Dalla rassegna stampa

Ecco «The Punisher», il vendicatore

…gli altri due sono un omosessuale ciccione e un patito di videogiochi, anche loro sintomatica espressione dell’immaginario Marvel…

Thomas Jane e Rebecca Romjin-Stamos in una storia tratta dall’ennesimo fumetto della Marvel Comics

THE PUNISHER – Regia di Jonathan Hensleigh. Interpreti: Rebecca Romjin-Stamos, Tomas Jane, John Travolta, Kevin Nash. Azione. Usa, 2004.

Non sempre i film statunitensi che sfidano il caldo nelle sale italiane sono fondi di magazzino. Per l’esattezza, non lo è The Punisher di Jonathan Hensleigh, specialista di film d’azione (finora solo come sceneggiatore: il terzo Die Hard, Armageddon, The Rock e Jumanji).
È l’ultima trasposizione di un fumetto Marvel. L’ultima solo in ordine di tempo. Il che dimostra ancora una volta quanto la Marvel oggi a Hollywood detti legge. E se scarseggiano soggetti e idee originali, meglio ricorrere a fumetti intelligenti piuttosto che riciclare telefilm di successo. Del resto – e The punisher ne dà un’ulteriore prova – la Marvel non si limita a farsi saccheggiare: collabora alla messa in cantiere dei progetti, esprime valutazioni e sceglie gli interpreti principali. Quindi il marchio fumettistico non viene calpestato. Al più rilanciato. Ed è alla Marvel che si deve la scelta invero felice di affidare il ruolo della non proprio bella Jane alla promettente Rebecca Romjin-Stamos, che finalmente non deve più nascondersi dietro il trucco pesante di Mystique (la ricordate nei due X-Men con la pelle e i connotati cangianti?) o essere l’oscuro oggetto del desiderio in una trama che la vuole ennesima dark lady poco vestita (parliamo di Famme Fatale, ovviamente).
Questa volta Romina è un personaggio realistico, umano, complesso. Non è però l’eroe suo malgrado del titolo. Il Punisher è naturalmente un uomo, cioè Frank Castle (Thomas Jane), ex poliziotto della Delta Force, passato all’Fbi, che vede la famiglia intera cadere vittima di una mattanza operata per conto di un potente boss di Miami (John Travolta, che nel ruolo del cattivo si diverte proprio). Questo lo porta a vendicarsi non più con la divisa ufficiale e istituzionale, ma con un costume singolare, dove spicca la maglietta con il teschio, secondo la pura tradizione Marvel (anche Spider Man agiva con la stesse prerogative). Come si imbatte nella nostra Jane-Romina? Beh, costui sceglie di rifugiarsi in un fabbricato malmesso, dove vivono tre sfigati, tra cui Jane (gli altri due sono un omosessuale ciccione e un patito di videogiochi, anche loro sintomatica espressione dell’immaginario Marvel). Senza volerlo, mette a repentaglio anche le loro vite, tutt’altro che invidiabili.
La vicenda, nelle mani di Henslegh, diventa un pretesto per buone scene d’azione in puro stile James Bond, Callaghan e Il giustiziere della notte. Si direbbe un film poco in linea con la nuova Hollywood tutta digitalizzata, ma ben più affine ai polizieschi Anni ’70 sempre sul punto di diventare reazionari. Ci piacerebbe considerarlo un omaggio, più che a Clint Eastwood, al compianto Charles Bronson. E ai suoi giustizieri, simpatici anche quando schematici. Come non accorgersi ad esempio che Il giustiziere della notte 3, proprio perché più seriale e immotivato diventava più ludico, visionario e fumettistico, proprio come The Punisher? Tanto di cappello alle sottoculture conflittuali.


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