Dalla rassegna stampa Cinema

«De-lovely», il brillante rapporto tra il gay Cole Porter e la moglie

…All’inizio del ventesimo secolo non erano molte le donne che avrebbero accettato, come lei, di sposare un omosessuale…

Kline: cantare e ballare, che felicità

CANNES
Una pattuglia di stelle della musica, Sheryl Crow, Alanis Morissette, Natalie Cole, Lara Fabian, Lemar, Mario Frangoulis, rischia di rubare la scena ai due protagonisti del film di Irwin Winkler «De-lovely», Kevin Kline e Ashley Judd. «Volevo che a interpretare le canzoni – spiega il regista – ci fossero dei cantanti che oggi hanno grande successo. Solo in questo modo era possibile mettere in luce l’estrema modernità dei brani di Cole Porter. Sono stato fortunato, ho potuto filmare Sheryl Crow che offre la sua versione di “Begin the Beguine”, Elvis Costello che intona “Let’s Misbehave”, Natalie Cole che fa “Every time we say goodbye”, Diana Krall con “Just one of those things”». La sorpresa più grande è venuta da Alanis Morissette che, svela Winkler, «pur avendo un’immagine molto rock conosce perfettamente il repertorio di Cole Porter e firma un’interpretazione molto ballabile di “Let’s do it”, let’s fall in love”». Cantare, ballare, comporre è stato per Kevin Kline un gran piacere: «In passato suonavo il pianoforte, questo film mi ha dato la possibilità di tornare a una vecchia passione. E poi seguendo il flusso della musica è stato molto più facile arrivare al cuore del personaggio, capire la sua vita e il suo dramma». Esperienza diversa quella di Ashley Judd: «Detesto cantare ed è stato molto difficile riuscirci, ma che potevo fare, non avevo scelta. Mi ha aiutato il fatto che la musica, nella pellicola, ha un rapporto molto organico con la storia». Sia Kline che Judd si soffermano a lungo sulla natura della relazione che legò il musicista Cole Porter alla moglie e musa ispiratrice Linda. Spiega Winkler: «Sono riuscito a convincere gli eredi di Porter che il mio voleva essere un ritratto onesto del musicista, in cui si potesse parlare con chiarezza della sua vita e quindi anche della sua bisessualità. I parenti di Porter hanno accettato senza problemi il mio progetto di rendere omaggio all’artista, ma anche all’uomo, senza per questo emettere nessun tipo di giudizio morale». Quello di Linda, dice Judd, è un «personaggio che ho adorato, perché è brillante, interessante, coraggioso. All’inizio del ventesimo secolo non erano molte le donne che avrebbero accettato, come lei, di sposare un omosessuale. Dalle tante cose ho letto su questa figura di donna, ho ricavato la sensazione che, dopo aver vissuto la triste esperienza di un primo matrimonio con un uomo violento e brutale, Linda avesse un po’ perso l’interesse verso il sesso. Per lei sono più importanti altre cose come l’intesa, la complicità, la libertà intellettuale». Kevin Kline, che durante l’incontro con la stampa sfoggia un francese ironico e forbito, aggiunge che «a Hollywood si raccontano sempre storie che parlano di sesso, ma descrivere l’intimità di emozioni e di sentimenti che può crearsi tra un uomo e una donna, è una cosa molto più rara e anche più difficile».

f.c.

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