Dalla rassegna stampa Cinema

EVILENKO

…Nella scena madre, il poliziotto (una via di mezzo tra Russell Crowe e l’Ercole Farnese) si spoglia. L’attore, tenetelo a mente, si chiama Marton Csokas…

Stesso tema e stesse tragedie di “Una storia americana” (celebrato a fianco). Vuol dire pedofilia, e vuol dire processi non sempre condotti nel rispetto delle regole. Qui però l’esistenza del secondo filone l’abbiamo scoperta solo leggendo le interviste al regista, e la documentazione in calce al romanzo da cui il film è tratto. Titolo diverso (“Il comunista che mangiava i bambini”, da “Elleu”) ma stesso autore, Davide Greco. Quindi non si può neanche accusare il regista di non aver capito cos’era in gioco. (Detto di striscio, più in generale: incredibile la quantità di spunti o materiali che restano sul piano delle buone intenzioni, e non riescono a trasferirsi sulla pellicola). In copertina c’è scritto romanzo, ma la storia è vera, altro punto in comune con il film di Andrew Jarecki, che però usa materiali originali. Il parallelo finisce qui. “Evilenko” racconta la storia del primo serial killer russo. Forse esistevano anche prima, ma non si sapeva. Sulle pagine di nera, era stato ribattezzato “il mostro di Rostov”, o “il mostro della striscia di bosco”. All’anagrafe risultava come Andrej Romanovic Cikatilo. Violentò, uccise e divorò 55 tra donne e bambini. Al confronto Hannibal Lecter, che i suoi fegati li preferisce cotti, con fave e pecorino, era un pigrone. Di più: qualche anno dopo, quando ormai l’Unione Sovietica si era dissolta, un camionista incappò in un altro maniaco, che si dichiarava “il figlio del mostro di Rostov” (si pensò a un nome d’arte, era per davvero l’erede). Tiene insieme il film una teoria psico- politica che accoppia poco giudiziosamente la perestrojka di Gorbaciov con la schizofrenia. Eccola. Il comunismo fungeva da figura paterna. Quindi il tramonto dell’ex Unione Sovietica produce schizofrenici. “Cupo eroe della fine del comunismo”, sta scritto testuale nel libro. Bel contrappasso per un paese che gli unici sani di mente, cioè i dissidenti, li metteva in manicomio (come spiega l’unica buona battuta del film). Evilenko è Malcolm McDowell, che forse potrebbe ambire a parti migliori. Se il film fino a metà si lascia vedere, è solo merito suo. Con menzione speciale al costumista e allo scenografo: giacche sformate e abitini fantasia in tessuto sintetico sono sovieticamente perfetti. Nella scena madre, il poliziotto (una via di mezzo tra Russell Crowe e l’Ercole Farnese) si spoglia. L’attore, tenetelo a mente, si chiama Marton Csokas. Sta girando “Asylum”, dal romanzo di Patrick McGrath uscito con il titolo “Follia”.

EVILENKO di David Greco, Con Malcolm McDowell, Marton Csokas, Frances Barber, Ronald Pickup

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