Dalla rassegna stampa Cinema

Evilenko, Hannibal the comunist

…«Là fuori sta per scoppiare un’epidemia e quell’uomo è il virus», dice uno psicanalista ebreo e omosessuale che in quanto “deviante” è l’unico a capire qualcosa di quel mostro inafferrabile…

La storia del mostro di Rostov che stuprò e mangiò 55 bambini

ROMA – Dalla cronaca al cinema, dalla realtà all’ossessione, dal mostro di Rostov a Evilenko, debutto dello sceneggiatore e giornalista David Grieco. Che è a sua volta un film un poco “mostruoso”, nel senso di ibrido, azzardato, diverso.
Come si fa a comprimere in due ore scarse la figura di Andrej Cikatilo, l’insegnante ucraino che a fine Anni 80, in piena perestrojka, stuprò, smembrò e divorò 55 fra bambini e ragazze ai quattro angoli dell’Urss? Di fronte a vicende così spaventosamente estranee alla ragione, il cinema spesso oscilla fra le opposte tentazioni del thriller e del documentario. Mentre Grieco, che seguendo il processo al mostro per l’Unità guardò il Male in faccia, cerca arditamente una sua “terza via” (vedi l’appassionante dossier incluso nel suo libro Il comunista che mangiava i bambini, Elleu).
Ed ecco ambientazioni reali e cariche di suggestioni (che struggimento quelle stradine quiete, quelle folle così diverse dalle nostre, quei vecchi luna park polverosi). Ma anche un racconto fin troppo all’americana centrato sul duello a distanza fra Evilenko (Malcolm McDowell) e il giudice-detective che gli dà la caccia, comunista puro e duro come lui anche se sano di mente (l’atletico neozelandese Marton Csokas, ne risentiremo parlare). Il tutto sorretto da una tesi forte ed esibita che fa del mostro la metafora vivente (la metastasi?) del crollo dell’Urss.
«Là fuori sta per scoppiare un’epidemia e quell’uomo è il virus», dice uno psicanalista ebreo e omosessuale che in quanto “deviante” è l’unico a capire qualcosa di quel mostro inafferrabile. Perché Evilenko nel film diventa anche un agente del Kgb, la sua schizofrenia riflette il crollo dell’impero sovietico. E più che sui delitti, evocati senza sconti ma senza neanche pigiare sul pedale dell’orrore, Grieco insiste sulla lettura sociopolitica del caso. Col rischio di indebolire qua e là una vicenda che funziona benissimo da sola come provano le scene più agghiaccianti: la mancata seduzione della sua prima vittima, in classe; la complicità sostanziale della moglie; il faccia a faccia con lo psicanalista nel bosco; o l’impressionante interrogatorio-psicodramma che vede il mostro e il detective fronteggiarsi completamente nudi.
Avesse creduto di più nei suoi personaggi, sotto il profilo drammatico, Grieco ci avrebbe dato un gran film. Così resta un poco a metà fra il thriller e il pamphlet, forse per pudore, o per ricacciare indietro i fantasmi di un viaggio che non dev’essere stato facile (mentre seguiva il processo, la mafia russa gli offrì le cassette dei “sopralluoghi” in cui Cikatilo riviveva sotto gli occhi della polizia i suoi delitti infierendo su manichini-vittima). Resta l’assunto, enunciato dal dottore, che echeggia ben oltre la fine del film: «Se un uomo ne è capace, ne è capace qualsiasi uomo». E’ questa verità semplice e atroce che Evilenko ci invita a considerare. Con successo.

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