Dalla rassegna stampa Cinema

Peli, sudore e poi sangue ...

…nella pellicola ci sarebbe anche «pornografia infantile». Catherine Breillat liquida la questione con poche parole: «E pensare – dice – che mentre giravo avevo in mente Pasolini e Georges Bataille»…

ROMA – Peli, sudore e poi sangue mestruale, zoomate che invece di puntare sulle solite schiene arcuate ad arte, vanno dritte al sodo. Il sesso non è soltanto plastico. Ce lo ricorda Catherine Breillat, a Roma per presentare Pornocrazia , che lei stessa ha diretto e che Rocco Siffredi ha interpretato insieme con Amira Casar. «Ho girato – dice la regista – una specie di teorema di Pitagora sull’oscenità. Ma è soprattutto un film sulla conoscenza: voglio aprire gli occhi degli spettatori e indurli a osservare tutto ciò che li circonda».
La storia inizia in una discoteca, con un rapporto orale omosessuale, perché, giura la Breillat, «gli uomini non amano le donne». Nel film, un gay (Siffredi) incontra Amira Casar e stringe un patto: in cambio di soldi, dovrà passare quattro notti con lei per guardarla «dove», come dice la donna, «sono inguardabile». La prima notte si parla dell’oscenità del sesso femminile e della paura che suscita negli uomini. Poi lui mette del rossetto sul sesso della donna e la prende. Non sarà l’unica volta e non sarà l’unico modo.
A un certo punto si vede un crocifisso: «Nessun simbolo», assicura la regista, «è solo la catenina di Rocco Siffredi. Se ho indugiato con la macchina da presa è perché il Cristo è insanguinato e ha il volto che somiglia a quello della protagonista». Le provocazioni, d’altronde, provocano. E la Breillat, che con Siffredi aveva già realizzato Romance , vuole scuotere. «Il mio – spiega – è un lavoro iniziatico e filosofico, contro un mondo oscurantista che mi porta proprio per questo a fare cinema».
Il film, prodotto da Andrea De Liberato, sarà nei cinema dal 9 luglio, vietato ai minori di 18 anni e distribuito sempre da Sharada. Ma la Eagle Pictures, che avrebbe dovuto curare la distribuzione home video e dvd, al momento, si rifiuta di farlo. In una lettera inviata ad Andrea De Liberato, si legge che nella pellicola ci sarebbe anche «pornografia infantile». Catherine Breillat liquida la questione con poche parole: «E pensare – dice – che mentre giravo avevo in mente Pasolini e Georges Bataille».

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.