Dalla rassegna stampa Cinema

Il cinema, la mia buona educazione

Il regista spagnolo parla del suo ultimo film: non mi prendo vendette, racconto il mondo

Almodóvar: non ci sono buoni e cattivi, ma cattivi e peggiori

ROMA – Si aspetta anatemi dal Vaticano? «No, non me li aspetto». Ma la chiesa spagnola come ha reagito? «In nessun modo. Il mio non è un film contro il clero». E’ un regolamento di conti con i preti che hanno curato la sua educazione? «Se avessi avuto bisogno di vendicarmi, non avrei aspettato quarant’anni. La Chiesa non mi interessa, nemmeno come antagonista. La mala educaciòn è un film. Di genere noir , perché racconta il lato negativo delle persone. Non ci sono buoni e cattivi ma solo cattivi e peggiori: e questo è il suo fascino».
Eccolo, Pedro Almodòvar, a Roma per presentare La mala educaciòn che, dopo aver inaugurato il festival di Cannes, l’8 ottobre sbarcherà nelle sale. Eccolo, il regista spagnolo più famoso, l’artista che per primo ha rappresentato la Spagna della democrazia, della movida, del ribollente fervore culturale, delle trasgressioni. Lo stesso Paese che oggi, con Zapatero, si fa portabandiera di un’evoluzione di costumi destinata a sfociare nel riconoscimento delle unioni gay e dell’esistenza di cinque ”generi” (compresa la transessualità) al posto dei due sessi canonici.
Arrivato al diciassettesimo capitolo della sua filmografia, vinto l’Oscar con Tutto su mia madre e superati i cinquant’anni, Almodòvar propone ora una storia che a molti è parsa più cupa che trasgressiva, un triangolo tutto maschile che parte in un collegio religioso degli anni Sessanta e finisce nella Madrid surriscaldata degli Ottanta. Tanti sono gli ingredienti di La mala educaciòn : cinema, sesso, paura, preti innamorati, scoperte esplosive, colpi di scena. Nel cast, spicca Gael Garcìa Bernal in un ruolo triplo: uomo, donna, travstito. «Diventerà una star, guadagnerà molti soldi», dice del giovane attore messicano Almodòvar. E come sempre comunicativo, corrosivo, arruffato (e dimagrito), accetta di parlare del film e non solo.
Cos’è la ”mala educaciòn”?

«E’ la pessima educazione religiosa, quella impartita dai preti nei collegi nei quali ho studiato. Volevano formare lo spirito di noi ragazzi, ma finivano per deformarlo».
Molti considerano il film eccessivamente negativo. Dov’è finita l’allegria del suo cinema?

« La mala educaciòn non è un film confortante o, come dicono gli americani, fatto per sentirsi meglio. Il mio compito è indagare le oscurità del cuore senza esprimere giudizi. Se il cinema cominciasse a dare lezioni morali, e magari condannasse la violenza, per registi come Peckinpah e Tarantino ci sarebbe la galera».
Perché il cinema, nel film, ha un ruolo di primo piano?
«Perché nella mia giovinezza ha rappresentato l’alternativa alla cattiva educazione dei preti».
Stavolta ha messo in scena uomini, gay e transex: ma lei non era il regista delle donne?

«Non l’ho fatto di proposito. La storia è venuta così. Ma nel film un personaggio femminile c’è, l’unico positivo: è la madre, che accetta i figli per quello che sono, senza pregiudizi».
Pensa che i suoi film abbiano influenzato l’evoluzione del costume in Spagna?

«Magari fosse così! Credo però che la società spagnola sia più avanzata dei politici e del cinema stesso. E sta cambiando, grazie anche alla tv».
Lei vede la tv?

«La tv spagnola è spazzatura. Eppure anche i programmi più beceri cominciano ad accettare con naturalezza la presenza di gay, lesbiche, transessuali, travestiti. E la gente si abitua gradualmente a considerarli parte della società».
Che film sta preparando?

«Ho sulla scrivania diversi progetti. Uno l’ho quasi finito e si intitola Volver , tornare. E’ la storia di tre generazioni di donne in un piccolo paese percorso da fenomeni paranormali. Morti che riappaiono, fantasmi che si manifestano, amori rivissuti… io non credo a queste cose, ma le mie sorelle, le mie zie e le nonne sì. Allora ho pensato di farci un film».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.