Dalla rassegna stampa Cinema

Lo schermo rosa

Giovanni Minerba è da sempre l’anima del Festival internazionale del Cinema gay di Torino,…

Giovanni Minerba è da sempre l’anima del Festival internazionale del Cinema gay di Torino, che si è imposto come uno dei più importanti al mondo nel suo genere: in Italia ha introdotto autori come François Ozon, Gus Van Sant, Derek Jarman, Todd Haynes, e continua la riscoperta di artisti e autori quasi dimenticati

Giovanni Minerba ed io ci siamo conosciuti negli anni Settanta a Torino. Giovanni e il suo partner, Ottavio Mai, militavano nel Fuori!, il movimento omosessuale federato al Partito Radicale. Erano entrambi amanti del cinema, e tale passione li ha portati col tempo a girare dei “piccoli” film presentati in vari Festival in giro per il mondo, e in seguito ad organizzare, nel 1986, la 1a edizione del «Festival internazionale di Film con tematiche omosessuali». Ottavio è poi venuto a mancare nel 1992 e Minerba ha continuato da solo l’impegno comune, giungendo quest’anno alla 19a edizione del “suo” Festival.

In tutti questi anni sono cambiate molte cose. Qual è la differenza tra il Movimento gay degli anni Settanta e quello attuale, in Italia?
“Provocatoriamente” si potrebbe dire che non ci sono differenze… Intanto credo sia giusto affermare che i risultati ottenuti sono in gran parte il frutto di quanto si è seminato in quegli anni. Poi io – polemicamente ma non troppo… – ho sempre affermato che in realtà in Italia non c’è mai stato un vero Movimento gay; ci sono stati i «gruppi», le piccole lobby, tanti orticelli, mai un grande Movimento Gay… Come nella politica italiana, la Sinistra e i «laici» hanno avuto tante opportunità per costruire seriamente, ma i risultati purtroppo li stiamo verificando tutti i giorni… È la “struttura mentale” che in Italia è diversa: lo si capisce facendo il paragone con il grande movimento di Usa, Germania, Francia, Inghilterra. Persino nella cattolicissima Spagna del dopo-Franco il movimento gay è riuscito a raggiungere risultati migliori!

Ci sono più “aperture” oggi o stiamo tornando a un periodo di nuova repressione?
Non potremmo mai tornare a periodi di repressione: le nuove generazioni sono diverse; noi allora eravamo in pochi a impegnarci e in pochissimi a dichiararci… La visibilità oggi è vissuta in modo molto più naturale e i giovani non si lascerebbero facilmente reprimere. Di conseguenza le “aperture” vengono da sé… Certo non bisogna abbassare la guardia e bisogna dire che a questo ci pensa molto Arcigay, che ha saputo in questi anni portare avanti le battaglie per i nostri diritti. Poi (con un pizzico di meridionalismo) mi piace pensare all’ultimo Gay pride, quello a Bari, oppure a quanto sta succedendo in piccole realtà del sud, Salerno, Caserta, Catania…; tutto ciò mi fa appunto pensare che non sarà facile una nuova repressione. D’altra parte non prevedo grandi aperture: sento di più odore di tolleranza, e non mi è mai piaciuta quest’espressione…

L’edizione del Festival di quest’anno – che si terrà come sempre a Torino, dal 22 al 29 aprile – prevede nuove sezioni, nuove icone? A chi sarà dedicata la «Retrospettiva»?
Il Festival tutti gli anni mette a disposizione del grande pubblico il meglio delle produzioni mondiali nelle sezioni «Concorso» e «Fuori Concorso»; poi per le sezioni collaterali cerchiamo di offrire proposte che interessino soprattutto le nuove generazioni. Una sezione molto importante per la prossima edizione sarà sul «Cinema omosessuale nell’Islam». Avremo un «Omaggio a Eloy De La Iglesia», figura chiave nel panorama del cinema spagnolo e del cinema gay internazionale, con la presentazione dei suoi film più importanti, come El diputado e Los placeres ocultos. Per l’«Icona» quest’anno è stata scelta Katherine Hepburn, e per la sezione «Europa Mon Amour» il tema di quest’anno è Teens in Love. Per la «Retrospettiva» stiamo aspettando conferma dal grande John Waters, ora impegnato con il suo nuovo film.

