Dalla rassegna stampa Cinema

Autobiografia con il cinema dal cuore noir

Pedro Almodovar presenta il suo ultimo film, «La mala educacion», sugli schermi italiani l’8 ottobre. Un’incursione nel gioco estremo della seduzione tra bimbi, preti, adulti trans

ROMA
La mala educacion, ci tiene a dirlo Pedro Almodovar, non è un film autobiografico. Lo aveva già spiegato allo scorso festival di Cannes, lo ha ripetuto ieri a Roma, nelle sale design dell’Es hotel, dove è arrivato per il lancio italiano – esce l’8 ottobre. Pure se ci sono molte immagini che rimandano alla sua infanzia di ragazzino cresciuto in un collegio di preti, e poi ai vent’anni esplosi con la movida nella Spagna libera degli anni Ottanta. Se uno dei personaggi, Enrique Goded (Fele Martìnez), è un regista giovane e già famoso che, come capita allo stesso Almodovar, cerca spunto per le sue storie nelle cronache dei giornali più bizzarre. Ma non è «vero» come non lo è il personaggio del prete che nei panni di padre Manolo (Daniel Giménez-Cacho) seduce Ignacìo, il ragazzino più sensuale del collegio, lo separa per gelosia dall’amichetto, Enrique, salvo poi scontare una terribile punizione anni dopo, quando ormai ha lasciato l’abito divenendo il signor Berenguer (Lluis Homar). L’angelo della vendetta si chiama Angel (Gael Garcìa Bernal), è il giovane fratello di Ignacìo travestito ormai tossico e malato… Insomma c’è un insieme di verità (o la sua messinscena) che sta nelle suggestioni, nei ricordi personali o raccolti da altri, negli incontri di una vita visto poi che questo film è un’ossessione di data lunghissima. E di immaginario, la passione dichiarata per il cinema, la sala buia nella quale i due ragazzini conoscono sesso e prime carezze. Che scrive e moltiplica i personaggi, il regista, il suo interprete, i suoi fantasmi, Angel, Ignacìo, fratelli che si confondono fino a divenire l’uno l’altro nelle righe della storia scritta da uno, dall’altro rubata… Entrambi fusi in Zahara, ovvero Ignacìo nel suo sogno di essere donna, ma anche la gelosia del fratello meno intelligente e meno sensibile. Un caledoscopio doloroso come solo la passione può essere, estremista come un gesto di morte nell’eccesso di amore scandito da Cuore matto, passione questa sì «autobiografica» di Almodovar per la canzoni italiane anni 60-70.

Il genere che usa per definire «La mala educaciòn» è il noir.

Perché non è e né vuole essere un film manicheista. Non c’è una divisione netta tra i personaggi, i buoni da una parte e i cattivi dell’altra. Sono tutti ambiziosi, senza scrupoli, più che di buoni e cattivi si può parlare di cattivi e molto cattivi. Comunque in loro ci sono aspetti che mi piacciono, il fatto che abbiano scelto di vivere in modo libero, senza lamentarsene, il lato più oscuro di se stessi è per me già una cosa positiva. Sono capaci di andare fino in fondo. La mala educaciòn non è neppure un film sul bene e sul male. La parola educazione in Spagna rimanda alle caratteristiche di una persona, ai suoi modi di essere, o alla sua formazione accademica. Per me è soprattutto l’educazione religiosa che hanno ricevuto la mia generazione e quelle precedenti. Nella scuola dei preti la parte accademica era molto scadente, i professori non erano preparati se si eccettua la cattedra di matematica, dove erano obbligati a prendere persone che conoscessero la materia. Se poi l’educazione doveva prevedere una formazione dello spirito io parlerei del contrario, di una deformazione profonda. Anche se il giudizio negativo nel film non si limita ai preti. Ci sono altri personaggi che non fanno parte dell’universo religioso e che pure non sono migliori. In generale non siamo comunque davanti a una commedia romantica. È un noir, appunto, e il noir mette a fuoco i lati peggiori dell’essere umano, una cosa che mi ha sempre affascinato.

Lei si è schierato in modo molto aperto contro Aznar subito dopo gli attentati a Madrid. Qual è la sua impressione oggi della Spagna di Zapatero? Abbiamo visto che ci sarà una riforma familiare a favore delle coppie gay e che c’è stata la proposta di abolire i privilegi fiscali della chiesa.

Penso che la società civile spagnola sia molto più avanti del cinema e dei politici. Prendiamo la televisione. Non che la guardi, anzi, ci sono cose come il Grande fratello che detesto. Eppure è interessante che nella nuova serie ci sia un transessuale femminile, una donna che sé diventata uomo. Così come in altre serie televisive è pieno di personaggi di omosessuali o di travestiti. Per la prima volta si vedono programmi in cui si parla con lo stesso tono dei problemi sentimentali di coppie etero o gay. Con questo non voglio dire che la tv proponga analisi raffinate o progetti educativi, ma è importante che il pubblico si abitui a queste realtà. Credo che le scelte dei politici rispondano a un percorso che a certi livelli sociali è stato fatto ma che è ancora agli inizi e quindi ha bisogno di una sua legittimazione.

Torniamo ai lati oscuri. Autobiografia e cinema si fondono, c’è la memoria del noir e dei suoi film, pensiamo alla «Legge del desiderio».

In qualche modo le radici di questo film sono lì. Non è questione di autobiografia, c’è qualcosa di più anche perché non mi interessava cercare un personaggio che desse una lezione morale. Come ho detto mi piace esplorare il lato nero del cuore umano. I miei ricordi del collegio sono stati lo spunto iniziale, ciò che volevo però era un film su personaggi crudeli, senza scrupoli, che peggio erano più mi interessavano. Ecco perché è impossibile parlare di realtà, non siamo nella morale di tutti i giorni, la violenza che regola i rapporti nella Mala educaciòn vive nel cinema. È come se cercassi una realtà in Kill Bill. Se giudicato realisticamente sarebbe atroce, la violenza trasferita nell’immaginario assume un altro valore. È per questo che se il prete è un cattivo, non ho voluto che il bimbo accanto a lui fosse l’innocente. Preferivo raccontarlo attraverso le parole del suo personaggio ormai adulto, che si vede in modo consapevole, che conosce il suo destino di transessuale e travestito, cosa impossibile da intuire a dieci anni. Con questo non voglio dire che tutti i ragazzini ai quali i preti hanno fatto delle avances diventino transessuali.

La figura della «Mala educaciòn» è il triangolo amoroso maschile.

Era quasi obbligato, l’universo dei personaggi è il collegio dove non ci sono donne. Inoltre non volevo ritrarre tutta la Spagna, la realtà fuori del collegio… La sola figura femminile è la madre dei due fratelli, che è buona, positiva, senza pregiudizi. Il tre resta il numero fondante per tutto il film. I due ragazzini e il curato, i fratelli e il doppio: in questo il personaggio del regista funziona come un detective, vuole scoprire cosa è accaduto al vecchio amico. Se sono io? No, se non altro perché non ho l’abitudine di andare a letto con la gente con cui lavoro. Quanto al lato maschile, il mio prossimo film sarà invece centrato su tre figure femminili che credono al soprannaturale nella vita quotidiana. Lo girerò in un piccolo centro, l’ispirazione mi viene dalle mie sorelle, da mia madre, dalle nonne che credevano in queste cose.

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