Dalla rassegna stampa Cinema

Al Pacino, ineffabile Shylock

…Un’opera, dunque, imponente, alla quale Radford imprime tocchi di fugace malizia – qualche seno nudo, la messa a fuoco dell’omosessualità fra Antonio e Bassanio …

IL MERCANTE DI VENEZIA Un cast da vertigine con Jeremy Irons, Joseph Fiennes e Lynn Collins. Il regista Radford imprime tocchi di fugace malizia
Superba la sua interpretazione dell’avido usuraio di Shakespeare

Venezia Lido Con “Il mercante di Venezia”è arrivato il solito scossone. Ovvero come il settore competitivo, un tempo il più appassionante della Mostra, possa languire in attesa delle opere fuori concorso che sanno creare la vera aspettativa. Storia vecchia: la grandi produzioni, i grandi registi, i grandi attori sono restii a rischiare una sconfitta e accettano la vetrina ma non il confronto.
Firma Michael Radford, vale a dire un regista non privo di titoli, più famoso per opere non eccelse come – scusateci – “Il postino” con il compianto Troisi, che per piccoli gioielli come il pochissimo visto “Another time, another place”. E poi un cast da vertigine: Al Pacino nei panni di Shylock, una sfida che vale il film, e ancora Jeremy Irons in quelli di Antonio, Joseph Fiennes in quelli di Bassanio, il che significa una sorta di altissimo confronto fra uno dei più grandi attori americani e i colleghi inglesi sui versi di Shakespeare, facili sul palcoscenico, infidi davanti alla macchina da presa.
Radford, lodato pubblicamente e oltre ogni limite da Al Pacino che, dopo il suo ambizioso “Riccardo III”, è forse in grado di dir la sua, ha riscritto la tragedia, lasciando immutata l’ambientazione, l’epoca, i costumi, sfoltendo il versante lirico, sottolineando l’universalità – e soprattutto la modernità – del bardo di Stratford-on-Avon.
Visivamente il film si nutre di raffinati turgori barocchi e pur concedendosi i dialoghi e i monologhi che lo pongono ai vertici dell’arte di Shakespeare, cerca di snellire – riuscendovi solo in parte – i piani di una narrazione complessa e sfaccettata. Che copre sì il confronto fra il ricco Antonio e l’avido Shylock, ma che si allarga alle pene d’amore di Bassanio per Porzia, e ai rovelli di quest’ultima costretta dalle ultime volontà del padre a scegliere il futuro marito con la lotteria dei tre scrigni.
In parallelo le vicende di protagonisti e comprimari, complesse e articolate, che contribuivano sicuramente a mandare in visibilio il popolino della Londra elisabettiana e gli annoiati cortigiani.
Un’opera, dunque, imponente, alla quale Radford imprime tocchi di fugace malizia – qualche seno nudo, la messa a fuoco dell’omosessualità fra Antonio e Bassanio – ma che punta soprattutto al grandioso talento degli interpreti.
Tutti magnifici, con lode particolare a Pacino che, nel celeberrimo monologo di Shylock sull’eguaglianza fra cristiani ed ebrei, tocca vertici di superba drammaturgia.
Fausto Serra

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