Dalla rassegna stampa Cinema

Con Siffredi alla scoperta dell´"origine del mondo"

Dopo un tentativo di suicidio, una ragazza paga un uomo (che non ama le donne: lo ha incontrato in un locale gay)…

La Breillat ricorre a Sade, Bataille e Brecht

Dopo un tentativo di suicidio, una ragazza paga un uomo (che non ama le donne: lo ha incontrato in un locale gay) perché la contempli là dove è proibito guardare: nella sua nudità e soprattutto tra le gambe, all´«origine del mondo», per dirla col titolo del celebre quadro di Courbet (ma anche Goya è presente all´appello). In questo strano contratto si riassume per intero il soggetto; svolto nel tempo insolitamente breve di un´ora e dieci, con l´aiuto di una voce «over» che commenta, instancabile, ciò che vediamo. E tuttavia Pornocrazia è un film geniale; oltreché, intrepido, com´è intrepida la sua regista Catherine Breillat. Per comprenderlo, bisogna osservare là dove è proibito guardare. Si comprenderà che il suo potere di «scandalo» non risiede affatto nelle situazioni (il cocktail di Tampax; l´introduzione di oggetti negli orifizi del corpo), bensì nella determinazione a rivelare ciò che il cinema ci ha sempre suggerito, senza osare esprimerlo: l´indecifrabilità, per ogni uomo, del corpo della donna, la paura-attrazione ancestrale per la sua pelle levigata, il suo pube, la sua «finta dolcezza», come dice il personaggio maschile. Sola fra tutti, la regista riesce a mostrare il significato del termine «oscenità» come fuori-scena, impossibilità di comunicazione tra i sessi. Senza vacillare, Breillat affronta la mitologia del sangue, la simbologia cristiana, la violenza maschile; ricorrendo alla lezione di Sade, di Bataille, di Brecht. La scelta di Rocco Siffredi è un altro colpo di genio. (r.n.)

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.