Dalla rassegna stampa Cinema

Tutto su me stesso: l’autore va fino in fondo

Un film fatto per chiudere i conti con la propria infanzia, anche se Almodóvar più che di sé parla della Spagna, della fine del franchismo e di quel bagno improvviso di libertà in cui molti si bruciarono le ali…

“LA MALA EDUCACION”

ROMA – Un film fatto per chiudere i conti con la propria infanzia, anche se Almodóvar più che di sé parla della Spagna, della fine del franchismo e di quel bagno improvviso di libertà in cui molti si bruciarono le ali.
Una storia di passioni rovinose ed estreme, di preti che seducono bambini, di ragazzi che seducono adulti, di fratelli che prendono il posto di altri fratelli per invidia, per ambizione, per gelosia. In una catena di amori e vendette in cui nessuno è veramente innocente ma nemmeno i peggiori sono del tutto colpevoli: perché ogni boia può nascondere una vittima (e viceversa), solo la droga è il male assoluto, e tutto o quasi tutto si può, in nome della passione.
Che è anche la parola passione da cui viene invaso lo schermo nell’ultima scena di questo film così profondamente gay che i personaggi sono tutti di sesso maschile con le fugaci eccezioni di tre figure ancillari, ergo desessualizzate: una madre anziana, una nonna decrepita e una sarta che compare pochi attimi sul set del film nel film.
Perché La mala educación , titolo da prendere alla lettera, è anche un inesauribile racconto a scatole cinesi; un film-matrjoska, pieno non solo di travestimenti e ricatti, ma di storie che contengono altre storie, di racconti che diventano film, di citazioni di ogni genere. Com’è da sempre nello stile cinefilo di Almodóvar. Anche se qui il cinema, oltre che scuola selvaggia d’arte e di vita, diventa specchio, rifugio, luogo di iniziazione sessuale. Nonché mestiere di uno dei due protagonisti, regista “alla Almodóvar (con le dovute differenze), che un giorno si vede consegnare da un ex-compagno di scuola, suo primo amore, il racconto quasi veritiero della “cattiva educazione” ricevuta dai preti.
Ed ecco un bambino dai tratti angelici cantare con sublime voce bianca Moon River e Torna a Sorrento (in spagnolo!), turbando a morte don Manolo. Ecco quel bambino, sedotto e terrorizzato dal prete, innamorarsi del coetaneo futuro regista e “dirglielo” con un gol volutamente mancato che è una vera dichiarazione (e vale da solo il film). Ecco il bambino, cresciuto e diventato un travestito, tornare per ricattare il prete…
Ma questa storia tutto sommato lineare ne nasconde una assai più torbida, un intricatissimo “noir” in cui la dark lady è però un maschio, il messicano Gael Garcia Bernal, che interpreta sia il misterioso attore-scrittore sia il travestito con un’innocenza, un trasporto, un abbandono che dà anche alle più esplicite scene gay un pathos inconsueto perfino per Almodóvar.
Magari Tutto su mia madr e e Parla con lei erano più nuovi, emozionanti, vitali. Magari il vertiginoso gioco di specchi de La mala educación risulta più privato, meno sorprendente, ma doloroso ed esplicito fino all’impudenza. Come se malgrado la liberazione sessuale, Almodóvar sentisse il bisogno di ribadire una storia un’appartenenza. A meno che non percepisca nell’aria un vento di restaurazione del quale non dovrebbe essere il solo a preoccuparsi.

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