Dalla rassegna stampa Cinema

Scandali e intrighi sul palco De Niro lancia «Stage Beauty»

… è stato definito «il nuovo Shakespeare in Love , più profondo e colto, capace di coniugare in modo completo il cinema e il teatro e di affrontare il tema attuale dell’identità sessuale»…

Tribeca Festival a Milano: oggi l’attore presenta il film che è stato paragonato dai critici Usa a «Shakespeare in love»
Il divo-produttore: il cinema riscopra il teatro

DAL NOSTRO INVIATO
LOS ANGELES – Un’attrice affascinante, con riccioli castani, un vezzoso neo e occhi tentatori, ha conquistato, dopo essere stata ammirata sullo schermo al Festival di Toronto, la critica americana e si appresta, nel film Stage Beauty diretto da Richard Eyre, a irretire con sensualità la platea di tutti i sessi.
Perché, in realtà è un uomo.
Billy Crudup ( Big Fish ), i nterpreta Ned Kynaston, la massima star bisessuale del teatro anglosassone nel 1660, quando nell’Inghilterra del XVII secolo e della Restaurazione della monarchia era vietato recitare alle donne. Ned era la più bella Desdemona, spogliata delle false gonnelle in sequenze ardite dal Duca di Buckingham-Ben Chaplin, e amata, dietro le quinte, dalla sarta teatrale Maria-Claire Danes.
Dopo la prima mondiale a Toronto, il film – che viene presentato questa sera a Milano alla presenza di Robert De Niro nell’ambito del Tribeca Festival in trasferta per iniziativa della Fondazione Prada – è stato definito «il nuovo Shakespeare in Love , più profondo e colto, capace di coniugare in modo completo il cinema e il teatro e di affrontare il tema attuale dell’identità sessuale».
Per farlo concorrere alle nomination degli Oscar, proprio mentre la platea milanese lo vedrà, il film – che ha come protagonisti grandi nomi del cinema inglese come Rupert Everett, Tom Wilkinson, Edward Fox, Richard Griffiths, Hugh Bonneville – sta uscendo nelle sale Usa con il marchio produttivo Lions Gate, aiutato da quattro società tra le quali la Tribeca di De Niro e la Icon di Mel Gibson.
È orgoglioso De Niro del film in cui s’intrecciano schermo e palcoscenico, una forte tendenza del cinema anglo-americano, ma anche la politica che diventa teatro e il teatro capace di fare battaglie politiche nell’epoca dei cortigiani del gaudente re Carlo II-Rupert Everett. «Sin dalla lettura del copione dalla pièce Compleat Female Stage Beauty di Jeffrey Hatcher, da lui adattata per lo schermo – ha detto l’attore fiero della partecipazione della Tribeca a un film venduto a Toronto in tutto il mondo – i miei soci e io non abbiamo esitato ad appoggiare un progetto che fa serpeggiare attuali temi politici e sociali, dietro una storia d’amore e sofferenza esistenziale».
I protagonisti Billy Crudup e Claire Danes, confondendo vita e rappresentazione, si sono innamorati. Lui, con scandali pari a quelli degli intrecci del film, ha lasciato l’attrice che aspettava il loro primo figlio, lei ha trascurato la laurea alla Columbia University. Un amore nell’occhio della cronaca pettegola, come quello raccontati dal film. Racconta Claire: «Sono l’umile guardarobiera innamorata segretamente di Ned. Lo vesto, ma recito di nascosto nelle bettole e, quando Carlo II decide che le donne devono appropriarsi del teatro, gli rubo le parti». «Inizia – dice Billy – la discesa di Ned. Non sa più chi è, scende gli scalini della sua arte tanto amata nei più sordidi music-hall. Quando Maria, ormai una star, verrà ad offrirmi la parte di Otello a fianco della Desdemona che mi ha “rubato”, sul palcoscenico desidero ucciderla. Eppure, ho già cominciato ad amarla».
Girato con ricchezza negli studi di Shepperton, il film è amatissimo da Eyre, direttore per anni del Royal National Theatre: «Ho dedicato più di metà della mia vita al palcoscenico. Vorrei che il pubblico facesse suoi i motivi e temi anche politici che hanno convinto De Niro, Gibson e la Bbc Film a credere in esso. Non è sbagliato dire che la corte di re Carlo II è simile, come mi ha suggerito De Niro, alla Manhattan dei nostri giorni».
Conclude il grande Robert: «È un’opera sulla crisi d’identità, sulla labile linea tra proibito e concesso, che le leggi mutano».

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