Dalla rassegna stampa Cinema

I MAESTRI DEL CINEMA

…i cinesi hanno posto il veto alla sua presenza nel trittico, minacciando di ritirare Wong Kar-wai dall’operazione e Soderbergh ha sostituito Pedro in «Eros»…

Roma. «Parteciperò al film “Eros” con Antonioni. Il mio episodio dura trenta minuti e, più che dell’eros, parla dell’iniziazione alla sessualità. Il titolo provvisorio è “Il primo desiderio”: racconta i turbamenti di un bambino di otto anni». Così, più di due anni fa, Pedro Almodóvar annunciava il suo nuovo film. Le cose però non sono andate come previsto, i cinesi hanno posto il veto alla sua presenza nel trittico, minacciando di ritirare Wong Kar-wai dall’operazione e Soderbergh ha sostituito Pedro in «Eros». Per questo il regista spagnolo ha ampliato l’idea originaria trasformandola nel film «La mala educación», da lui definito un thriller noir, dall’8 ottobre nelle nostre sale, presentato allo scorso festival di Cannes. Interpretato da Gael García Bernal, Fele Martínez, Daniel Giménez e Francisco Boira, il film racconta la storia di due bambini che fanno le prime esperienze sessuali in un collegio, vengono prima molestati e poi separati da un prete pedofilo. Anni dopo uno è diventato un tossico travestito con buon talento di scrittore, l’altro un regista cinematografico, mentre il prete ha abbandonato la tonaca, diventando editore librario. I tre s’incontrano, ma questa volta nel triangolo amoroso s’innesta il fratello del travestito, cui spetta il ruolo che in un thriller tradizionale è comunemente affidato alla dark lady di turno.
Almodóvar, come mai questa volta le donne non ci sono nel suo film?
«Volevo dimostrare di saper dirigere anche gli uomini! No, scherzo, in realtà, quando ho cominciato a scrivere questo copione non sapevo come si sarebbe evoluto. Il film nasce in un collegio religioso, ponendo l’attenzione su tre personaggi maschili. Il loro mondo è un mondo di soli uomini in cui non c’è spazio per altri».
A questo proposito: il suo è un film senza personaggi positivi, dove tutti sono contro tutti. Perché?
«Non mi piace pensare in termini di divisioni manichee tra il bene e il male. Non esiste una morale comune applicabile a un noir, in un film di questo genere esistono solo i cattivi e quelli che sono peggiori dei cattivi. Comunque, la Spagna di oggi sta molto cambiando e, devo dirlo, anche grazie alla tv. Nonostante i programmi spazzatura, alcuni propongono con naturalezza allo stesso modo storie di coppie etero e omosessuali. Lo stesso ”Grande fratello” ha tra i partecipanti un transessuale, un fatto che aiuta l’accettazione sociale».
C’è qualcosa di autobiografico nel personaggio del regista cinematografico?
«Anch’io sono stato in un collegio dove, invece di prepararmi, si preoccupavano di formarmi lo spirito, in pratica deformando tutti noi. Gli unici insegnanti capaci erano quelli di matematica, ho imparato di più rifugiandomi il fine settimana nel cinema situato proprio nella stessa strada del collegio, che non dagli studi. Da questo punto di vista ci sono molte similitudini con il film, ma il regista della storia non sono io, anche perché non mi sono mai preso simili rischi: non vado certo a letto con i miei attori e tengo la mia vita sentimentale ben lontana da quella professionale! Anzi, se c’è un personaggio cui mi sento vicino è Padre Manolo, cattivo capace di lasciare la tonaca e diventare il Signor Berenger per inseguire i propri sogni».
Il suo film è un gesto d’amore verso il cinema, o no?
«Il regista del film riesce a sopravvivere a tutto quello cui va incontro grazie alla sua passione per il cinema. Ho inserito anche una canzone italiana degli anni ’60 che ho molto amato, “Cuore matto”, che conosco benissimo sia nella versione di Little Tony sia in quella di Rita Pavone. L’idea del corazon loco corrisponde perfettamente al mio stato d’animo e alle bizze della passione in ciascuno di noi e inoltre il basso tambureggiante che scandisce il ritmo era una perfetta sintesi di quello che volevo dire».
È già al lavoro sul suo prossimo film?
«Come al solito sto scrivendo diversi progetti allo stesso tempo. Quello più vicino ad essere completato è un film in cui ritorno al mondo femminile e, per fortuna, sta assumendo la forma di commedia. Questa volta metto a confronto tre generazioni di donne, in una vicenda in cui ci sono elementi paranormali. Io non credo ai fantasmi, ma nella terra di provenienza della mia famiglia ci credono tutti, così li ho inseriti nel film, in modo da giocare sui rapporti tra sorelle, figlie e madri di diverse generazioni».

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