Dalla rassegna stampa Cinema

Venezia 61 - Il mercante di Venezia

…una perfetta lezione di storia giuridica e psicologica della civiltà cristiana come macchina della rapina scientificamente allestita…

VISTI AL LIDO
R. S.

Fuori concorso Il mercante di Venezia secondo Michael Radford, ovvero un grande spettacolo in costume e per tutti, girato «nei luoghi stessi della tragedia shakespeariana», con un sontuoso sfoggio di broccati, un testo rispettato ma anche contestualizzato da una spiegazione storica iniziale che ne smorzi ogni possibile lettura antisemita; interni autentici e un cast di giganti, da Al Pacino, l’usuraio Shylock, a Jeremy Irons, Antonio, il mercante cattolico che lo disprezza e lo tratta come un cane; Joseph Fiennes, il nobile Bassanio, l’amico di Antonio che innamorato di Porzia (Lynn Collins) e, senza soldi, sarà la causa del contratto fatale tra il ricco ebreo e l’armatore sfortunato che però lo condurranno al matrimonio tanto agognato. Colate a picco, però, tutte le navi dell’antisemita Antonio, tre mesi dopo la firma del prestito di 3000 ducati, ecco che si dovrà pagare il debito atroce, come risarcimento pattuito, una libbra di carne. Che Shylock potrà tagliare dal corpo di Antonio. Non ci sono particolari forzature nel testo, anche se, quando non c’è Al Pacino la tensione si abbassa. Però il processo davanti al Doge è davvero magnifico, una perfetta lezione di storia giuridica e psicologica della civiltà cristiana come macchina della rapina scientificamente allestita, da secoli, per depredare tutto il mondo non bianco, e tra i bianchi, quello ebraico. Tanto che perfino l’ebreo più ortodosso non può alla fine che cedere. Spergiurando si entra in un consesso davvero imbattibile di malfattori eticamente luridi e assetati di sangue.

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.