Dalla rassegna stampa Cinema

Almodovar - Eppure è un film sul cinema...

…il tema «preti pedofili» occupa sì e no una mezz’ora: anche perché quando il sacerdote gay Don Manolo ricompare, fuori dal flash-back, non è più un prete…

ascoltate il critico

Partiamo, per una volta, da quel misterioso oggetto chiamato press-book: alla lettera, «libro per la stampa»; il materiale informativo che viene fornito ai giornalisti quando un film esce nei cinema. Quello di La mala educacion ha una copertina bianca con un enorme cerchio rosso: sopra il cerchio la scritta «un film di Almodovar», senza il nome Pedro, come nei titoli di testa; nel cerchio rosso, il titolo (in caratteri bianchi) e la foto in bianco e nero di un ragazzino, Nacho Perez, che nel film interpreta Ignacio, il bambino che viene molestato dai preti del collegio. Nacho indossa una canottiera, dei calzoncini corti, un paio di scarpe da tennis: un abbigliamento che rimanda all’infanzia di chi era bimbo negli anni ‘60. Guarda la macchina fotografica – quindi, noi – con occhi fermi, arrabbiati. Tutta la grafica del press-book (e dei titoli di testa del film) gioca su questi tre colori: nero, bianco, rosso. Sono, se ci pensate, anche i colori della liturgia (assieme al viola, che però al cinema, come a teatro, porta male). Dove vogliamo arrivare? Al fatto che tutto ciò che sta intorno a La mala educacion – promozione, interviste, gossip sapientemente diffuso prima e durante la lavorazione – verte su queste due parole: chiesa & pedofilia. Il regista doveva ancora girarlo, e già si diceva: il prossimo film di Almodovar parla di preti pedofili! Il press-book contiene anche una «autointervista» in cui Pedro racconta gli aspetti autobiografici del film: ha studiato dai preti, era il solista del coro in collegio, uno dei suoi primi soggetti raccontava di un travestito che ricattava i preti che lo avevano molestato e tale storia era in qualche modo «passata» al personaggio di Carmen Maura in La legge del desiderio. Aggiunge, Pedro, di considerarsi agnostico ma di trovare la liturgia cattolica «di una ricchezza abbagliante».
Perché vi raccontiamo tutto ciò? Semplicemente per constatare che, quando si va a vedere La mala educacion, si scopre che la storia del piccolo Ignacio in collegio è un lungo flash-back e che in due ore scarse di proiezione il tema «preti pedofili» occupa sì e no una mezz’ora: anche perché quando il sacerdote gay Don Manolo ricompare, fuori dal flash-back, non è più un prete! Non vorremmo anticiparvi la trama: un po’ perché il film esce l’8 ottobre e ci sarà modo di riparlarne, un po’ perché la struttura da film noir è ricca di sorprese che non vanno svelate. In sede di presentazione, vorremmo solo ribadirvi, come facemmo da Cannes (dove ebbe, lo scorso mese di maggio, l’onore dell’apertura, salvo essere mediaticamente travolto dalla «bomba» Fahrenheit 9/11), che il film parla d’altro. È soprattutto un film sul cinema, sulla finzione, sulle doppie personalità, sul rischio che l’arte implichi il «furto» della vita altrui. Tutto ciò ha a che fare anche con la religione. Ma il film è totalmente agnostico. Anche perché il prete pedofilo è l’unico che ha davvero un cuore: vedere per credere.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.