Dalla rassegna stampa Cinema

"Le intermittenze del cuore" di Fabio Carpi

…in un cortocircuito della memoria si ritrova a Venezia, sul Canal Grande, ragazzo, in compagnia del professore che lo ama (“Ti ho voluto molto bene, ma tu non lo hai capito”). …

Un’immagine bellissima e speculare apre “Le intermittenze del cuore” di Fabio Carpi: su un’imbarcazione scivolante lungo l’acqua, un uomo vecchio saluta un altro se stesso che a sua volta lo saluta. E’ un regista. Pur con qualche riserva (“C’è sempre qualcosa di magico e di arbitrario nel racconto di una vita”) si prepara a realizzare un film sulla vita di Marcel Proust seguendo gli stessi procedimenti dello scrittore, le intermittenze del cuore, la memoria involontaria. Il film non si farà a causa della morte repentina del produttore: ma le libere associazioni, il ricordo che irrazionalmente e involontariamente nasce daun suono, un odore, un’immagine, un ritmo alterato del passo, riportano il regista ad alcune esperienze cruciali del suo passato, ad una autobiografia emotiva. Uno squilibrio del selciato lo fa inciampare, e in un cortocircuito della memoria si ritrova a Venezia, sul Canal Grande, ragazzo, in compagnia del professore che lo ama (“Ti ho voluto molto bene, ma tu non lo hai capito”). Un boschetto di alberi snelli rievoca la fuga con cui da partigiano si staccò dalla guerra per rifugiarsi in un sanatorio; il tremolare d’una tazzina di caffè in treno lo riporta a una ragazza amata; l’incontro con un vecchio compagno di lotta (“Sono sempre comunista, preferisco rimanere fedele al fallimento”) resuscita un pensiero politico. Il passato lo invade, come se stesse prendendo possesso delle sue ore: ma non riesce a trovare il senso della propria esistenza. Tutto ciò che è avvenuto dopo la giovinezza gli sembra di scarso interesse. Intanto scorrono le giornate presenti. La moglie tenta di fargli condividere la propriapragmatica serenità. Il figlio, invidiato perché giovane, lo accompagna al cinema dove un documentario sulla caduta del Muro di Berlino interessa poco il padre (“Per la mia generazione è stata più importante la caduta di Berlino”) e i fratelli Marx gli mettono tristezza (“Col tempo i comici diventano malinconici”) La visita ai classici luoghi proustiani (la casa della zia a Illiers-Combray, il Grand Hotel a Balbec) lo fanno sentire intruso, incapace: e poi “agli arrivi ho sempre preferito le partenze”. La rinuncia coatta al film su Proust gli dà sollievo: “Avevo preso un impegno e dovevo rispettarlo. Adesso sono libero”. La minaccia allontanata d’una grave malattia gli ridà energia: “Ora sapevo quale film avrei dovuto fare: avrei parlato in prima persona” ma forse è troppo tardi. Il Tempo, il passato, la memoria non sono mai stati raccontati in un film con altrettanto struggimento e pari sapienza: recitato a perfezione da attori ben scelti e ben diretti, girato tra Italia, Francia, Svizzera, Lussemburgo, ilfilm è scritto e diretto da Fabio Carpi con una bravura di sceneggiatura e montaggio e una visione davvero rare. Da molti anni il fantasma della vecchiaia visita i film di Carpi (“L’età della pace”, “Barbablu Barbablu”, “Nel profondo paese straniero”, “Nobel”): ma la maturità e intensità del regista non erano mai state grandi come in questo bellissimo “Le intermittenze del cuore”

Effettua il login o registrati

Per poter completare l'azione devi essere un utente registrato.