Dalla rassegna stampa Cinema

Amore, non anticlericalismo per il «maleducato» Almodóvar

…Il film racconta un triangolo amoroso maschile (due ragazzini e il prete cattolico direttore del loro collegio), offre tre versioni della medesima vicenda…

ALL’INIZIO de «La mala educaciòn» (La cattiva educazione) di Pedro Almodóvar, struggente, ricco, divertente, bello, insieme con l’indicazione Madrid 1980 si vede una croce composta di immagini sacre e di fotografie dei divi del cinema; alla fine c’è (e diventa sempre più grande sino a invadere tutto lo scherrmo) la parola Passione. Il film racconta un triangolo amoroso maschile (due ragazzini e il prete cattolico direttore del loro collegio), offre tre versioni della medesima vicenda: la storia realmente accaduta, la storia ispirata a quella vera scritta in forma di racconto ma alterata sino al delirio, la storia tratta dal racconto e realizzata in film. I generi si intrecciano, si confondono, si sovrappongono: «noir», melodramma, pathos sentimentale, ironia, horror, violenza triste. Una vertigine d’immagini cattura e folgora l’attenzione: un travestito, con un allusivo triangolo di pelliccia bruna sul grembo, canta teneramente «Qui sas, qui sas, qui sas»; un sacerdote suona la chitarra per un bambino che gorgheggia con la sua voce bianca «Moon River» (più tardi canterà tremulo «Torna a Surriento» mentre da adulto ascolterà «Cuore matto»). Due bambini innamorati si toccano a vicenda nell’oscurità del Cinema Olimpo, si danno appuntamento nel buio della notte scivolando via dal dormitorio del collegio. Un prete ammazza uno torcendogli il collo, con un minimo semplice scatto. E’ il 1960, la fine dei Settanta, il 1980: le date scandiscono la morte e la passione. Autobiografia? Almodóvar è stato da piccolo in collegio dai preti, è stato solista nel coro dei collegiali, s’è innamorato, ha scoperto il cinema: vuol dire che sa di cosa parla, non necessariamente che racconti la propria vita. Nel film la rivelazione sembra piuttosto un’altra, quella sessuale: Almodóvar non è mai stato ipocrita rispetto alla propria omosessualità, ma stavolta ha fatto davvero un film gay esplicito e appassionato, con esercizi di sesso e sussulti di sentimento schietti e forti, come se a cinquantatré anni avesse deciso di arrivare a una sincerità piena. Scandalo? Di fronte alla tradizione dei collegi cattolici maschili e femminili come del resto alla tradizione di ogni comunità monosessuale chiusa, di fronte agli scandali autentici di tanti sacerdoti processati o puniti dalle autorità ecclesiastiche per aver abusato di minori loro affidati, «La mala educación» è assai più indulgente: non parla di violenze nè di sopraffazioni, parla d’amore. Il regista ha ripetuto molte volte di non aver affatto cercato un regolamento di conti con i preti suoi cattivi educatori né con il clero cattolico in genere («Se avessi avuto bisogno di vendicarmi non avrei aspettato quarant’anni per farlo»). Raccontare un prete, padre Manolo direttore del collegio, innamorato di un bambino suo collegiale, non è certo una novità per nessuno; è invece una sorpresa raccontarlo poi spretato, sposato, padre di un figlio, dirigente di una casa editrice che pubblica giovani autori, tenacemente amante dei ragazzi. L’infanzia in collegio è la parte più commovente del film intricato e a volte confuso. Pare che questa prima parte fosse stata realizzata per «Eros», il film ora composto da mediometraggi di Antonioni, Wong kar-wai, Soderbergh, e che sia stata poi ritirata, rielaborata, allungata sino a raggiungere la durata necessaria, completata con vicende che ricordano molto «La legge del desiderio», opera di Almodóvar del 1987. Questo spiegherebbe qualche incongruenza del film interpretato da attori eccellenti (specialmente Gael García Bernal): un film che non si assume compiti sociali di denuncia né di anticlericalismo, ma racconta una storia di amori, d’amore.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.