Dalla rassegna stampa Cinema

Siffredi? Gay e voyeur non funziona

Volutamente cerebrale, il film-scandalo annoia

Va bene l’intellettualismo, può andar bene anche il porno: ma il film disinibito con pretese intellettuali come Pornocrazia (ovvero Anatomie de l’enfer ) di Catherine Breillat non sta né in cielo né in terra. Tanto che pur sulla breve durata di 77 minuti riesce ad annoiare. Dopo l’incontro iniziale in una discoteca gay, i due protagonisti si ritrovano soli l’uno di fronte all’altro per quattro lunghe notti di erotiche provocazioni. La statuaria Amira Casar è quasi sempre nuda e Rocco Siffredi, quasi sempre vestito, ha scarse occasioni di tirar fuori il suo celebratissimo (chiamiamolo così) asso nella manica. Intrigata dallo sguardo di lui, lei lo paga per essere guardata mentre compie azioni di cui tacere è bello; e lui, pur gay, finisce nella trappola. Va a finire che il mercenario dello sguardo, buttato il denaro, torna nella villa dei tristi amori e butta giù dalla scogliera (in chiave immaginaria?) la sciagurata ispiratrice. (T.K.)
PORNOCRAZIA di Catherine Breillat
Con Rocco Siffredi, Amira Cesar, Alexandre Belin

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