Dalla rassegna stampa Cinema

Uno scomodo Almodovar

Il regista spagnolo ha presentato a Roma il suo nuovo film, «La Mala Educacion», incentrato su un triangolo amoroso all’interno di un collegio

Una pellicola senza donne. «Ma mi rifarò molto presto»

Roma. «Non è un film confortevole». È questo il primo commento che Pedro Almodovar (nella foto) ha fatto ieri a Roma al suo ultimo film, «La Mala Educacion», durante la conferenza stampa di presentazione. Il regista, disponibile e loquace con i giornalisti, risponde alle critiche sulla negatività e sulla morale della pellicola spiegando che non è prevista una morale e che la stessa sopravvivenza del protagonista, Enrique Goded (interpretato da Fele Martinez), va considerata come elemento di positività e ottimismo. Brevemente, la trama dell’opera cinematografica, divisa in due parti, ruota intorno ad un triangolo amoroso: un prete e due bambini, ed il loro rapporto all’interno di un collegio religioso all’inizio degli anni ’60, e poi lo stesso sacerdote (padre Manolo – Daniel Glimenez Cacho) ed i suoi alunni (Enrique/Martinez ed Ignacio, che ha il volto di Francisco Boira) diciassette anni dopo. Gli abusi, l’amore omosessuale, il cinema, rappresentano l’intreccio di un film intorno al quale Almodovar lavora da circa dieci anni. Quali i buoni e quali i cattivi della storia? «Io non classificherei i personaggi come buoni o cattivi, perchè il film non si presta a queste interpretazioni manicheiste» – precisa il cineasta spagnolo «Il film di genere noir prevede una morale che non divide le persone, non c’è il personaggio del buono, ci sono i cattivi ed i peggiori dei cattivi».
Educazione accademica e formazione dello spirito, invece, rappresentano il doppio significato del titolo. La prima, ricevuta nel collegio è pessima, secondo la visione di Almodovar (che ha studiato in un istituto religioso e per questo in parte autobiografico), mentre la seconda, «è una vera deformazione dello spirito».
In tutto questo si salva il cinema, passione di Enrique (che, come Almodovar, diventerà regista). «Il cinema permette proprio di parlare del peggio che c’è nell’essere umano – continua a spiegare – Ed è il grande protagonista del film, è l’educazione alternativa». E ancora: «Il film è l’incontro fra tre personaggi, un prete e due bambini, e poi l’incontro fra i tre vent’anni dopo. È un triangolo amoroso che si ripete anche nella seconda parte del film. Il cinema non è solo la professione di uno dei tre, è anche la ricerca della verità. Però in questo caso il cineasta non è il mio doppio, ci sono solo delle cose di lui che mi appartengono. Ad esempio, leggo i giornali e molti fatti di cronaca sono diventati spunti per i miei film». Alla fine, il triangolo inevitabilmente maschile, ha fatto sì che le donne restassero escluse da questa pellicola. Ma Almodovar rivela che tra le varie sceneggiature che sta scrivendo ce n’è una, già finita, che ha per protagoniste 3 generazioni di donne, apparizioni e fenomeni paranormali.«Torno al mio universo femminile» – conclude annunciando il suo prossimo lavoro. L’ultima critica positiva, infine, va alla televisione spagnola, che il regista definisce «spazzatura».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.