Dalla rassegna stampa Cinema

"Racconto il lato oscuro che è in noi"

Esce l´8 ottobre anche in Italia “La mala educación” , il film spagnolo sulle storture della formazione religiosa e sul lato occulto dell´esistenza

È la storia di un triangolo. Il prete esercita il suo potere sui due ragazzini, che intanto scoprono la vita, l´amicizia, la solidarietà, la sessualità, l´amore
Violenza. Quella che si permette il cinema, nella vita è inaccettabile Altrimenti Tarantino, con tutti quei morti nei suoi film, dovrebbe marcire in galera

ROMA – In Spagna ha incassato oltre sei milioni di euro, in Italia La mala educación esce l´8 ottobre in 180 copie. Trent´anni di cinema e Pedro Almodóvar resta un simbolo della Spagna, di quella di ieri e di quella di oggi, della Spagna che «dopo la tragedia dell´11 marzo e il cambio di governo ha ritrovato slancio politico tra i giovani», un paese che dalle nuove norme per il divorzio ai diritti degli omosessuali, vive grandi mutamenti sociali. «Magari potessi dire che il mio cinema ha contribuito a qualche cambiamento. In realtà la società spagnola è più avanzata della classe politica e del cinema. Negli ultimi tempi nei programmi tv dove si vanno a raccontare amori e tradimenti tra gli ospiti ci sono anche coppie gay, transessuali, travestiti. Detesto la tv, aborro il Grande fratello, ma all´ultima edizione partecipa un omosessuale. Non credo che la tv lo faccia come funzione educativa, ma è costretta a rispecchiare la società spagnola di oggi», dice Almodóvar.
La mala educación: può spiegare meglio il titolo?
«In Spagna la parola educación significa buone maniere e formazione accademica. Io parlo della formazione religiosa che io e le due o tre generazioni seguenti abbiamo ricevuto in collegio da tutti gli insegnanti, tutti preti, a parte quello di matematica. Un´educazione pessima, basata sulla colpa e sul castigo, non formazione, ma deformazione dello spirito per noi bambini. Ma il tema del film non è soltanto questo, non riguarda solo gli abusi di padre Manolo, gli altri adulti non sono migliori di lui».
Una sintesi del film?
«La storia di un triangolo, padre Manolo e i due bambini, Ignazio ed Enrique. Il prete esercita il suo potere sui due ragazzini, che intanto scoprono la vita, l´amicizia, la solidarietà, la sessualità, l´amore. E mi piace che un bambino di dieci anni per amore di un altro bambino si opponga alla prepotenza del prete. Il tre è un numero chiave, dopo vent´anni padre Manolo si è spretato e fa l´editore, Ignacio scrive e Enrique fa il regista; ci sono tre versioni della verità, ognuno racconta la propria. E il triangolo amoroso si ripete, non con Ignacio ma con suo fratello Juan».
Non ci sono personaggi positivi?
«Il film è molto vicino al noir e i personaggi appartengono al genere, che indaga il lato oscuro dell´esistenza. Non c´è morale manichea, non ci suono buoni: ci sono cattivi e più cattivi, ma è gente che comunque decide liberamente il proprio destino e non c´è neanche condanna. Il cinema può permettersi di parlare del peggio dell´essere umano, il noir ha una sua morale che non è quella della vita vera. Anche la violenza che il cinema si permette è altro dalla vita, nella vita sarebbe inaccettabile, altrimenti Sam Peckinpah o Tarantino, con tutti quei morti ammazzati nei loro film, dovrebbero marcire in galera».
C´è un film nel film, quello con cui Enrique racconta la sua verità: qual è il ruolo del cinema in La mala educación?
«È un grande protagonista, il cinema è stato la mia educazione alternativa. C´era una sala sulla stessa strada del collegio e i film mi hanno educato molto di più dei preti».
Quanto c´è d´autobiografico nel film?
«Io non sono stato direttamente vittima di abusi sessuali, riuscivo a sfuggire ai preti, ma a scuola c´erano abusi quotidiani. Enrique fa il regista ma non sono io, non ho il suo coraggio, non avrei corso i suoi rischi, e io non vado a letto con quelli che lavorano con me. Ci sono solo alcuni elementi in comune, come i tre film fatti a trent´anni o l´abitudine di leggere e ritagliare notizie di cronaca alla ricerca di storie. Il cinema è anche indagine, è ricerca della verità, il regista è un po´ un detective».
Quali sequenze considera più significative?
«Il bambino che cade inseguito dal prete e il fotogramma si spacca in due, da quel momento anche la sua vita si spacca in due, la sua sessualità è destinata a cambiare, sarà omosessuale o transessuale, non potrà fare nulla per ricongiungere la sua personalità. La responsabilità non è di padre Manolo, Ignazio forse sarebbe diventato gay comunque, ma padre Manolo è colpevole comunque per l´abuso. E la sequenza più crudele, più noir del noir è quella in cui l´ex prete consegna la dose mortale a Ignacio, di cui aveva abusato anni prima e di cui vuole liberarsi per vivere in pieno la sua passione per il fratello più giovane, che è più vicino all´immagine del bambino che amava. In fondo è il personaggio che mi affascina di più, la sua passione è così totale che supera ogni scrupolo, è pronto a qualsiasi cosa, anche a perdere tutto quello che ha. M´identifico con lui, ma non sarei mai in grado di correre i suoi rischi, non avrei coraggio».
L´ultima parola che corre sullo schermo è “passione”?
«La passione è vita, chi ha passione sopravvive. In questo senso il film ha un finale positivo».
Per la prima volta lei abbandona i personaggi femminili?
«Un collegio è un universo maschile e, a parte il travestito, l´unica donna che potevo inserire è la madre, non poteva mancare. Dicono che sono un grande regista di donne, spero di qualificarmi come buon regista di uomini. In compenso sto scrivendo la storia di tre generazioni di donne che vivono in un piccolo paese tra credenze paranormali, fantasmi e misteri dell´occulto. Io non ci credo ma tutte le donne della mia famiglia hanno sempre creduto nei morti che ritornano. Probabilmente sarà il mio prossimo film e sono contento perché andando avanti nella stesura mi rendo conto che sto scrivendo una commedia».
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COME NASCE UN FILM? GUARDATE LO SCHELETRO

