Dalla rassegna stampa Cinema

Grandi attori e splendidi abiti non salvano il film

…il rapporto con i ragazzi rimane un incidente di tipo prostitutorio, una frequentazione momentanea e mercantile in torbidi locali gay, un vizio clandestino…

Il mito in forma inelegante

CANNES – L’ULTIMO film è brutto come tanti altri visti al 57° festival. Bellissime canzoni, bravo protagonista Kevin Kline, meravigliosi vestiti di Armani, e basta: «De-Lovely» di Irwin Winkler, cine-biografia di Cole Porter, non offre altro. Struttura tremenda: il gran musicista, da morto, dialoga con un amico vivente, e la conversazione che occupa tutto il film, oltre due ore, serve a rievocare fatti, successi, spettacoli, Broadway, Hollywood, amori e Metro Goldwin Mayer. Le canzoni leggendarie di Cole Porter sono molte, disseminate in un modo o nell’altro: a volte il musicista le compone al piano, altre volte le canticchia alla moglie o agli amici invitati a cena, a volte vengono eseguite in palcoscenico durante le prove, altre volte risuonano la sera della «prima». La maggiore attenzione si concentra sulla vita elegante e lussuosa dei protagonisti: Parigi (fisarmonicisti col basco e col loro accordèon), galoppate in campagna, Venezia (feste in maschere settecentesche), bicchieri sempre pieni, California. I legami narrativi sono elementari. Dalla tastiera autunnale si passa alla tastiera primaverile, dall’abbraccio amoroso alla moglie si passa all’abbraccio amoroso a un biondino. Le disgrazie non vengono mai sole: la moglie muore di cancro ai polmoni, a lui dev’essere amputata una gamba dopo una caduta da cavallo. Nella prima cinebiografia di Cole Porter, «Notte e dì» (Night and Day) con Cary Grant, diretta nel 1946 da Michael Curtiz, la omosessualità del musicista veniva rimossa, cancellata, ignorata. Stavolta, in «De-Lovely», è ancora peggio: perché il rapporto con la moglie Linda Lee viene raccontato come amore sublime e duraturo, dedizione romantica, estasi sentimentale, attrazione carnale, complicità, affetto; mentre il rapporto con i ragazzi rimane un incidente di tipo prostitutorio, una frequentazione momentanea e mercantile in torbidi locali gay, un vizio clandestino. L’eleganza e il talento di Cole Porter non meritavano una simile ineleganza.

l. t.

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