Dalla rassegna stampa Cinema

Spagna, Chiesa e senso di colpa

…Così la cattiva educazione del titolo è – ammette – «l’educazione che ho ricevuto, basata sul castigo, sul farti sentire colpevole. Dunque è un miracolo che io sia un uomo normale e faccia il regista …

CANNES. Melò e noir, amori proibiti e corpi violati, grand guignol e storia d’amore, preti che amano troppo e carrieristi pronti a tutto. Pedro Almodovar racconta “La mala educacion”, che ha aperto ieri sera fuori concorso il festival, subito dopo la prima proiezione stampa (finita in verità con un applauso tiepido). «Conosco la storia che ho raccontato – dice – anche se non è la mia. Per fortuna sono passati molti anni da quell’epoca e il tempo ha contributo al necessario distacco».
Le coincidenze con la vita del regista sono più di una: ha studiato in collegio dai salesiani e dai francescani e cantava nel coro ad esempio, come accade al suo personaggio Ignacio. Così la cattiva educazione del titolo (uscito ieri in Francia, ma in Italia avrà il divieto?), è – ammette – «l’educazione che ho ricevuto, basata sul castigo, sul farti sentire colpevole. Dunque è un miracolo che io sia un uomo normale e faccia il regista».
E gli abusi dei sacerdoti? «Sono da denunciare, sono crimini terribili. Ma il mio non è un film di denuncia sugli abusi sessuali ai minori, parla di altro: il mio prete abusa del ragazzo esercitando il suo potere, ma lo fa perchè è follemente innamorato di lui. Per questo, infine la sua è una grande storia d’amore». Certo, l’amore impossibile di Padre Manolo per il suo pupillo Ignacio, che crescendo diventerà transessuale e drogato, aspirante scrittore, non passerà inosservato. Ha voluto con questa storia condannare la Chiesa? «Il peggior nemico della Chiesa, in Spagna, è la Chiesa stessa. Non c’è bisogno di essere anticlericali, basta leggere i giornali». Per Almodovar, il modo in cui in Spagna si vive la religione è pura idolatria: «parlo della mia famiglia, della gente che conosco, non di tutti gli spagnoli. Loro la vivono in una maniera praticamente pagana. Cosa è altrimenti un evento come la Semana Santa di Siviglia se non un rito pagano? Vivere in maniera profana la religione credo sia in definitiva il modo migliore di viverla».
Gli studi in collegio, l’estrazione familiare hanno fatto prendere ad Almodovar le distanze dalla Chiesa, «ma la liturgia cattolica invece mi affascina. Così nel film mi approprio della cerimonia religiosa e ne faccio dono ai personaggi che vampirizzandola si relazionano tra loro in maniera liturgica. La Chiesa invece la utilizzo come qualcosa di decorativo, penso a certe figure del Cristo, dei Santi e della Vergine».
“La mala educacion” riporta comunque al festival di Cannes Pedro Almodovar che, dopo il Gran premio (ma non la Palma d’oro, cosa che lo irritò, sembra, non poco) 5 anni fa per “Tutto su mia madre”, aveva promesso di non tornare più. «Ho un senso di vertigine – dice il regista – invitarmi ad aprire il festival è avermi dato un grande premio. Spero di compensare gli spettatori donandogli emozioni con questo film».
Almodovar confessa di voler fare conil suo film un omaggio ad un genere che gli piace molto, il noir, un genere adulto lo definisce citando film preferiti come Femmina folle di John Stahl e sottolineando che «lo spettacolo della natura umana si presta al noir. Il male è dentro il cuore dei personaggi e il peggio delle persone mi attrae moltissimo».
Per questo, gli chiede un giornalista cileno, avrebbe voluto l’ex premier Aznar nella parte del prete pedofilo? Almodovar accenna di sì, si preoccupa di sottolineare alla traduttrice che si tratta di un paradosso ed è l’unico accenno politico della conferenza.

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