PEDRO ALMODÓVAR

Per la prima volta non ho avuto fretta durante lo sviluppo di un progetto, il corso del tempo ha fatto bene a La mala educación, ogni nuova versione mi allontanava di più dall´idea originale e la mia prospettiva era più completa, meno manichea, più ricca e più nera. Passi con entusiasmo dal grandguignol iniziale al thriller fatalista e finale… La narrazione di una sceneggiatura, in termini letterari, è piana, diretta, fredda, quasi notarile. Io non mi rassegno e tendo ad arricchirla sempre un po´, cercando di evitare l´estrema aridità del copione abituale. Amplio le indicazioni dirette principalmente agli attori per contagiarli nel tono e nel carattere dei personaggi…
Ma l´aspetto più importante di un copione, la sua ragion d´essere, ciò che lo trasforma nella prima pietra insostituibile sulla quale si costruisce un film è la struttura. Lo scheletro interno di un copione deve essere ferreo. Una volta consolidato, si può improvvisare, cambiare, adattarlo a ogni tipo di contingenza, cambiare l´età ai personaggi, il sesso e l´umore. Se la struttura è solida, l´edificio della trama si manterrà fermo, anche se cambia totalmente all´esterno. La natura di un copione, non include lettori estranei alla troupe. Ogni volta che viene pubblicata una mia sceneggiatura non riesco a evitare una certa apprensione. Il film è stato girato, per cui la sceneggiatura ha già compiuto la propria funzione come strumento di lavoro, e non so se sia il caso di mostrare la struttura di un film quando era solo un progetto, vi trovo qualcosa di anacronistico. Nel caso di La mala educación ho una quantità di versioni tale da dovermi fermare a riflettere su quale avrei scelto di pubblicare… Il copione che hai fra le mani è più o meno quello consegnato alla troupe. (È) la penultima versione… l´ultima è sparsa nei cestini dei diversi posti che mi sono serviti da ufficio un po´ ovunque, dove ogni giorno adattavo il copione alle casuali circostanze vissute durante riprese roventi.
Per informazione agli esperti, ho lasciato il finale originale, diverso da quello reale, e alcune conseguenze, come vennero concepite quando ancora i personaggi e le ambientazioni in cui vivevano erano solo astratti. E per finire, non c´è nulla di peggio di un copione con pretese da romanzo. Spero di non essere caduto in tentazione. Se così fosse, chiedo scusa.
(dalla prefazione del libro)

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