Dalla rassegna stampa Cinema

Guardami, senza mai battere ciglio

Irrisolta l’opera di Catherine Breillat col l’attore hard e Amira Casar …attraverso una tradizionale prospettiva maschile (ego maschilista) viene stavolta ribaltata dall’assunto iniziale: il nostro Rocco interpreta il ruolo di un omosessuale (!) al quale una donna…

In regime di «Pornocrazia», Rocco Siffredi è il monarca assoluto

Bel titolo italiano per l’ultimo film di Catherine Breillat. Peccato che Pornocrazia non sia però il titolo originale, che è invece Anatomie de l’Enfer, che è anche quello dell’omonimo romanzo scritto sempre dall’autrice di Romance. Capita di rado che una traduzione libera del titolo di un film lo renda più interessante. Il problema è che alla Breillat manca una vera e propria consapevolezza dei meccanismi sociologici e politici che rendono – questo sì – il nostro un sistema culturale «pornocratico».
No, Pornocrazia è solo l’ennesima storia alla Breillat in cui si cerca di nobilitare lo spunto da lettera spinta con la messa in scena integrale del coito e del «coso» maschile ovviamente in erezione (che è quello della star dell’hard nostrano Rocco Tano in arte Siffredi, già protagonista di Romance e dell’inguardabile film italiano Amore estremo). La visione in chiave orgogliosamente fallica dei rapporti tra uomo e donna, attraverso una tradizionale prospettiva maschile (ego maschilista) viene stavolta ribaltata dall’assunto iniziale: il nostro Rocco interpreta il ruolo di un omosessuale (!) al quale una donna (Amira Casar, che però ricorre a una controfigura durante le sequenze hard), dopo averlo conosciuto in una discoteca ad hoc, chiede, dietro lauto compenso, di essere guardata per quattro notti nella sua parte più «inguardabile».
Insomma, si vorrebbe raccontare di quanto i maschi, presi dal proprio punto di vista e piacere fisico durante la performance sessuale, ignorino di fatto le parti intime della donna. Ma qui, come si diceva, più che dalle parti del femminismo militante siamo da quelle del sesso commercializzato e perciò esibito in dettaglio. Ora che la pornografia ha contaminato definitivamente l’estetica dell’eros cinematografico (dall’Oshima de L’impero dei sensi al Bellocchio di Diavolo in corpo, da Intimaci – Nell’intimità di Chéreau a Baise moi – Scopami della Despentes, da La donna lupo di Grimaldi a L’odore del sangue di Martone, senza contare le civetterie ancora parrocchiali di Tinto Brass) bisognerebbe immaginare qualcosa di diverso per rompere con le convenzioni. La verità sconvolgente che gli autori (non tutti quelli elencati, evidentemente) non vogliono ammettere, pena la perdita di vista delle nobili ragioni del botteghino, è che forse la sfera sessuale intima è per principio quella meno rappresentabile. Ogni diversa soluzione, esplicita o meno, rientra nella commercializzazione del sesso. Che con la libertà sessuale o le pari opportunità non c’entra.

PORNOCRAZIA – Regia di Catherine Breillat. Interpreti: Rocco Siffredi, Amira Casar, Alexandre Belin, Claudio Carvalho. Erotico. Francia, 2004.

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