Dalla rassegna stampa Cinema

Preti, violenze, ricordi e Almodovar

…la pellicola in questione si riferisce sempre al mondo degli affetti, delle passioni omosessuali (negate nemmeno nella propria vita)…

Arriva in regione La mala educacìon, l´ultimo film del regista spagnolo

TRENTO – Ha un forte sapore autobiografico “La mala educaciòn”, l´ultimo film di Pedro Almodovar appena uscito nelle sale italiane dopo l´inaugurazione di Cannes 2004. E la pellicola in questione si riferisce sempre al mondo degli affetti, delle passioni omosessuali (negate nemmeno nella propria vita) e delle relazioni umane socialmente periferiche che fanno parte della squisita narrativa del regista madrileno. Questa volta però l´autore fa una zoomata sulla vicenda base, sul trauma da cui è scaturita e su cui converge questa poetica. “La mala educaciòn” è un grande melodrammone noir, con poche sfumature, dove la pressione e le urgenze dei ricordi infantili impregnati dalle repressioni della vita parrocchiale raccontano di Ignatio, dallo sguardo incantevole e dalla voce da soprano, infatuato del compagno di collegio Enrique e preso di mira dalle attenzioni morbose e pedofile di padre Manolo.
Le tracce della memoria personale di Almodavar s´incastrano poi su un denso intreccio fatto di droga, di ricatti, di sostituzione di persona e di delitti che, come filo rosso, hanno un racconto intitolato “La visita”. È il racconto composto da Ignatio (Gael Bernal di Amores Perros e il Che di Walter Salles) e messo nelle mani a Enrique, diventato nel frattempo il regista alter ego di Almodovar, e descrive i protagonisti di quest´infanzia violata che, cambiati dalla crescita e dalle malattie dell´anima, si riuniscono da adulti in occasione della sua realizzazione filmica.
Il tempo di quella cattiva educazione è ambientato negli anni Sessanta e i riincontri dei personaggi tornano negli anni Ottanta, con un breve passaggio nel decennio precedente. Queste scansioni temporali, di narrazione e di luoghi vengono realizzate alternando le sequenze del film progettato con quelle del film cornice, e su questa composizione esce l´innegabile competenza e maestria con cui Almodovar usa il mezzo cinema.
Poi però la parabola di Ignatio – che questa volta ha componenti tutte maschili, condite sempre con la solita passione per il cinema e per le dive degli anni Quaranta – rimane piegata nel circuito chiuso della malattia e della storia personale. Non rovescia un destino, personale e dimesso, in un assoluto. Non apre a nuove percezioni il contingente e non lo trasforma quindi in qualcosa di prezioso: come è accaduto invece con i personaggi delle due opere precedenti, “Tutto su mia madre” e “Parla con lei”. Anche se nelle descrizioni de “La mala educaciòn” rimane aperto lo sguardo compassionevole verso l´umano a cui ci ha abituati l´artista spagnolo, nello sviluppo della vicenda non trascende le ferite e i ricordi. Non c´è riscatto né incanto per il dolore personale. Nemmeno per quello del mondo.
Nei cinema in regione.

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