Dalla rassegna stampa Cinema

La pornocrazia della Breillat

Anatomie infernali «L’oscenità non esiste, solo gli sguardi possono esserlo».

Dal 9 luglio nelle sale italiane il film con Rocco Siffredi
Parla la regista francese

Quando un film firmato da Catherine Breillat vanta Rocco Siffredi come protagonista le battute si sprecano. E’ il caso di Pornocrazia, seconda prova del divo hard al servizio della regista francese (era già successo con Romance). Ma, a dispetto del titolo e del protagonista maschile (la protagonista femminile è invece Amira Casar), non siamo di fronte a un film hard. Il titolo deriva dal romanzo, scritto dalla stessa Breillat, dal quale è stato tratto il film. In Francia per i cinema è stato scelto il titolo di Anatomie de l’enfer, perché, dice la Breillat «se esistesse un’anatomia dell’inferno sarebbe quella della donna». Ecco allora il ritorno all’originale pornocrazia «termine greco che intendeva criticare l’influenza femminile nella politica». La storia è semplice. Una donna in una discoteca gay, fuori posto quindi. Infatti la ritroviamo in bagno che si taglia i polsi. La salva un uomo, gay ovviamente, disposto a raccogliere la sfida di lei: guardarla dove non si può guardare. E saranno quattro notti di inquietudine che traggono ispirazione da Pasolini e Courbet, da riferimenti biblici e citazioni evangeliche. «Perché l’oscenità non esiste, l’oscenità delle donne è fatta dallo sguardo degli uomini» sottolinea Catherine che aggiunge «solo dove morale e moralismo impazzano il corpo delle donne diventa osceno e allora io sono per l’oscenità». Molti i momenti forti del racconto, che inevitabilmente suscitano imbarazzo nel pubblico. Un crocefisso che domina la camera degli incontri, ripreso in parallelo col corpo femminile, un altro che spunta improvviso al collo di Rocco che armeggia sul letto («non era voluto ma mi è sembrato un miracolo» dice la regista), poi il momento più sconvolgente: la donna sfila un tampone sporco di sangue mestruale, lo immerge in un bicchiere con l’acqua che diventa rossa e lo offre da bere a lui. E forse sono stati proprio questi riferimenti che hanno fatto entrare in fibrillazione i responsabili della Eagle. La società che abitualmente distribuisce in homevideo i film che Sharada distribuisce in sala. Ma non questa volta. La Eagle ha infatti scritto a Sharada che «il film è contrario alla pubblica morale». Forse Eagle, dopo avere distribuito la gibsoniana Passione di Cristo ha avuto un sussulto integralista e ora dispensa certificati morali. Per completezza va detto che la motivazione del rifiuto risiederebbe in un momento di pornografia infantile (si vedono dei bimbi che ridacchiano dopo avere giocato al dottore con una coetanea dalle mutandine abbassate). Il film uscirà il 9 luglio in 15 copie in cerca di un pubblico che non deve aspettarsi scene hard (a meno di considerare tali le immagini di un sasso che fuoriesce da un sesso femminile). «Io non sono una provocatrice – precisa la Breillat – io lavoro sul rifiuto, sulle cose che non vogliamo affrontare, intendo dare al pubblico una definizone controversa di arte, sono risposte a domande non fatte. Questo film è un teorema sull’oscenità, concetto che non possiamo definire, anche se ci sono leggi che vietano l’oscenità, e che forse solo il cinema può affrontare».

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