Dalla rassegna stampa Cinema

Gran giocoliere senza rancori

…La mala educación è un film incantevole che partendo da uno spunto autobiografico, i dolori del giovane Pedro nei collegi dei preti anni ’60, attinge a una sfrenata fantasia romanzesca…

Chi comanda al Festival? La risposta è inequivocabile, sulla Croisette comandano i signori del mercato. Agli organizzatori si concede, al limite, di giostrarsi come gli pare le pellicole che interessano le esigue tribù dei cinefili, ma commercialmente non incidono né disturbano. Quando però si entra in zona eventi, leggi serate di gala, le regole le stabiliscono i veri padroni della pellicola. Come la Pathé, che ieri ha ottenuto d’inaugurare la rassegna alle 19.30, fra squilli di trombe e clamori di mass-media, con La mala educación ; e non ha avuto nemmeno la delicatezza di rimandare l’uscita pubblica di ventiquattr’ore. Infatti, anche se tutti fanno finta di niente, il film di Pedro Almodóvar si poteva vedere, pagando il biglietto, fin dalle 13.55 nella multisala Olympia di rue d’Antibes e in tutta la Francia. Questo tanto per toccare con mano di che compromessi grondi la conclamata «grandeur». Oggi il gioco si ripete con Troy a vantaggio della Warner Bros.: e c’è quasi da invidiare chi, non avendo trovato posto al Palais, andrà a godersi il «kolossal» all’Olympia senza bisogno di mettersi la cravatta.
Il discorso non tocca, ovviamente, la qualità dei film; ed è anzi un fatto positivo che un autore come Almodóvar, fra i più anticonformisti, trovi ormai credito in quelle alte sfere dove il successo può anche essere una decisione di vertice. La mala educación è un film incantevole che partendo da uno spunto autobiografico, i dolori del giovane Pedro nei collegi dei preti anni ’60, attinge a una sfrenata fantasia romanzesca. Evocando le malefatte di un sacerdote pedofilo a danno di una coppia di ragazzini innamorati, di cui uno diventerà un regista e l’altro uno sciagurato transessuale, l’autore non si abbandona al risentimento. Spazia tra passato e presente divertendosi a sottolineare come la vita si trasforma in melò e viceversa, propone inganni molteplici, scambi di persona, ritorni di personaggi spariti e sparizione di altri. Sul piano della narrazione Almodóvar sfoggia un’abilità da giocoliere, a volte sfidando la logica e la credibilità, ma ci mette un tocco ironico e perfino ilare che impreziosisce l’assunto tragico; e anche un palpito assolutorio che coinvolge i personaggi più negativi. Non esistono cattivi, solo esseri umani travolti dalla passione, la parola chiave della poetica di Pedro che non a caso risuona a suggello del film. I torbidi ricordi sono riscattati dalla tolleranza che viene con la maturità, le scene di violenta attrazione omosessuale (qui le donne contano poco) sono presentate con garbata naturalezza. Fra gli interpreti, tutti perfetti, spicca Gael García Bernal in una triplice incarnazione toccante e virtuosistica.

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