uccidere due volte (il fratello e l’amante-complice) per ricattare e per non farsi ricattare.
Solo chi “è” omosessuale, sembra affermare Almodovar, conserva tragicamente la dignità: come Enrique, il suo “verus ego” di regista, per il quale l’omosessualità è “passione”, non ipocrisia pedofila, non venale e carrieristico tornacontismo, non follia fratricida. La vera omossesualità, quella che Almodovar rivendica per il “suo” regista, per se stesso insomma, non è la conseguenza delle manie pedofile subite da un bambino (Enrique non le ha mai subite nel collegio che ha frequentato insieme al suo amato Ignacio). Ma – conclude don Naro – si può giungere a dire che neppure l’esser-prete ha a che fare con le manie pedofile e con gli appetiti efebici di uno spretato».

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