Dalla rassegna stampa Cinema

«Via dalla realtà con Cole Porter»

…Anche calarsi nella natura gay del protagonista è stato per Kline motivo di interesse: «Interpretare un omosessuale avendo come partner Ashley Judd non è una cosa semplice…

ESCE «DE-LOVELY» DIRETTO DA IRWIN WINKLER E INCENTRATO SULLA FIGURA DEL GRANDE COMPOSITORE E JAZZISTA
L’America torna a sognare grazie ai musical

ROMA
Basta qualche parola in un italiano incerto, qualche sguardo ammirato al panorama di Trinità dei Monti, qualche gesto buffo come appoggiare la fronte sul microfono mentre ascolta attento le dichiarazioni del regista Irwin Winkler e della partner Ashley Judd, ed ecco che Kevin Kline torna a far sorridere. Come ha fatto spesso in alcuni dei suoi film più celebri, da «Un pesce di nome Wanda» (che gli ha procurato, nell’88, l’Oscar come migliore attore non protagonista) a «In & out», con l’indimenticabile scena madre in cui si scatenava sulle note di «I will survive» di Diana Ross. Protagonista di «De-lovely», cinebiografia del musicista americano Cole Porter morto nel 1964, presentata in chiusura dell’ultimo Festival di Cannes e ora in arrivo sui nostri schermi (il 15, in 100 copie), Kline si fa serio quando spiega che cosa lo ha aiutato a costruire il personaggio: «Per un attore è sempre facile interpretare qualcuno che recita e questo vale per il cinema come per il teatro. Se ci pensate, in moltissime opere skakespeariane ci sono figure di questo tipo, donne che si fingono uomini, principi che fanno finta di essere folli. La vita intera di Cole Porter ha avuto un carattere teatrale, è sempre stata fatta di costumi, esibizioni, finzioni. Per questo non mi è stato difficile catturarne la verità». Prima di iniziare le riprese Kline ha seguito per molte settimane lezioni di pianoforte e di canto e si è documentato a lungo sulla complessa natura del compositore: «Mi è piaciuto il fatto che la sceneggiatura tenesse conto dei vari aspetti del carattere di Porter, senza limitarsi a ritrarlo in maniera idealizzata. Non si trattava di un uomo sempre simpatico, era affetto da egomania, aveva le sue zone oscure, era un miscuglio di armonia e distruttività». L’avventura di «De-lovely» ha riavvicinato l’attore ad alcune esperienze giovanili: «Quando Irwin Winkler mi ha proposto il ruolo di Cole Porter ho provato, sulle prime, eccitazione, ma anche spavento. Ai tempi della scuola sono stato aspirante pianista e compositore, mi è sembrato che il film potesse essere un bel modo per tornare a quel mondo». Anche calarsi nella natura gay del protagonista è stato per Kline motivo di interesse: «Interpretare un omosessuale avendo come partner Ashley Judd non è una cosa semplice, però mi ha dato l’occasione di riflettere su come può essere l’amore tra due persone quando prescinde dall’aspetto erotico». Al suo fianco Judd sorride: «Il ricordo più bello delle riprese è legato all’ultimo giorno. Abbiamo fatto una festa sul set e a un certo punto ho visto arrivare un uomo con i capelli freschi di shampoo, era Kevin, ma per un attimo non l’avevo riconosciuto perchè fino a quel momento era stato sempre e completamente Cole Porter». Con Linda Porter l’interprete spiega di aver avuto, da subito, qualcosa in comune che le ha reso più facile il processo di identificazione: «Linda era nata e cresciuta a Littlehole, nel Kentucky, anche io vengo da quella regione e questo me l’ha resa più cara. Ho colto immediatamente lo spirito di questa ragazza ricca che amava viaggiare e vivere in luoghi come Parigi, diversi per tutto dal posto in cui era nata». Sul set di «De-lovely» si sono avvicendate le star più scintillanti della musica internazionale che hanno accettato con entusiasmo di interpretare i brani di Porter: da Robbie Williams a Elvis Costello, da Alanis Morissette a Sheryl Crow, da Diana Krall a Natalie Cole, da Mario Frangoulis a Mick Hucknall. «Era bellissimo – dice Judd – trovarsi ogni giorno accanto ad artisti di quel calibro, sentirli provare i loro pezzi, improvvisare dei piccoli concerti». Per il regista fare oggi un film su quell’epoca e quella musica è anche un modo per parlare, in tempi particolarmente bui, di un «lato sociale e artistico della cultura americana» che oggi appare remoto. «Non sarà un caso – riflette Winkler – se oggi i musical stanno vivendo al cinema una nuova stagione di successo. Si vede che la gente ha voglia di ricordare i momenti più felici del passato». E parlando di presente difficile, è inevitabile un riferimento alle imminenti elezioni presidenziali: «Credo che sarà una gara di cui, fino all’ultimo, non potremo prevedere gli esiti. I pareri su Bush sono molto differenziati, ma credo che molti, come me, desiderino la pace in Iraq e la possibilità, per quello che riguarda il terrorismo, di vivere in condizioni di maggior sicurezza». Kline, che ha recitato la parte di un presidente-sosia americano in «Dave, presidente per un giorno», dice che a Bush avrebbe molte cose da dire «ma non sono sicuro che capirebbe». E anche per Kerry non mancano consigli: «E’ interessante vedere com’è cambiato il suo modo di esprimersi dai tempi della guerra in Vietnam. Spesso ricorre alla retorica peggiore. Comunque, dopo di lui, mi vorrei candidare alla guida del Paese e perdere contro Hillary Clinton».

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