Il «Festival itinerante» in quali città è programmato quest’anno?
L’anno scorso siamo stati a Bari (in occasione del Pride), a Pisa e poi a Padova (presso il Centro universitario cinematografico). Per la prossima edizione, oltre alla conferma di queste sedi, vogliamo coinvolgerne altre, fra cui quasi certamente Lecce.

So che trovi difficoltà soprattutto nella ricerca dei finanziamenti e degli sponsor. Cos’è che non va? Come mai tutti gli anni devi sfinirti per sostenere il tuo progetto?
er me il problema è collegato a quanto dicevamo prima. Il Festival ha sempre avuto “soltanto” un (pur importante) appoggio formale dal Movimento gay e dai politici. Un esempio: il Ministero dei beni culturali dal 1991 concede un piccolo ma importante contributo finanziario al Festival, contributo che ha continuato ad essere piccolo anche negli anni del Governo di Centrosinistra. Per l’edizione del 2003 il contributo è stato poi decurtato dell’80% sulle previsioni… Del resto, se penso a quello che non è successo negli anni precedenti, la decisione dell’attuale Commissione ministeriale non mi scandalizza. I contributi per il Festival arrivano dalla Città di Torino (Centrosinistra: è il contributo maggiore), dalla Regione Piemonte (Centrodestra) e dalla Provincia di Torino (Centrosinistra); e poi dai “piccoli” sponsor, dallo “storico” Benetton, che da 10 anni ci è vicino, da Canal Jimmy e da Gay.it che contribuiscono ai premi in denaro… Ma, come dici tu, tutti gli anni, da 19 anni, stiamo a “sbatterci”, sempre a dover dare prova dell’importanza e del valore culturale che già da anni ha raggiunto il Festival… Pensa che, pur lavorando già per il prossimo Festival, ancora deve “chiudersi” l’impegno per quello dello scorso anno: questo a causa dei tagli sui contributi da parte del Ministero… E ancora non sappiamo quale sarà il budget per il 2004…

Come reagisce la città di Torino al Festival?
In modo eccezionale, ed è questo uno dei motivi che ci porta a proseguire. Ma è noto che il nostro pubblico non è solo torinese: vengono a vedere la rassegna da tutta Italia, e anche dall’estero!

Parliamo un po’ di te: sei single? Ti occupi di altro oltre che della Rassegna?
No, non sono single; praticamente non lo sono mai stato dopo la dipartita di Ottavio. Esattamente un mese dopo la sua morte ho incontrato Damiano, un ragazzo che in quel momento aveva come progetto immediato quello di conoscermi e starmi vicino. Così è infatti successo, e gliene sarò sempre grato. Oltre al Festival non è semplice occuparsi d’altro; ma ho comunque portato avanti l’impegno, partito con Ottavio, di fare qualche “piccolo” film – ultimo il documentario, realizzato assieme ad Alessandro Golinelli, Ottavio Mario Mai, per ricordare Ottavio a 10 anni dalla sua scomparsa. Dopo il prossimo Festival è mia intenzione girare un nuovo “piccolo” film…

E per il futuro immediato?
Oltre al Festival, c’è un progetto molto importante che sto portando avanti insieme con Damiano, il mio compagno appunto. Lui ha fatto “una scommessa”: ha ceduto la sua attività di ristoratore a Torino per realizzare un servizio turistico in Puglia, a Galatone, a pochi chilometri da Gallipoli – una meta frequentata da molti gay, non solo italiani, negli ultimi anni. Ma di questo parleremo meglio nei prossimi mesi, quando presenteremo il progetto «I giardini di San Sebastiano».

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