Dalla rassegna stampa Cinema

«Non è un film autobiografico, ma mi sono ispirato a fatti e persone vissuti e ricamati sui miei ricordi»

La mala educacion, il film di Pedro Almodovar che apre fuori concorso oggi il 57mo Festival di Cannes, «non è certamente il suo film più gaio ma è sicuramente quello più gay», …

La mala educacion, il film di Pedro Almodovar che apre fuori concorso oggi il 57mo Festival di Cannes, «non è certamente il suo film più gaio ma è sicuramente quello più gay», scrive ”Le Journal du dimanche” con uno dei giochi di parole tanto cari ai francesi.
Nella Spagna di Franco, il film racconta la storia di un bambino diventato l’oscuro oggetto del desiderio di un prete.
Adulto, il bambino si trasformerà in mostro, scrive il settimanale, per il quale Almodovar non aveva fatto un film così «nero» da La legge del desiderio (1986) in cui «l’eroe sacrificato era il giovane Antonio Banderas».
«Era già una storia di amori omosessuali violenti che sapeva di zolfo, qui c’è una novità: uno degli spaventosi protagonisti della storia vertiginosa, velenosa, è un prete».
Il regista «ha detto come battuta che avrebbe voluto che il papa vedesse il suo film», ricorda il giornale riportando dichiarazioni di Almodovar, secondo cui «certi si scandalizzano quando fa loro comodo. Ho già fatto altri film dove appaiono personaggi religiosi senza che ciò abbia suscitato altrettante polemiche. La mala educacion non è un regolamento di conti con i preti della mia infanzia, né contro la Chiesa in generale: è prima di tutto un thriller. Se avessi avuto bisogno di vendicarmi non avrei aspettato 40 anni, la Chiesa non mi interessa neppure come avversaria».
Eppure, ricorda polemicamente il settimanale, proprio giorni fa il regista ha accusato il papa in un’intervista a “Telerama”, di aver canonizzato monsignor Escrivà, «il fondatore dell’Opus Dei, uno dei peggiori fantasmi che minacciano la nostra epoca, una setta… il cancro della società spagnola».
Il suo nuovo film dunque è «nero, nero come la sottana di padre Manolo, come il personaggio triplo impersonato dall’attore messicano Gale Garcia Bernal, straordinario, o come il cinema di Fritz Lang e Melville al quale Almodovar dice di aver pensato disegnando alcune delle sue inquadrature. Nero come le tenebre che pesavano sui dormitori delle pensioni religiose in cui il regista è cresciuto».
«Non è un film autobiografico, ha precisato Almodovar, anche se sono per forza dietro i personaggi e mi ispiro a fatti vissuti da persone a me vicine. Padre Manolo è un personaggio inventato sulla base dei ricordi di due preti del mio collegio e di compagni di allora».
Il film, secondo il giornale, non è il migliore del regista spagnolo né il più commovente, «ma senza dubbio il più interessante dato il soggetto, e il più coraggioso e radicale. Tutti i personaggi sono dei mostri nella misura in cui sono vittime dell’intensità delle loro emozioni. Per questo forse ci è impossibile odiarli perchè malgrado le loro bassezze ci risvegliano un sentimento di pietà». Dice ancora Almodovar che nessuno ha mai abusato di lui ma «ricordo di aver sempre provato una intensa paura fisica verso i sacerdoti. Una delle cose che dovevamo fare era baciare la mano del prete quando lo incontravamo, e io odiavo questo gesto, perché lo trovavo rivoltante e anche perché ero piuttosto ribelle all’epoca. Perciò mi rifiutavo e correvo nella direzione opposta per evitare di trovarmi faccia a faccia con un sacerdote. Ma c’era un prete che ogni volta mi veniva a scovare e si piazzava davanti a me, allungava la mano e mi obbligava a baciarla».

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