Dalla rassegna stampa Cinema

Tutti cantano Cole Porter

«Perché rimani con me?» chiede giustamente Cole Porter (Kevin Kline) alla moglie Linda (Ashley Judd) nel film De-lovely, dopo una vita passata in libertina confidenza con maschi di ogni genere…

Il 15 ottobre, a 40 anni dalla scomparsa, esce in Italia “De-Lovely” il biopic di Irvin Winkler con Kevin Kline e Ashley Judd
In un film la storia del magico compositore di “Night and day”
meraviglioso Aveva una serie di meravigliose contraddizioni Si spingeva oltre i limiti
le canzoni Le armonie gli venivano naturali, sulle parole doveva sforzarsi

ROMA – «Perché rimani con me?» chiede giustamente Cole Porter (Kevin Kline) alla moglie Linda (Ashley Judd) nel film De-lovely, dopo una vita passata in libertina confidenza con maschi di ogni genere, dopo essere stato perfino ricattato per foto compromettenti scattate nella toilette di un locale per soli uomini. «Perché dai un ritmo al mio cuore» risponde Linda. Non sappiamo se l´episodio sia reale o sia una licenza del regista Irvin Winkler, ma di sicuro rende bene l´idea del fascino indistruttibile delle canzoni di Cole Porter.
Di tanto in tanto, nel corso del secolo scorso, la grazia, ovvero quell´inspiegabile e prodigioso talento dell´invenzione musicale, è scesa a illuminare alcuni fortunati artisti. Uno di questi è sicuramente Cole Porter (di cui il 15 ottobre, giorno in cui il film sarà nelle sale, ricorrono i quarant´anni dalla scomparsa), autore di un enorme numero di canzoni, circa 1400, di cui almeno venti o trenta possono essere incluse tra le più belle canzoni di tutti i tempi. Per citarne alcune: Everytime we say goodbye, (tra le prime cinque in assoluto) Night and day, Begin the beguine, I get a kick out of you, I´ve got you under my skin, cantate infinite volte e in innumerevoli versioni dai più grandi cantanti della storia. Il Songbook di Ella Fitzgerald a lui dedicato è un disco di incomparabile bellezza e che dovrebbe figurare in ogni discoteca che si rispetti. Ma non c´è solo la classicità. Anche le nuove generazioni hanno trovato stimoli nelle sue composizioni, vedi il tributo Red hot and blue del 1990, in cui si avvicendano fantasiose ma sempre ispirate interpretazioni, da Iggy Pop a Annie Lennox , da Tom Waits agli U2 (che cantano proprio la superclassica Night and day).
Pochi hanno resistito al fascino di queste canzoni, scritte con quella gioiosa, irrefrenabile leggerezza che appartiene a quei rari, fortunati artisti per cui creare è un fatto naturale, come bere, mangiare, fare all´amore, uno stato di grazia, per l´appunto. Cole Porter apparteneva a questa razza e il film che sta per uscire ne restituisce in parte la vertiginosa creatività. È una biografia ricostruita da un regista teatrale che vuole mettere in scena la sua vita e che dialoga con un vecchio, malato Cole Porter trascinato contro voglia a rivivere la sua intera vita. De-lovely è un vero melò, strappalacrime, patinato e troppo indulgente su toni sentimentali, visivamente adeguato ai costumi (bellissimi, ma eccessivi e sempre protagonisti) firmati da Armani, ma qui e là regala momenti di autentico godimento musicale, racconta un clima di euforia in cui una generazione di prodigiosi autori (Berlin, Gershwin, Rodgers and Hart e naturalmente Cole Porter) reinventarono la canzone americana. Porter usciva da un mondo dorato, di lussi e divertimenti, da quella high society, divisa tra Parigi e New York, che già negli anni Trenta praticava libertà impensabili alla gente comune.
Porter cominciò come protagonista di feste e mondanità, e solo dopo qualche anno si decise a diventare un professionista della canzone. Era licenzioso e ironico, ma anche capace di sublimi istanti di poesia. La sfida era quella di parlar d´amore, ma ogni volta in un modo originale, mai banale. Il film non lo dice, ma questa lezione Porter l´aveva appresa giovanissimo dal suo primo maestro di musica, addirittura ai tempi del liceo. Porter lo ricordava spesso: parole e musica devono andare insieme, inseparabili, indissolubilmente unite. E infatti firmava da solo parole e musica, gioielli di incastro in cui la parola scivola sulla melodia come fosse fatta della stessa materia di cui è fatta la musica. Una serie di prestigiosi camei prolungano nel film la tradizione che ha prodotto centinaia, migliaia di interpretazioni di questi classici. Ma anche qui si poteva far meglio. Affidare per esempio Everytime we say goodbye, che vanta versioni da capogiro, a una incolore Natalie Cole non è certo il massimo. E anche Alanis Morissette che canta Let´s do it let´s fall in love non è adattissima. Ma in ogni caso è possibile ascoltare per le quasi due ore del film una gran mole di musica firmata Cole Porter, che è sempre un balsamo per l´anima.

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