Dalla rassegna stampa Cinema

Il mio non è un film anticlericale

…due bambini, Ignacio ed Enrique, scoprono oltre agli abusi sessuali perpetrati dal direttore padre Manolo anche la tenerezza e l’omosessualità adolescenziale…

«COME andrà in Italia? Non ne ho la più pallida idea, in Spagna è andato bene, non ci sono state ripercussioni da parte della Chiesa e non credo che accadrà neanche in Italia perchè il mio non è un film anticlericale, anzi». Presenta così Pedro Almodovar il suo ultimo film «La mala educacion» che dal 7 ottobre arriverà anche nelle sale italiane. Polemiche sopite dunque, dopo la presentazione del film all’ultimo festival di Cannes che scatenò una serie di giudizi contrastanti sulla pellicola?
«Il cinema mi permette di parlare della parte peggiore di un essere umano, di esplorare l’oscurità del suo cuore – spiega il cineasta spagnolo che per un paio di giorni resterà a Roma – Il titolo parte proprio dal concetto di cattiva educazione, impartita dai preti nel collegio, sia spirituale che accademica. Ma non è un regolamento di conti con il clero».
La storia, tutta al maschile, inizia infatti da un ipotetico collegio religioso, agli inizi degli anni ’60, dove due bambini, Ignacio ed Enrique, scoprono oltre agli abusi sessuali perpetrati dal direttore padre Manolo anche la tenerezza e l’omosessualità adolescenziale. I tre personaggi si incontreranno di nuovo venti anni dopo, dando al film una svolta drammatica, da noir. La scena del prete che ammazza senza pietà il transessuale, praticamente strangolandolo, è decisamente forte. Anche se si tratta della finzione nella finzione. Ossia di un set cinematografico all’interno della storia. Il dialogo tra i due preti mentre uccidono il loro ex allievo è terribile, ed il collegamento con quanto sta accadendo nel mondo, inevitabile. «Non ci ha visto nessuno» dice il prete. «Dio si» risponde padre Manolo. L’altro replica: «Ma Dio è dalla nostra parte».
«Enrique, il bambino che da grande diventa regista non è il mio alter ego – tiene a precisare Almodovar – anche se ci sono in lui alcune cose che mi appartengono, come quello di ritagliare notizie di cronaca dai quotidiani per inserirle nei film». Il regista iberico dice che per oltre dieci anni è stato ossessionato dalla sceneggiatura, più volte ritoccata. «Dovevo togliermela di dosso prima che diventasse una fissazione. Il film non vuole essere una riflessione sulla movida madrilena degli inizi anni ’80. Quello che mi interessa di quel periodo è la ubriacatura di libertà che viveva la Spagna dopo l’oscurantismo e la repressione degli anni ’60».
«La mala educacion» contiene anche un omaggio alla canzone italiana, con «Cuore matto» di Little Tony. «Conosco bene anche la versione di Rita Pavone, inserita nella mia collezione insieme alle canzoni di Mina, Milva, Patty Pravo e Caterina Caselli – svela Almodovar – Tutte indiscusse protagoniste del pop di quegli anni tanto in voga anche in Spagna». Dopo un insolito noir cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo Pedro Almodovar? «Come sempre sto lavorando a verie storie. Tuttavia ho appena finito di scrivere una commedia legata al tema del soprannaturale. Esplorerò il mondo degli spiriti e dei fantasmi, al quale io non credo. Mi sono ispirato alla realtà, ossia a mia madre e mia sorella che invece sono molto convinte della loro esistenza».
Luc. Vec.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.